Giovanni Battista e la Chiesa del Tempo Finale: Profezia, Discernimento e Aurora - n. 137
-di Renzo Ronca 27-9-25
“E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai davanti al Signore per preparare le sue vie…” (Luca 1:76)
La figura di Giovanni Battista, precursore del primo avvento di Cristo, offre un modello profondo per comprendere la vocazione della Chiesa negli ultimi tempi.
Come Giovanni fu mandato “davanti al
Signore per preparare le sue vie”, così la Chiesa è chiamata a preparare i
credenti al ritorno del Signore, con consapevolezza, sobrietà e discernimento
spirituale.
Questa preparazione include:
- Il rapimento dei credenti (cf. 1 Tessalonicesi
4:16–17)
- La comprensione del periodo di
tribolazione (cf.
Apocalisse 3:10)
- La capacità di distinguere il vero
Cristo dall’inganno dell’anticristo (cf. 2 Tessalonicesi 2:3–4)
L’anticristo — sia come figura personale
che come sistema di potere — tenterà di confondere la figura del Cristo,
presentandosi come salvatore. La Chiesa, come Giovanni Battista, deve alzare
la voce nel deserto e preparare il popolo alla vera manifestazione del
Signore.
2. “Tu, bambino”:
purezza personale e comunitaria
Il versetto 76 può essere letto anche in
chiave personale e comunitaria. Ogni credente, dopo la nuova nascita, è un
bambino nello Spirito, capace di percepire la guida, la correzione e la
consolazione di Dio. Ma anche la Chiesa è chiamata a ritornare bambina:
non nell’immaturità, ma nella purezza della fede.
“Se non vi
convertite e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.” (Matteo 18:3)
Questa “giovinezza spirituale” è
necessaria per discernere — cioè per valutare, distinguere, comprendere.
La Chiesa è chiamata a essere profetica e discernente, capace di:
- Riconoscere le dottrine apostate
(cf. 1 Giovanni 4:1)
- Aprire il senso delle profezie (cf.
Daniele 12:4,9)
- Guidare i credenti verso la verità (cf. Giovanni 16:13)
3. La conoscenza che
salva: non la legge, ma il perdono
“Per dare al suo
popolo conoscenza della salvezza mediante il perdono dei loro peccati…” (Luca 1:77)
La salvezza non nasce dall’osservanza
letterale della legge, né dall’appartenenza a una comunità che si ritiene giusta.
I giudei, pur zelanti nella Torah, non riconobbero il Messia. La vera
conoscenza è esperienziale, nasce dal perdono dei peccati, dalla grazia
che libera, non dalla perfezione rituale.
Etimologicamente, “salvezza” (gr. σωτηρία, sōtēria) indica liberazione, guarigione, preservazione. Il perdono (gr. ἄφεσις, aphesis) è rilascio, remissione, liberazione da un debito. È Dio che libera, non l’uomo che si perfeziona. Senza il Signore Gesù che è Dio incarnato, non si può né ricevere il perdono, né capire cosa sia il perdono.
Il perdono nel santuario di Mosè era si, un perdono del peccato in quel momento tramite l'offerta pratica dell'agnello senza difetto, ma voleva anche raffigurare ill Signore Gesù, Agnello Santo offerto per i nostri peccati. Gesù il Signore non porterà solo il perdono per chiunque crede in Lui, ma anche la giustizia. Ora la giustizia comporta un giudizio per quelli che l'hano respinto consapevolmente ("E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli»" Matteo 27:25). Solo chi si convertità potrà essere perdonato. Per questo, Gesù è chiamato “pietra d’inciampo e roccia di scandalo”: per alcuni è salvezza, per altri giudizio. La Scrittura lo afferma con forza: “Egli sarà un santuario, ma anche una pietra d’inciampo, una roccia che fa cadere, per le due case d’Israele; un laccio e un tranello per gli abitanti di Gerusalemme.” (Isaia 8:14).
Questa profezia è ripresa nel Nuovo Testamento:
“Ecco, io pongo in
Sion una pietra d’inciampo e un sasso che fa cadere; ma chi crede in lui non
sarà deluso.” (Romani
9:33; cf. 1 Pietro 2:6–8)
La pietra che salva è la stessa che
giudica. Chi crede è edificato, chi rifiuta è travolto. Non si tratta di
una condanna arbitraria, ma di una risposta alla scelta del cuore. Il
sangue di Cristo è offerto per tutti, ma efficace solo per chi si
converte e crede.
4. L’Aurora dall’alto: misericordia e ritorno
“…grazie ai sentimenti di misericordia del nostro Dio; per i quali l’Aurora dall’alto ci visiterà…” (Luca 1:78)
L’immagine dell’aurora (gr. ἀνατολή, anatolē)
richiama la luce che sorge, la venuta del Messia, la visita
divina. Il verbo “visitare” (gr. ἐπισκέπτομαι, episképtomai) indica cura,
attenzione, intervento personale.
Questa aurora è:
- Il primo avvento di Cristo
- Il ritorno glorioso del Signore
- L’inizio del millennio (cf.
Apocalisse 20:4)
- L’annuncio dei cieli nuovi e della
terra nuova (cf. Apocalisse 21:1)
La misericordia (gr. σπλάγχνα ἐλέους, splanchna
eleous) è viscerale, profonda, compassione divina. È il cuore di Dio
che si muove verso l’uomo.
5. Risplendere
nelle tenebre: discernere la pace
“…per risplendere
su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte, per guidare i nostri
passi verso la via della pace.” (Luca 1:79)
Le tenebre (gr. σκότος, skotos)
sono ignoranza, ribellione, cecità spirituale. L’ombra della morte (gr.
σκιὰ θανάτου, skia thanatou) è la condizione dell’uomo senza Dio.
Ma Cristo viene per illuminare, per guidare verso la pace — non
una pace generica, ma la riconciliazione con Dio.
“Vi lascio la pace,
vi do la mia pace; non come la dà il mondo…” (Giovanni 14:27)
Il discernimento ci aiuterà a distinguere
tra:
- Chi non ha conosciuto Cristo ma
ha un cuore predisposto
- Chi lo ha rifiutato
consapevolmente
I primi potranno conoscerlo ora, o essere
ammessi come sudditi nel millennio. I secondi saranno giudicati alla sua venuta
(cf. Apocalisse 19:15).
6. Conclusione: crescere nello Spirito senza il frastuono del mondo
“Or il bambino
cresceva e si fortificava nello spirito; e stette nei deserti fino al giorno in
cui doveva manifestarsi a Israele.” (Luca 1:80)
La Chiesa è chiamata a crescere nello
Spirito, a fortificarsi interiormente, a passare per i deserti
— luoghi di separazione, di preparazione, di ascolto profondo. Ma questo
cammino non è fatto di tappe isolate, Non è tempo di visibilità mondana, ma di radicamento
profetico: è un movimento continuo, che conduce dalla formazione
alla testimonianza. Chi si lascia plasmare nel silenzio sarà anche pronto a predicare
con coraggio, a parlare con franchezza, anche controcorrente,
anche contro certe gerarchie che si definiscono di Dio ma ne tradiscono lo
Spirito. Non è tempo di visibilità mondana, ma di radicamento profetico:
una Chiesa che discerne, che denuncia, che annuncia. Il giorno della
manifestazione verrà, e chi avrà camminato con fedeltà — nel deserto e nella
piazza — sarà pronto a riconoscere il Signore e a farlo riconoscere.
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