RESET SPIRITUALE DI OGGI DELLA CHIESA GRADITA A DIO - Studio Articolato - n. 396
di RR 3-8-06 (Il video su Youtube è in https://www.youtube.com/watch?v=PIPE-Fws1e8 )
Il riallineamento del
rimanente, la riedificazione del tempio interiore e la prevenzione spirituale
per i tempi che verranno
1. Il principio biblico del
“ricominciare da zero”
Nella storia della salvezza, l’Eterno
interviene ciclicamente per riallineare il Suo popolo. Il verbo ebraico ḥāḏaš
(“rinnovare”, Salmo 51:10) indica un ritorno alla freschezza originaria; il
verbo greco anakainóō (“rinnovare profondamente”, Colossesi 3:10) indica
un rifacimento interiore.
Un esempio chiave è 1 Cronache 23:
Davide, giunto alla fine del suo mandato, non conquista più, ma riorganizza.
Non combatte, ma prepara. Non espande, ma purifica e struttura.
Davide “contò i Leviti” e “li stabilì
nei loro uffici” (1 Cron 23:3-6).
È un momento di reset spirituale:
si passa dalle guerre alla pace, dalla conquista alla costruzione.
Gli studiosi evangelici (Merrill,
Kaiser, Wenham) sottolineano che questo capitolo è una transizione teologica:
- si chiude l’epoca del sangue,
- si apre l’epoca del tempio,
- si passa dal fare all’essere,
- dal combattere al servire.
2. Il parallelismo con la Chiesa del
rimanente oggi
La Chiesa contemporanea vive una
stagione simile: non è più tempo di “conquistare il mondo”, di missioni
rampanti, di attivismo frenetico, di guerre “per la giustizia” fatte in nome di
Dio.
È tempo di:
- contarci
— riconoscere chi è dentro e chi è fuori;
- riposare
— non come passività, ma come centratura;
- ricostruire — dalle fondamenta;
- ritornare all’essenza — misericordia e giustizia (Michea 6:8).
Gli studiosi pentecostali e riformati
concordano: la Chiesa del rimanente non è quella che fa più rumore, ma quella
che rimane fedele quando tutto il resto si disperde.
3. Il tempio da costruire oggi:
Cristo e la persona nata di nuovo
Il tempio non è più un edificio.
Giovanni disse che Gesù “parlava del suo corpo” (Giovanni 2:21). E Paolo: “Voi
siete il tempio dello Spirito Santo” (1 Cor 6:19).
Dunque la riedificazione oggi è:
- cristologica — Cristo come fondamento;
- personale
— la nuova nascita come struttura;
- comunitaria — pietre vive che si edificano a vicenda (1 Pietro 2:5).
Il sabato, nella sua radice ebraica šāḇaṯ
(“cessare, riposare”), diventa immagine interiore del riposo sublime che
si realizzerà nel millennio, quando il Signore sarà presente tra noi.
4. La preparazione al giudizio delle
nazioni
Gesù tornerà presto. Il giudizio delle
nazioni (Matteo 25:31-46) applicherà misericordia e giustizia, non
attivismo e rumore.
La Chiesa del rimanente deve prepararsi:
- non con programmi,
- non con strategie,
- ma con cuori riedificati.
Come diceva John Stott:
“La santità è la vera forza missionaria
della Chiesa.”
5. Parte pratica: se il Signore è al
primo posto
a) La presenza negli incontri
comunitari
Se Dio è al primo posto, allora:
- non diciamo: “Signore, non ho tempo”;
- non diciamo: “Ti penso, quindi va bene”;
- ma diciamo: “Eccomi, sono presente al tuo
raduno.”
La presenza è un atto di fedeltà. La
frequenza è un atto di amore. La costanza è un atto di maturità.
b) Praticare ciò che predichiamo
Non basta dire: “Credete nel Signore.”
Occorre spiegare come.
Il come sta nella preparazione
agli eventi profetici che si stanno verificando. Ma come diremo agli altri di
prepararsi, se noi stessi non conosciamo bene ciò che accadrà?
La riedificazione parte dalla
conoscenza:
- cosa accadrà — secondo la profezia biblica;
- come accadrà — secondo la rivelazione;
- come prepararci — secondo la santificazione.
6. La prevenzione: imparare dal
cedimento di Salomone
a) Un inizio luminoso, una deriva
pericolosa
Il passaggio da Davide a Salomone fu uno
dei momenti più alti della storia d’Israele. Salomone iniziò bene: chiese
sapienza (1 Re 3:9), costruì il tempio, portò Israele al massimo splendore.
Ma poi degenerò — termine
biblicamente corretto, che indica un allontanamento progressivo dalla purezza
originaria.
b) Le quattro degenerazioni di
Salomone
1. Degenerazione nella casa reale
La sua casa divenne troppo lussuosa.
Il verbo ebraico gāḏal (“ingrandirsi, elevarsi”) descrive bene questa
deriva.
2. Degenerazione fiscale
Per mantenere il lusso, impose tasse
pesanti (1 Re 12:4). Il popolo soffrì.
3. Degenerazione morale e affettiva
Le molte donne portarono culti pagani.
Il verbo nāṭāh (“deviare, inclinarsi”) descrive la sua caduta:
“Il suo cuore si inclinò verso altri
dèi” (1 Re 11:4).
4. Degenerazione teologica e nazionale
L’idolatria divenne pubblica. Il verbo māʾal
(“tradire, essere infedele”) descrive questo peccato.
c) Il doppio richiamo dell’Eterno
Dio lo richiamò due volte (1 Re
11:9-10). Il verbo qārāʾ (“convocare, chiamare”) indica un appello
solenne. Ma Salomone non ascoltò.
Gli studiosi protestanti (Wenham, Stott,
Carson) concordano: la caduta di Salomone è uno dei più grandi moniti per i
credenti degli ultimi tempi.
7. La lezione per la Chiesa del
rimanente
a) Riedificare senza personalismo
La riedificazione è necessaria. Ma deve
essere:
- sobria,
- centrata su Cristo,
- comunitaria,
- non autocelebrativa.
Il rischio del personalismo è reale:
quando il tempio interiore diventa un progetto di autoaffermazione, si ripete
l’errore di Salomone.
b) Il rischio attuale: ecumenismo
politico come sincretismo religioso
Il falso ecumenismo: sincretismo
Oggi proliferano iniziative di “unità”
che non sono unità, ma mescolanza. Il sincretismo (synkrētízein)
è la fusione artificiale di fedi incompatibili.
Questo è ciò che fece Salomone: unì
Israele con culti pagani per convenienza politica.
Gli studiosi evangelici (MacArthur,
Carson, Stott) avvertono:
“Il sincretismo è la forma più sottile
di apostasia.”
Il vero ecumenismo: comunione tra
cristiani fedeli
Ben diverso è il cammino verso l’unità
tra le denominazioni cristiane. Qui non si mescolano fedi diverse: si condividono
le verità essenziali della Scrittura.
Il termine koinonía (“comunione”)
descrive questa unità: non fusione, ma comunione; non compromesso, ma
essenzialità; non politica, ma Spirito Santo.
c) La prevenzione spirituale: tre
linee guida
- Vigilanza
— evitare la degenerazione del cuore.
- Sobrietà
— evitare il lusso spirituale e materiale.
- Purezza dottrinale — evitare il sincretismo.
Come diceva J.I. Packer:
“La santità non è un’opzione: è la
protezione del popolo di Dio.”
8. La consapevolezza: vivere come
“stranieri e pellegrini” senza indebolirsi
1. La realtà spirituale: siamo
“alieni” in un mondo decaduto
La Scrittura ci prepara a una verità che
non deve spaventarci: la normalità del credente è quella di essere straniero,
pellegrino, non allineato al mondo.
Il termine greco xénos
(“straniero, diverso”) e quello ebraico gēr (“forestiero residente”)
descrivono la condizione spirituale del rimanente: non apparteniamo più alle
logiche del mondo, ma alla realtà di Cristo.
Il mondo moderno — ormai quasi
interamente decaduto, perverso, in balìa di forze oscure e autodistruttrici —
percepirà il rimanente come:
- persone strane,
- individui fuori moda,
- credenti “esaltati”,
- gente che “non si adegua”.
Gli studiosi evangelici (Stott, Carson,
Packer) concordano:
“La santità produce inevitabilmente una
forma di estraneità culturale.”
Non è un difetto. È un segno di
appartenenza al Regno.
2. La percezione del mondo: non ci
capiranno
Il mondo non ci capirà. Non perché siamo
oscuri, ma perché non vuole capire Cristo.
Gesù disse:
“Il mondo non può ricevere lo Spirito
della verità” (Giovanni 14:17).
E Pietro:
“Vi calunnieranno come malfattori” (1
Pietro 2:12).
La radice greca blasphēméō
(“parlare male, insultare”) descrive bene i commenti spiacevoli che il
rimanente riceve: non sono analisi, sono reazioni istintive di chi non sopporta
la luce.
Ma questa incomprensione non deve
indebolirci. È prevista. È normale. È parte della nostra identità.
3. La nostra realtà: compenetrati in
Cristo Gesù
La nostra realtà non è quella che il
mondo vede. La nostra realtà è Cristo in noi.
Paolo usa il verbo greco synphýō
(“crescere insieme, essere compenetrati”) per descrivere la nostra unione con
Cristo (Romani 6:5). Non siamo semplicemente “vicini” a Cristo: siamo radicati,
uniti, compenetrati in Lui.
Da questa unione nasce una pace che il
mondo non può conoscere.
Gesù disse:
“Vi lascio la pace, vi do la mia pace;
io ve la do non come la dà il mondo” (Giovanni 14:27).
Gli studiosi protestanti (Bonhoeffer,
Packer) sottolineano che questa pace è:
- soprannaturale,
- non dipendente dalle circostanze,
- non fragile,
- non psicologica,
- ma spirituale e reale.
4. Riscoprire la pace che non esiste
nel mondo
Questa pace va riscoperta. Va custodita.
Va protetta.
Non si manifesta nei proclami, nelle
piazze, nelle voci alte. La pace del rimanente è silenziosa, profonda,
sobria.
Come dice la Scrittura:
“È bene aspettare in silenzio la
salvezza del Signore” (Lamentazioni 3:26).
Il verbo ebraico dāmam (“tacere,
calmarsi, essere quieto”) indica una postura spirituale: non passività, ma
fiducia. Non fuga, ma stabilità. Non debolezza, ma maturità.
5. La testimonianza del rimanente:
“senza forza”, ma sostenuti da Cristo
Il mondo ci vedrà “senza forza”. Ma la
nostra forza non è visibile. È Cristo che ci sostiene.
Paolo dice:
“Quando sono debole, allora sono forte”
(2 Corinzi 12:10).
Il verbo greco endynamóō
(“rendere potente dall’interno”) descrive l’opera dello Spirito Santo: non ci
rende appariscenti, non ci rende dominanti, ma ci rende fedeli.
La fedeltà è la nostra testimonianza. La
sobrietà è la nostra forza. La perseveranza è il nostro linguaggio.
E anche se il mondo non capirà, la
nostra vita — semplice, coerente, silenziosa — diventerà un esempio di fede per
i meriti di Gesù, non per le nostre capacità.
Conclusione meditativa
Il Signore sta riallineando, riconsacrando,
riedificando la Chiesa del rimanente. Come fece con Davide, ci sta
portando:
- dalla conquista alla pace,
- dall’attivismo alla profondità,
- dalla dispersione alla riedificazione,
- dalla corsa al riposo,
- dalla confusione alla misericordia e giustizia.
È un tempo santo, seppure in mezzo a
confusione ed alienazione dal mondo. Un tempo di riorganizzazione spirituale.
Un tempo di ritorno alle fondamenta.
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