Lucidità Spirituale e Discernimento Storico - Contro L’Idealizzazione – Avvio con Cibo Solido – N. 71
-di Renzo Ronca 14-8-25
Introduzione: Per
chi ha occhi aperti e cuore saldo
Questa riflessione non è pensata per chi
cerca consolazioni facili o conferme ideologiche. Non è latte per i neonati
nella fede, ma cibo solido per chi ha imparato a distinguere, a pesare,
a non confondere la luce con l’ombra solo perché proviene da una fonte “sacra”.
Ad esempio parlare di Israele oggi — tra
fede, politica e storia — è un terreno minato. Ma il cristiano non è chiamato a
evitare i terreni difficili. È chiamato a camminare nella verità, anche
quando costa, anche quando mette in discussione certezze comode. Queste righe
non vogliono provocare, ma risvegliare. Non giudicano, ma discernono.
Non accusano, ma osservano con sobrietà ciò che accade sotto gli occhi
di tutti, ma che molti preferiscono non vedere.
Se sei disposto a leggere con mente
lucida e spirito aperto, allora prosegui. Se invece cerchi conferme
rassicuranti, forse è meglio fermarsi qui.
Nel cammino della fede, è fondamentale distinguere tra ciò che è ispirato da Dio e ciò che è condizionato dalla cultura, dalla storia o dalla tradizione religiosa. L’idealizzazione — che deriva etimologicamente da “idolo” — è sempre pericolosa, perché trasforma ciò che è umano in qualcosa di assoluto, e porta inevitabilmente a delusioni, distorsioni e divisioni.
Il concetto di
“Chiesa” e il pregiudizio culturale
In Italia, per il 99% dei cristiani, la
parola “Chiesa” è sinonimo di Chiesa Cattolica Romana. Ma nel mondo
e nella Scrittura, “Chiesa” significa comunità di credenti rigenerati
in Cristo, indipendentemente dalla denominazione. È necessario specificare
sempre di quale ramo si parla: cattolicesimo, ortodossia,
protestantesimo, evangelismo, ecc. Il cattolico se è onesto ed ha studiato la
storia della chiesa cattolica sa che non sempre il papato si è comportato bene.
Nemmeno i protestanti hanno brillato molto davanti al Signore. Il cristiano
vero (senza aggettivi denominazionali) deve essere in grado di superare le
differenze, riconoscendo che la Chiesa non è proprietà di alcun uomo, né di
alcuna struttura religiosa. L’apostolo Paolo lo afferma con forza: “Ciascuno
di voi dice: ‘Io sono di Paolo’, ‘Io invece di Apollo’, ‘E io di Cefa’, ‘E io
di Cristo’. Cristo è stato forse diviso? Paolo è stato forse crocifisso per
voi?” (1 Corinzi 1:12–13). La Chiesa è di Cristo, non di Paolo, né
di Pietro, né di Lutero, né di Roma. Ogni divisione che nasce da appartenenze
umane è una ferita al corpo di Cristo. Le denominazioni possono avere valore
storico e teologico, ma non devono mai diventare identità assolute. Il
vero cristiano appartiene a Cristo, e lo dimostra non con l’etichetta,
ma con la vita.
Israele:
discernimento e realismo tra fede e politica
Israele, come nazione, ha un ruolo
storico e profetico nella Bibbia. Ma nel tempo presente, è anche uno Stato
moderno che agisce secondo logiche politiche, militari e strategiche. È quindi
necessario distinguere tra:
- Israele come popolo biblico, destinatario di promesse e
correzioni divine
- Israele come entità politica, che prende decisioni e compie
azioni come ogni altro Stato
La fede cristiana ci invita a discernere,
non a idealizzare. Il realismo politico e sociale ci impone di valutare i
fatti per ciò che sono, senza sovrapporre automaticamente la spiritualità
alla geopolitica.
Il peso della storia e il rischio dell’idealizzazione
La Shoah ha segnato profondamente la
coscienza europea e cristiana. Il senso di colpa collettivo ha spesso portato a
un rispetto automatico e non più critico verso Israele. Per decenni,
ogni parola di dissenso è stata etichettata come antisemitismo, e ogni azione
israeliana giustificata come autodifesa.
Ma oggi, di fronte a eventi come il genocidio
a Gaza, molti iniziano a interrogarsi. Le immagini, i numeri, le
testimonianze parlano da sole. Non si tratta di schierarsi politicamente, ma di
riconoscere la realtà: anche Israele, come ogni nazione, può compiere
azioni implacabili, sproporzionate, prive di misericordia.
La sobrietà cristiana non ci permette né
di demonizzare, né di giustificare a priori. Ci chiede di
osservare, riflettere, distinguere. E soprattutto, di non confondere la
politica di uno Stato con la fedeltà di Dio al suo piano redentivo.
La Bibbia e il realismo spirituale
La Scrittura stessa ci offre un modello
di realismo:
- in Numeri 14:33–34, dove Dio decide di lasciare una generazione intera nel deserto a causa della sua incredulità e ribellione. Ecco il passo chiave: “I vostri figli pascoleranno le greggi nel deserto per quarant’anni e porteranno la pena delle vostre infedeltà, finché i vostri cadaveri non siano consumati nel deserto. In base al numero dei giorni che avete impiegato ad esplorare il paese, cioè quaranta giorni, per ogni giorno porterete la vostra colpa un anno, per un totale di quarant’anni; e voi conoscerete cosa sia l’essermi ritirato da voi.” (Numeri 14:33–34) Questo episodio segna una svolta drammatica: Dio ritira la sua benedizione da una generazione intera, lasciandola vagare nel deserto fino alla morte, mentre solo i figli entreranno nella Terra Promessa. È un atto di giustizia severa, ma anche di purificazione.
- Giudici 18–19: la tribù di Dan agisce con
violenza e idolatria, passando a fil di spada un popolo innocente.
- Amos 3–4: Dio invita Israele alla
riflessione, ma il popolo rifiuta, e il castigo è inevitabile.
- Malachia 3–4: Dio raffina, seleziona, distrugge
— ma salva il rimanente fedele.
Questi testi ed altri mostrano che l’elezione
non è garanzia di immunità. Il popolo eletto può essere corretto, punito, e persino messo da parte. E solo chi risponde con fede e umiltà sarà accolto.
Il cristiano maturo non si lascia guidare
da emozioni, né da pressioni ideologiche. Egli guarda i fatti con sobrietà,
discernimento e realismo, sapendo che Dio non fa favoritismi, ma
guarda al cuore.
“Dio resiste ai superbi, ma dà grazia
agli umili.” (Giacomo 4:6)
Visione cristiana: equilibrio, verità e carità
Come cristiani, innestati sulla stessa
radice (Romani 11), siamo chiamati a non ripetere gli stessi errori:
- Non idealizzare nessun popolo, né
demonizzarlo.
- Non difendere per partito preso, né
accusare per reazione.
- Non confondere la politica di una
nazione con il piano spirituale di Dio.
La visione cristiana è equilibrata,
profetica, misericordiosa. Non si basa su sensi di colpa, né su
rivendicazioni storiche. Si fonda sulla verità della Parola, sulla guida dello
Spirito, e sulla capacità di vedere le cose come sono, senza eccessi né
difetti.
“Non giudicate
secondo l’apparenza, ma giudicate con giusto giudizio.” (Giovanni 7:24)
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