Filippesi 3:12-14 — Slancio verso la mèta -Riflessioni in Pillole - n. 135
-di Renzo Ronca 26-9-25
Filippesi 3:12 Non che io abbia già ottenuto tutto
questo o sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il cammino per cercare
di afferrare ciò per cui sono anche stato afferrato da Cristo Gesù. 13 Fratelli,
io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le
cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, 14 corro
verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo
Gesù.
L’apostolo Paolo descrive il cammino
della fede come un moto continuo, non statico. Non si tratta di una
conquista già compiuta, ma di una risposta viva a un atto divino: essere
afferrati da Cristo. È un movimento che nasce da Dio e ci coinvolge
interamente — spirito, anima e corpo — in una tensione verso l’alto.
Questa spinta ricevuta non è solo
mistica, ma concreta: Paolo la vive come un’attrazione potente, simile a un
rapimento spirituale, e vi risponde con lo stesso slancio, cercando di
“afferrare” ciò che lo ha afferrato. È una dinamica profonda, che coinvolge
pensiero, volontà e comportamento: una vocazione incarnata.
Pur consapevole della propria
imperfezione, Paolo compie un gesto decisivo, per noi un grande
ammaestramento: “Dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso
quelle che stanno davanti…”
Qui sta il cuore della riflessione. Il
passato può imprigionare: genera rimpianti, riapre ferite, ci lega a ciò che
eravamo. Il presente — tempo in cui Dio opera — spesso ci sfugge. Ma il futuro,
per chi è nato dallo Spirito, è avvicinamento alle promesse di Dio: non
solo salvezza personale, ma trasfigurazione, nuova realtà, sistema
redento. Anche se non lo vediamo pienamente, lo portiamo in germe
nella presenza dello Spirito.
Questa è la vocazione celeste: uno
slancio verso Dio, risposta d’amore a un amore che ci ha preceduti. Non
è fuga dal mondo, ma tensione verso la pienezza. Correre verso la mèta
significa vivere ogni giorno come parte di un movimento divino, che ci
chiama, ci sostiene, e ci trasforma.
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