Riflessione sul Termine Accusare visto nella Mentalità Occidentale e in quella Ebraica Biblica
di Renzo Ronca – 16-5-25
Nell'etimologia di ‘accusare’ secondo
nostro sistema occidentale è presente una valenza che potrebbe essere anche positiva:
“ad-causare” con radice in “causa”, cioè 'portare in una causa,
davanti al giudice'; quindi la spinta presuppone una radice originaria nella
ricerca di una giustizia. Il caso più
famoso è stato il “J'accuse” di E. Zola a difesa della condanna di un ufficiale
di origine ebraica discriminato.[1]
Oggi il termine
‘accusare’ è diventato un
elemento talmente radicato nel nostro discorso quotidiano da risultare quasi
inflazionato. Il suo utilizzo, un tempo legato alla ricerca di giustizia e alla
necessità di portare questioni rilevanti dinanzi a un giudice, si è trasformato
in un'arma retorica che spesso alimenta divisioni piuttosto che chiarire
responsabilità.
Nei contesti politici e giornalistici, il
verbo ‘accusare’ è ormai adottato con estrema leggerezza, impiegato non solo
per denunciare fatti concreti, ma anche per rafforzare polemiche, indirizzare
colpe e fomentare scontri verbali. Si è diffusa una cultura della contestazione
perenne, dove l’accusa è più uno strumento di potere e influenza che un
autentico mezzo di ricerca della verità.
Tutti sembrano contro tutti, coinvolti in
una spirale di accuse reciproche che raramente conduce a una reale risoluzione,
ma che piuttosto esaspera i toni e cristallizza posizioni già estremizzate. Ciò
che un tempo era una leva per la giustizia oggi rischia di essere un riflesso
della crescente conflittualità sociale, rendendo il dibattito pubblico un'arena
in cui la parola perde il suo valore più autentico e si trasforma in un
continuo confronto ostile.
Nella mentalità ebraica che si desume
dalla Bibbia, il concetto di accusa assume un taglio molto diverso rispetto
alla nostra tradizione occidentale. Per comprenderlo appieno, noi cristiani
dobbiamo necessariamente tenerne conto, poiché offre una prospettiva che
arricchisce la nostra riflessione.
Nella Bibbia, infatti, Satana accusa non
per ricercare la giustizia —altrimenti non ingannerebbe né si opporrebbe al
Signore— ma per distruggere. Questo introduce immediatamente una dimensione più
profonda alla nostra analisi, toccando un tema centrale: la comprensione del
male e delle sue strategie.
Dobbiamo quindi scavare quanto possibile
per comprendere cosa accade ogni volta che accusiamo qualcuno, non per
ristabilire un equilibrio o cercare la verità, ma per infliggere una punizione
o generare senso di colpa.
Questo concetto biblico che riproponiamo può
essere illuminante: accusare senza misericordia equivale a distruggere.
Quando qualcuno viene accusato con l'intento di infliggergli vergogna o colpa,
si esercita un potere che può spezzare la sua identità e il suo valore.
Questo è evidente nei casi di bullismo,
dove l'accusa e la derisione reiterata possono portare una persona a perdere
ogni speranza, fino a conseguenze tragiche come il suicidio.
Gesù stesso, nel Vangelo, si oppone a
questa logica accusatoria. Quando i farisei portano davanti a lui la donna
sorpresa in adulterio, pronti a lapidarla, lui risponde: "Chi di voi è
senza peccato, scagli per primo la pietra" (Giovanni 8:7). Qui Cristo
smaschera il vero volto dell'accusa: non è giustizia, ma strumento di
morte. Satana che come abbiamo appena detto è definito "omicida fin
dal principio" ha come obiettivo sempre quello di separare, distruggere e
condannare.
L'accusa, quando è priva di amore e
misericordia, diventa un'arma letale. È un tema su cui vale la pena riflettere
profondamente, perché ci riguarda tutti: ogni volta che accusiamo qualcuno
senza cercare la sua guarigione, rischiamo di partecipare a questa dinamica di
morte.[3]
Noi allora, per l’amore immeritato che
Dio ci ha dato, sforziamoci di essere testimoni della grazia e della verità, anziché
di condanna e distruzione. L’amore di Cristo ci ha riscattati non per meriti
personali, ma per pura grazia, e questo deve riflettersi nel nostro modo di
relazionarci con gli altri.
L’apostolo Paolo ci esorta in Tito 3:2
a non parlare male di nessuno, a evitare la litigiosità, e invece a coltivare
la gentilezza e l’umiltà. Questo è il cammino di chi ha sperimentato il perdono
divino: vivere con misericordia, perché siamo stati oggetto della misericordia
di Dio.
Accusare senza amore porta alla
distruzione, ma redarguire con amore può portare alla guarigione e alla
restaurazione. Il nostro compito non è alimentare la cultura della divisione, né
di usare parole inflazionate e buoniste tipo “cerchiamo la pace nel mondo”, ma
seguire l’esempio di Cristo, che davanti all’accusa ingiusta ha risposto con
verità e compassione.
Scegliamo, dunque, di essere ambasciatori
della grazia seppure consapevoli della ingiustizia presente, piuttosto che
strumenti di condanna. Sosteniamo chi è caduto, piuttosto che infierire
su di lui. Poiché siamo stati salvati dalla misericordia, che sia la
misericordia a guidare ogni nostra parola e ogni nostra azione.
[1] J'accuse
è il celebre articolo scritto da Émile Zola e pubblicato il 13
gennaio 1898 sul giornale socialista L'Aurore. Si tratta di una
lettera aperta indirizzata al presidente della Repubblica francese Félix
Faure, in cui Zola denuncia le irregolarità e le ingiustizie commesse nel processo
contro Alfred Dreyfus, un ufficiale ebreo dell'esercito francese accusato
ingiustamente di spionaggio2. Zola, con grande coraggio, accusa
pubblicamente i responsabili della condanna di Dreyfus, indicando nomi e
cognomi di generali e funzionari che avevano falsificato prove e orchestrato un
complotto. Il suo obiettivo era difendere la verità e la giustizia,
smascherando l'antisemitismo e la corruzione presenti nelle istituzioni
francesi3. L'articolo ebbe un impatto enorme: Zola fu processato e
condannato per vilipendio delle forze armate, costretto all'esilio in
Inghilterra, ma il suo intervento contribuì alla riapertura del caso Dreyfus,
che fu infine riabilitato nel 1906. J'accuse è diventato un
simbolo della lotta contro le ingiustizie e dell'impegno degli intellettuali
nella difesa dei diritti umani. [1www.studiarapido.it2www.docsity.com3it.wikipedia.org]
[2] Giovanni
8:44 “…. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto
alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel
che è suo, perché è bugiardo e padre della menzogna.”
[3]
Ad esempio, per chi fosse interessato alle radici complicate delle parole ebraiche, ho trovato in Internet Facebook una pagina di studio su Satana e le
radici complesse bibliche di questo nome: https://www.facebook.com/profile/100070587036577/search/?q=Satan
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