Rimprovero di Dio a noi Suoi Servitori
di Renzo Ronca 1-5-25
In contesti come il nostro, dove la
tradizione cattolica è storicamente dominante, il concetto di consacrazione come
quello di santificazione è spesso associato a ruoli specifici; tuttavia, è
importante evidenziare come questo abbracci tutte le realtà della fede, andando
oltre le denominazioni. I consacrati di cui parliamo sono i servitori, chiamati
a camminare con Dio in pace e integrità, essendo esempi viventi che distinguono
chiaramente tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Tuttavia, come denuncia il profeta Malachia
nei capitoli 1 e 2, molti di loro hanno tradito questa chiamata.
Offrono sacrifici difettosi, simbolo di offerte di lode fatte con ipocrisia,
stanchezza e lamentela. Il loro servizio è corrotto dall’egoismo e dall’incuria
verso il gregge loro affidato.
La risposta risiede nelle Scritture, che
affermano che il giudizio di Dio comincia dalla Sua casa, richiamando
prima i consacrati a un risveglio di responsabilità e fedeltà.
Questo processo di giudizio all’interno
della "casa di Dio" non è un segno di condanna, ma di speranza per
l’avvento del Suo regno. La consapevolezza degli ultimi tempi richiede una
rinnovata presa di responsabilità prima da parte dei servitori e, di
conseguenza, di tutta la Chiesa, superando le barriere denominazionali per
unirsi sotto una visione comune.
La base biblica per questa verità si
trova in 1 Pietro 4:17, che afferma: "È infatti giunto il
momento in cui il giudizio deve cominciare dalla casa di Dio; e se comincia da
noi, quale sarà la fine di quelli che non ubbidiscono al vangelo di Dio?".
Questo versetto sottolinea la responsabilità dei consacrati e della Chiesa di
essere i primi a confrontarsi con la purificazione e la disciplina divina.
Inoltre, Malachia 2:7-9 richiama
direttamente i sacerdoti al loro compito: "Le labbra del sacerdote
devono custodire la conoscenza e dalla sua bocca si deve cercare insegnamento,
perché egli è il messaggero del Signore degli eserciti. Ma voi vi siete sviati
dalla retta via e avete fatto inciampare molti con il vostro insegnamento.
Avete violato l’alleanza di Levi, dice il Signore degli eserciti. Perciò
anch’io vi ho resi disprezzabili e abbietti davanti a tutto il popolo, perché
non avete seguito le mie vie e avete mostrato parzialità nel vostro
insegnamento."
Il rimprovero di Dio ai Suoi consacrati
non è fine a se stesso, ma è un atto d’amore e correzione per ristabilire
l’ordine spirituale e preparare la via al Suo glorioso piano. La disciplina
divina mira a scuotere i servitori dal torpore, per riportarli alla
responsabilità e alla fedeltà verso la loro chiamata. Da questo rinnovamento
dei consacrati dipenderà il benessere dell’intera comunità dei credenti e anche
il risveglio di coloro che, ancora inconsapevoli, fanno parte del programma
eterno di Dio.
L’obiettivo ultimo
di Dio non è il castigo, ma è un atto che precede una grande restaurazione. In Proverbi 3:12, troviamo conforto
nella disciplina del Signore: "Il Signore corregge chi ama, come un
padre il figlio che gradisce." Questo rimprovero è parte del Suo amore
per i consacrati, volto a risvegliare la loro fedeltà e preparare la strada per
il Suo piano eterno. Attraverso la purificazione e la correzione dei servitori,
Egli prepara il terreno per il raduno finale, il rapimento e il Suo ritorno.
La Responsabilità Verso le Pecore Perdute
Il cuore di Dio per i perduti è evidente
in Ezechiele 34:11-12, dove dichiara: "Ecco, io stesso avrò cura
delle mie pecore e andrò in cerca di loro. Come un pastore va in cerca del suo
gregge, il giorno che si trova in mezzo alle sue pecore disperse, così io andrò
in cerca delle mie pecore e le salverò...". Questo incoraggia i
servitori a imitare il Suo amore e la Sua dedizione verso gli afflitti e gli
oppressi.
Come servitori di Dio, spesso ci troviamo
a combattere con le nostre debolezze: momenti di avvilimento, torpore
spirituale o l’incapacità di essere un buon esempio per il gregge che ci è
stato affidato. Non possiamo ignorare che, a volte, ci adagiamo nelle nostre
sicurezze o nelle abitudini, trasformando la nostra fede in un percorso piatto
e sterile. È un errore grave che io stesso, come primo tra voi, riconosco e
assumo con responsabilità.
Ma Dio non desidera questo da noi. Egli
non ci ha chiamati per offrire sacrifici stanchi o per vivere una fede senza
vitalità. Ci ha chiamati ad alzarci, scuoterci dal nostro torpore e rispondere con
vigore alla nostra vocazione. Ricordiamo le Sue parole attraverso il profeta
Isaia in Isaia 61:1: "Lo Spirito del Signore, di Dio, è su di
me, perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione; mi ha mandato a portare
una buona notizia ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a
proclamare la libertà degli schiavi...".
Questo è il compito che ci attende:
andare in cerca di chi sta male, di chi è ferito nel cuore, di chi ha perso la
speranza e vive nell’ombra della morte. I bambini innocenti vittime delle
tragedie, i giovani disperati che non vedono altra via se non la fine della
loro vita, le donne e gli anziani oppressi dalle atrocità delle guerre. Come
possiamo restare inerti, quando il nostro Dio stesso si è impegnato ad andare
in cerca delle Sue pecore disperse? È tempo che ci rialziamo con fede viva e
zelante, non solo per il nostro bene, ma per quello di chi attende una parola
di speranza e un gesto d’amore.
Dio ci chiama a essere luce per chi si
trova nelle tenebre e a riflettere il Suo cuore di compassione e misericordia.
In Matteo 9:36, leggiamo come Gesù guardava le folle con compassione, "perché
erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore". E noi, in quanto
Suoi servitori, siamo chiamati a portare questa stessa compassione, ma con
azione e determinazione.
Preghiamo il Signore che ci corregga
sempre e ci guidi con pazienza ed amore.
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