Cristo: L’Unto o il Figlio del Dio Vivente? - Studio Conciso ma Ricco di Implicazioni Dottrinali e Pastorali - n. 134
-di Renzo Ronca 25-9-25
Matteo 16:13 Poi Gesù, giunto nei dintorni di Cesarea di
Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell'uomo?» 14 Essi
risposero: «Alcuni, Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei
profeti». 15 Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io
sia?» 16 Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio
del Dio vivente». 17 Gesù, replicando, gli disse: «Tu sei beato,
Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato
questo, ma il Padre mio che è nei cieli.
La dichiarazione di Pietro — «Tu sei il
Cristo» — è teologicamente densissima, e la sua forza dipende proprio dalla
comprensione etimologica e semantica del termine Cristo, sia in
greco che in ebraico.
Etimologia e
significato
Ebraico: מָשִׁיחַ (Mashiach)
- Significa “unto”, cioè
colui che è consacrato con l’unzione sacra.
- Nell’Antico Testamento, l’unzione
era riservata a:
- Re (es. Davide)
- Sommi sacerdoti
- Profeti
- Il Mashiach era
atteso come figura escatologica, liberatore e re promesso da
Dio, ma non necessariamente divino nella visione
giudaica. (Treccani)
-
Greco: Χριστός (Christós)
- È la traduzione greca del
termine ebraico Mashiach.
- Anche Christós significa “unto”,
e nella Septuaginta (traduzione greca dell’Antico Testamento) compare in
riferimento al principe promesso, il Messia.
- In epoca neotestamentaria, il
termine assume un significato teologico più profondo: non solo
l’Unto, ma il Figlio di Dio, il Salvatore, il Re escatologico.
Implicazioni
teologiche - Sintesi Importante
Nel contesto
ebraico del Secondo
Tempio, dire “Tu sei il Cristo” poteva significare:
- Il Messia atteso, liberatore
d’Israele.
- Una figura umana, scelta da Dio,
ma non necessariamente divina.
Nel contesto cristiano, invece, in Matteo 16, Pietro aggiunge: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Qui il titolo Cristo è esplicitamente collegato alla divinità di Gesù. Non è solo l’Unto, ma l’Unto che è Dio stesso incarnato.
Conclusione
Il termine Cristo in sé
non implica automaticamente la divinità. È un titolo che indica l’unzione, la
consacrazione. Ma nel Nuovo Testamento, e nella confessione di Pietro, Cristo è più
che un Messia umano: è il Figlio del Dio vivente, il compimento
delle profezie, l’Unto che è anche Dio.
Questa differenza di significato — tra
il Cristo come semplice unto e il Cristo come
Figlio del Dio vivente — non è affatto marginale. È una distinzione
che, ancora oggi, viene spesso sottovalutata, generando ambiguità e confusione
persino tra molti cristiani sinceri.
In questo senso, il “lievito dei farisei” — di cui Gesù mette in guardia — non è solo un atteggiamento religioso, ma un insegnamento errato, una mentalità che si espande sottilmente, minando la fede e il discernimento spirituale. È proprio questo lievito che impedisce la comprensione profonda della natura del Cristo, offuscando la rivelazione che lo Spirito vuole dare alla Chiesa.
Per questo, uno studio serio e guidato sarebbe necessario: per distinguere tra ciò che è periferico e ciò che è essenziale, tra ciò che può essere discusso fraternamente e ciò che deve essere affermato con chiarezza. Solo così il cristiano potrà evangelizzare con libertà, ma anche con fedeltà, evitando di propagare interpretazioni che — pur sincere — rischiano di indebolire la testimonianza del Vangelo.
Nota di approfondimento per il lettore cristiano: Nel riconoscere Dio come unico in tre Persone — Padre, Figlio e Spirito Santo — comprendiamo che la rivelazione divina passa attraverso Cristo, vero Dio rivestito di umanità, e si compie nel dono dello Spirito, che abita nei cuori rigenerati. Tuttavia, una tendenza sottile ma insidiosa può infiltrarsi anche nel pensiero cristiano, specialmente laddove permangono nostalgie giudaiche o influenze di un messianismo non divino: si tratta dell’umanizzazione della figura di Dio Padre, come se fosse Lui ad adattarsi alla misura del pensiero umano.
Questo approccio, pur mosso da buone intenzioni, abbassa la complessità e la santità di Dio, confondendo la direzione della trasformazione spirituale. La Scrittura, invece, ci insegna che siamo noi — per mezzo della nuova nascita — ad essere attratti da Lui, conformati alla Sua immagine, e resi simili a Cristo. La rivelazione non si piega all’uomo: è l’uomo che, per grazia, viene elevato verso Dio, come dice Gesù con un riferimento al futuro che saremo Uno con Lui e allo stesso tempo Uno con il Padre. Lo afferma chiaramente in Giovanni 14: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (v.9) «Io sono nel Padre mio, e voi in me, e io in voi» (v.20)
In queste parole si rivela non solo la
divinità del Cristo, ma anche la via per conoscere il Padre: non abbassandolo
alla nostra misura, ma lasciandoci trasformare dalla Sua.
Commenti
Posta un commento