Al Mattino la Tua parola - Due progetti di Dio per Noi: Conoscere Dio ed Essere Forti in Lui - n. 37
-di Renzo R. 21-7-25
Il primo progetto di Dio per noi è acquistare la conoscenza di Dio, la sapienza la saggezza che derivano dalla Sua progressiva rivelazione di Sé. Per realizzare questo ritengo ci sia un solo modo diviso in due modi: a) l'uso della mostra volontà per uno studio diligente e costante, combinato con la preghiera e la riflessione personale; ma come? Verso quale prospettiva? b) La prospettiva è vedere tutto con lo sguardo del Signore. Nel nostro tempo terreno abbiamo un passato fatto spesso di errori che vorremmo dimenticare, di un presente diverso dalle nostre aspettative ed un futuro che ci sfugge. Ma l’anima nostra è più complessa di quanto pensiamo. E' la presenza dello Spirito di Dio che indirizza lo sguardo nostro non su ciò che vediamo fisicamente nel quotidiano mutevole, ma nella speranza che Gesù ha immesso in noi: la morte del peccato e la resurrezione e l’elevazione come persone nuove. Egli ci invita a guardare in alto, non nella tomba vuota, con speranza sicura che ci verrà a riprendere quando saranno maturi i tempi. Ma potremmo non farcela in un sistema di cose che si allontana sempre più da Dio; un mondo che non ha più interesse a conoscere il Signore. Ed ecco allora l’altro progetto che il Signore sta realizzando con il Suo Spirito Santo:
Il secondo progetto di Dio per noi è ‘essere forti’. Una forza che riguarda sia il corpo che la mente che lo spirito nostro, sottoposti a delle prove difficili. Se il Signore ci dice di essere forti vuol dire che in noi è presente la debolezza. Non ce la faremmo mai da soli e continuare a vivere quando tutto attorno a noi è come la “tenda di Davide caduta”. Noi pure a volte ci sentiamo crollare come le case sotto i bombardamenti, o privi di cibo come i bambini nelle zone assediate, o impotenti come durante un terremoto. E allora se una parte di noi muore nel vedere queste cose e perde la spinta vitale, come possiamo ‘essere forti’? Secondo la Scrittura noi credenti siamo come amministratori di Dio, e cosa è richiesto all’amministratore? Semplicemente di rimanere fedele (1 Cor 4:2). Ora se questa fedeltà dipendesse solo dalla nostra forza, non riusciremmo. Ma non è l’uomo che è fedele, l’Essere fedele è Dio. Egli rimane fedele alle Sue promesse, anche se l’uomo è infedele. Dunque è in virtù della fedeltà di Dio, che tale fedeltà può essere trasmessa a noi. E’ come l’arrivo dello Spirito di resurrezione al nostro cuore privo di forza. Quando il Signore dice “siate forti” alle persone che Lo amano, in realtà non è solo una indicazione, ma anche una trasmissione di una virtù che si travasa dal cuore del Signore al cuore dell’uomo caduto. Non è la forza in noi stessi che ci farà risorgere, ma è la forza che a noi arriva da Dio che ci rafforzerà. Affinché questo avvenga nella pratica, resistiamo pensando a Lui, al nostro Signore, non alle nostre debolezze. Non contempliamo il nostro quotidiano frantumato e cadente, ma cerchiamo di vedere con la sguardo di Dio il futuro che Lui ha pensato per noi. Poi, senza sapere come, una nuova forza scorrerà realmente anche nelle nostre vene. Allora potremo operare con fedeltà per servire il nostro Signore.
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