Il Popolo di Dio che Rimane: Zaccaria e la Compattezza Spirituale dei Nati di Nuovo - n. 133
-di Renzo Ronca 24-9-25
Sintesi Teologica del Contesto Precedente
1. Romani 11:26 e la questione di “Tutto Israele sarà salvato”
Il cuore dello studio n. 49 ruota attorno
all’interpretazione di Romani 11:26, spesso fraintesa da alcuni
cristiani-giudaici che leggono la frase in senso etnico e letterale. La nostra
analisi, supportata da commentari come quello di MacDonald e Witmer, chiarisce
che:
- “Tutto Israele” non equivale
all’intera nazione etnica, ma al residuo eletto che crederà in Cristo.
- Il processo di salvezza è
condizionato dalla fede e dalla rigenerazione dello Spirito di Dio, non
dalla discendenza.
- Il giudizio escatologico separerà i ribelli dagli eletti (Zaccaria 13:8–9; Ezechiele 20:34–38), confermando che solo l’Israele credente entrerà nel Regno.
2. Conclusione: Chi
è il vero popolo di Dio? Nel n. 50,
la riflessione si amplia per definire il popolo di Dio come una realtà spirinostrale,
non etnica. I punti chiave:
- La Chiesa è composta da tutti i
credenti rigenerati, sia giudei che gentili.
- Versetti come Galati 3:28–29,
Efesini 2:11–22 e Giovanni 10:16 mostrano chiaramente l’inclusione dei
gentili nel popolo di Dio.
- La vera appartenenza si fonda sulla nuova nascita (Giovanni 3:3–5), non sul sangue.
3. Samuele Bacchiocchi
e la visione spirituale di Israele Nel suo testo La speranza dell’avvento, Bacchiocchi afferma
con chiarezza:
- Le profezie sulla restaurazione
d’Israele si compiono nel raduno universale dei credenti, non in una
restaurazione politica.
- Il “vero Israele” è la Chiesa, non lo Stato moderno d’Israele.
4. La Chiesa dei
Giudei credenti e Atti 15
Abbiamo evidenziato che i giudei cristiani di Gerusalemme (Atti 15:5–11, 19–21) mantenevano alcune tradizioni pratiche, ma condividevano pienamente la fede in Cristo. Questo modello mostra come la diversità culturale non comprometta l’unità spirituale, purché fondata sulla verità evangelica. (ritornocristiano.blogspot.com )
Ora che abbiamo definito il quadro
proviamo a proseguire accogliendo l’approfondimento si Zaccaria.
Inquadramento
Storico e Profetico di Zaccaria
- Zaccaria era levita, sacerdote e profeta,
figlio di Berechia e nipote di Iddo (Zc 1:1), attivo nel 520 a.C.,
durante il regno di Dario I di Persia. Era contemporaneo di Aggeo,
come confermato in Esdra 5:1 e 6:142.
- Il suo ministero si colloca nel periodo
post-esilico, quando Israele era tornato da Babilonia e stava
ricostruendo il Tempio. Zaccaria incoraggia il popolo con visioni e
oracoli che anticipano la venuta del Messia e la restaurazione spirituale
di Gerusalemme.
- Dopo Zaccaria e Malachia, si apre un lungo periodo di silenzio profetico (circa 400 anni), durante il quale Israele non riceve più rivelazioni dirette da Dio.[1] Questo silenzio è spesso interpretato come un segno del giudizio divino per la durezza del cuore del popolo4.
Il Rigetto del
Messia e la Transizione Profetica
- Il rigetto di Gesù da parte
dell’Israele ufficiale (scribi, farisei, sacerdoti) è un tema centrale nei
Vangeli (es. Giovanni 1:11; Luca 4:24–30). Questo rigetto non è solo
storico, ma ha implicazioni escatologiche: Israele, come
nazione, è momentaneamente messo da parte (Romani 11:7–10), mentre Dio
continua a operare attraverso la Chiesa.
- Tuttavia, Dio non ha lasciato
Israele senza testimonianza. La voce profetica è stata ripresa in
Cristo attraverso:
- Giovanni Battista, l’ultimo profeta dell’Antico
Testamento e precursore del Messia (Matteo 11:14; Luca 1:17), che ha
parlato “con lo spirito e la potenza di Elia”6.
- Giovanni l’apostolo, che ha ricevuto la rivelazione dell’Apocalisse, completando il ciclo profetico con una visione escatologica che riguarda anche Israele (Apocalisse 7; 11; 14).
Implicazioni
Dottrinali
- Israele, nella sua forma etnica e
religiosa, non può accettare il Nuovo Testamento finché non
riconosce Gesù come Messia. Questo è il punto di rottura tra
l’Israele terreno e il vero Israele spirituale, composto da credenti
rigenerati.
- Il silenzio profetico non è
assenza di Dio, ma transizione verso una rivelazione più piena in
Cristo. La profezia non è cessata, ma è stata trasferita alla
Chiesa, che ora porta il messaggio del Regno.
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Zaccaria 11–13: La
Purificazione del Residuo e il Lutto del Ritorno
1. Il contesto
profetico: un richiamo ai rimanenti
Nei capitoli 11–13, Zaccaria si rivolge a
un Israele diviso: da una parte il popolo che ha rigettato il vero Pastore (Zc
11:12–13), dall’altra un residuo che sarà purificato e restaurato. Il profeta
non parla di una salvezza automatica per tutta la nazione, ma di un processo
doloroso e selettivo.
- Zaccaria 13:8–9 è esplicito: “Due terzi saranno
sterminati… ma l’altro terzo sarà lasciato. Metterò quel terzo nel fuoco…”.
Questo terzo rappresenta il residuo eletto, non l’intera nazione. La
salvezza avviene per mezzo della purificazione, non per diritto
etnico o storico.
- Il lutto descritto in Zaccaria
12:10–14 è profondo e personale: “faranno cordoglio come si fa
cordoglio per un figlio unico”. Questo pentimento è il segno della
vera conversione, non di una rivendicazione politica o militare.
2. Il rischio
dell’ideologizzazione del testo
Alcuni rabbini moderni, in linea con
l’orgoglio farisaico del tempo di Gesù, interpretano Zaccaria 12 come una
promessa di dominio e vendetta. In una predicazione ascoltata anni fa, si è
affermato che Israele sarebbe diventato una “pietra pesante” per distruggere i
nemici del mondo. Questa lettura politicizzata ignora il cuore del messaggio
profetico: la pietra non è strumento di guerra, ma di giudizio divino e di
purificazione.
- Lo Stato moderno di Israele,
pur avendo un ruolo storico e profetico, non coincide automaticamente
con il residuo spirituale. La confusione tra Israele etnico e Israele
spirituale ha portato molti cristiani a idealizzare una nazione che, nella
sua forma attuale, non riconosce Cristo e spesso persegue
ideologie secolari o nazionaliste.
3. Distinguere con
chiarezza e carità
È essenziale distinguere tra:
- Il popolo giudaico convertito, da cui è nata la prima Chiesa
(Atti 2–4; Atti 15), e
- Il popolo giudaico inconvertito, che ha perseguitato Gesù, Paolo e
i primi cristiani (Atti 7:58–60; 13:45; 14:2,19) e ancora oggi non vuole
avere nulla a che fare con il Signore Gesù e i cristiani.
Questa distinzione non è odio, ma verità
biblica. Paolo stesso la fa in Romani 9–11, parlando di un “Israele
secondo la carne” e di un “Israele secondo la promessa”.
- I cristiani che idealizzano Israele
senza discernimento rischiano di confondere il piano spirituale con
quello politico, e di diluire il Vangelo in un’alleanza etnica
che non salva.
4. Un messaggio di
speranza, non di condanna
Il nostro intento non è fomentare odio o spezzare ulteriormente le eccessive frammentazioni cristiane, ma chiamare alla verità in maniera unita e fraterna, senza troppi spigoli o disquisizioni linguistiche. Il residuo d’Israele sarà salvato, ma solo attraverso
il fuoco della purificazione, il pentimento profondo e la fede nel Messia
trafitto.
- Questo messaggio è anche un invito
ai cristiani: non adorare Israele, ma amare il suo futuro in Cristo.
- E ai giudei non credenti: non
confidare nella forza della nazione, ma nel sangue dell’Agnello.
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Zaccaria 13:8-9 – Analisi Etimologica e Teologica
Testo (Nuova Riveduta)
v.8 “In tutto il paese avverrà”, dice il
SIGNORE, “che i due terzi saranno sterminati, periranno, ma l’altro terzo sarà
lasciato.” v.9 “Metterò quel terzo nel fuoco, lo raffinerò come si
raffina l’argento, lo proverò come si prova l’oro; essi invocheranno il mio
nome e io li esaudirò; io dirò: ‘È il mio popolo!’ ed esso dirà: ‘Il SIGNORE è
il mio Dio!’”
Etimologia e
struttura ebraica – v.8
- “Due terzi saranno sterminati” – il verbo ebraico è kārat (כָּרַת),
che significa “tagliare via”, “recidere”. È lo stesso verbo usato per
“fare alleanza” (cioè “tagliare un patto”), ma qui indica una
separazione definitiva, un giudizio terminale.
- “Periranno” – gāva‘ (גָּוַע), spesso
usato per la morte fisica, ma anche per la cessazione di una condizione
spirituale. Non è solo morte biologica, ma esclusione dal piano
redentivo.
- “L’altro terzo sarà lasciato” – yātar (יָתַר), “rimanere”,
“essere risparmiato”. È il termine chiave per il concetto di residuo
fedele, usato anche in Isaia 10:20–22 e Romani 11:5.
Implicazioni
dottrinali
Il v.8 prepara il terreno per il
v.9: prima la selezione, poi la purificazione. Il “due terzi” non è una
statistica, ma un simbolo della maggioranza che rifiuta Dio, anche se
religiosamente attiva. Il “terzo” è il residuo spirituale, non etnico,
che sarà salvato attraverso il fuoco, non al di fuori di esso.
- "Metterò nel fuoco" – il verbo ebraico è ‘ābar (עָבַר),
che implica un passaggio attraverso, una prova che trasforma. Il fuoco (’ēsh,
אֵשׁ) è simbolo di purificazione, non di distruzione.
- "Raffinerò" – ṣārap (צָרַף), usato per
la raffinazione dei metalli, indica un processo intenzionale e
controllato. Non è un giudizio cieco, ma una selezione divina.
- "Proverò" – bāḥan (בָּחַן), significa
esaminare, testare per autenticità. È lo stesso verbo usato in Salmo 26:2:
“Esaminami, o Signore, e mettimi alla prova”.
- "Invocheranno il mio nome" – qārā’ (קָרָא), implica un
grido sincero, un atto di fede. Non è una formula, ma una supplica
profonda.
- "È il mio popolo" / "Il Signore è il mio Dio" – questa doppia dichiarazione è un patto rinnovato, eco di Esodo 6:7 e Geremia 31:33, ma qui applicato al residuo purificato.
Conclusione
Zaccaria 13:8–9 è una profezia in due
fasi: prima il giudizio, poi la purificazione. Il popolo che
Dio riconosce come Suo non è quello che sopravvive fisicamente, ma quello che invoca
il Suo nome dopo essere passato nel fuoco. Questo rafforza quanto stiamo
dicendo: non tutto Israele sarà salvato, ma solo quelli che si
pentono profondamente e accolgono lo Spirito di Dio.
Commenti
protestanti rilevanti
- Matthew Henry sottolinea che il giudizio è
severo, ma necessario per la purificazione. Il residuo non è scelto per
merito, ma per grazia. Il fuoco non è distruttivo ma redentivo: “Dio non
distrugge il suo popolo, ma lo purifica per renderlo conforme alla sua
immagine.”
- John MacArthur interpreta il “terzo” come il
residuo fedele che sarà salvato alla fine dei tempi, in linea con Romani
11:5.
- Charles Feinberg, esperto di profezia e di origine
ebraica, afferma che questo versetto descrive la conversione nazionale
futura di Israele, ma solo di coloro che si pentiranno e
invocheranno il nome del Signore.
- A.C. Gaebelein interpreta il v.8 come una divisione
escatologica: la maggioranza sarà giudicata, ma il residuo sarà
salvato. Questo non è un evento storico passato, ma una profezia futura.
- Leslie M. Grant collega il v.8 al pentimento di
Zaccaria 12:10, indicando che solo chi si pente profondamente sarà incluso
nel terzo purificato.
Conclusione
spirituale
Zaccaria 13:9 è una delle dichiarazioni più potenti della dottrina del residuo. Non è un versetto di trionfo nazionalista, ma di santificazione profonda. Il popolo che Dio riconosce come suo non è quello che porta un’etichetta etnica, ma quello che passa attraverso il fuoco, invoca il Suo nome e Lo riconosce come Dio.
Zaccaria 14 come
“Collante Escatologico” tra AT e NT
Zaccaria:
L’Apocalisse dell’Antico Testamento
- Il libro di Zaccaria, spesso
definito “l’Apocalisse dell’AT”, è collocato strategicamente tra
gli ultimi libri profetici, proprio come l’Apocalisse chiude il Nuovo
Testamento. Questa posizione non è casuale: lo Spirito Santo ha
ordinato le Scritture in modo che la fine dell’Antico Testamento
anticipi la fine della storia.
- Zaccaria 14, in particolare,
descrive il “Giorno del Signore” con immagini potenti: il ritorno
del Signore sul Monte degli Ulivi, il giudizio delle nazioni,
la purificazione di Gerusalemme, e l’instaurazione del Regno
universale di Dio2.
Apocalisse: Il
compimento del disegno profetico
- L’Apocalisse riprende e amplia le
visioni di Zaccaria:
- Zaccaria 14:4 – “In quel giorno i suoi piedi
si poseranno sul monte degli Ulivi…” → Apocalisse 19:11–16: il
ritorno glorioso di Cristo.
- Zaccaria 14:9 – “Il Signore sarà re di tutta
la terra…” → Apocalisse 11:15: “Il regno del mondo è
passato al nostro Signore e al suo Cristo…”
- Zaccaria 14:16–17 – le nazioni che sopravvivono vengono a Gerusalemme per adorare → Apocalisse 21:24–26: le nazioni camminano nella luce della Nuova Gerusalemme.
Il collante
escatologico
Zaccaria 14 funge da ponte profetico
tra le due alleanze:
- Antico Testamento: il giudizio e la restaurazione di
Israele, la purificazione del residuo, il regno messianico.
- Nuovo Testamento: il ritorno di Cristo, la sconfitta
delle potenze mondiali, la rivelazione della Nuova Gerusalemme.
Questo collante mostra che la profezia non è spezzata, ma continua e si compie. Il residuo purificato di Zaccaria 13:9 trova il suo compimento nella sposa glorificata di Apocalisse 19 e 21.
La tabella seguente mostra come Zaccaria
14 anticipi in modo profondo e dettagliato il compimento escatologico che
Giovanni riceve nell’Apocalisse. Il “Giorno del Signore” non è solo un evento
di giudizio, ma anche di restaurazione, adorazione e santificazione.
Conclusione: Un Invito alla Preghiera del Cuore per i Nati di Nuovo
Nel tempo profetico in cui viviamo, in
cui le ombre si allungano e la verità è spesso mescolata all’inganno, i
cristiani rigenerati sono chiamati a vegliare con discernimento e a
testimoniare con sapienza. Le profezie di Zaccaria, culminanti nel “Giorno del
Signore”, non sono solo rivelazioni future: sono richiami presenti per
il cuore del credente.
In questo spirito, chi è nato di nuovo in
Cristo è invitato a cercare da Dio, per i meriti del Suo Figlio e per
l’effusione dello Spirito Santo:
a) Un forte spirito
di discernimento
- Per riconoscere gli spiriti che
animano le opinioni religiose attuali, anche quando si presentano sotto il
nome del Signore.
- Per smascherare le manipolazioni
dell’ingannatore, che sempre più preme per uscire allo scoperto,
travestito da luce.
- Per distinguere tra ciò che è
spiritualmente sano e ciò che è contaminato da ideologie, nazionalismi o
sentimentalismi religiosi.
Questo discernimento non nasce dallo
studio soltanto, ma da una comunione viva con Dio, che illumina il cuore e
protegge la mente.
b) Uno spirito di
profezia sapiente e buono
- Per aiutare i rimanenti cristiani a
essere pronti per il rapimento, vivendo con sobrietà, vigilanza e
speranza.
- Per lasciare una testimonianza
corretta, gradita a Dio, che parli non di sé ma del Regno che viene.
- Per parlare con grazia e verità,
senza odio né compromesso, ma con la potenza dello Spirito che convince,
consola e prepara.
Questa profezia non è spettacolo né
presunzione, ma servizio umile e profondo, che nasce dalla Parola e si
nutre della preghiera.
Che ciascuno possa ora rivolgersi a Dio non
con parole imparate, ma con gemiti dello spirito, con lacrime di
discernimento e desiderio di santità, affinché il Signore trovi fede
sulla terra quando tornerà, e il Suo popolo sia pronto, purificato, e
riconoscibile come “quelli che invocano il Suo nome”.
[1]
Cosa si intende per “400 anni di
silenzio profetico”?
1. Definizione del
periodo
Il cosiddetto “silenzio
profetico” si riferisce al tempo che intercorre tra gli ultimi profeti
dell’Antico Testamento (soprattutto Malachia, attivo intorno al 450
a.C.) e l’apparizione di Giovanni Battista, il precursore di Cristo,
nel I secolo d.C. Questo periodo è spesso stimato in circa 400 anni,
anche se alcuni studiosi parlano di circa 500 anni, a seconda della
datazione precisa di Malachia.
2. Perché “silenzio”?
·
Non significa che Dio fosse assente, ma che non
vi furono profeti canonici riconosciuti che ricevettero rivelazioni dirette
da Dio per il popolo.
·
In questo tempo, non furono scritti nuovi
libri ispirati che entrarono nel canone ebraico.
·
La guida spirituale passò in gran parte ai scribi,
farisei, sadducei, e altri gruppi religiosi, che spesso interpretavano
la Legge secondo tradizioni umane, come denunciato da Gesù (Marco 7:6–13).
3. Cosa accadde in quel
periodo?
·
È il cosiddetto periodo intertestamentario,
segnato da eventi storici cruciali:
o
La dominazione persiana, poi greca (Alessandro
Magno), e infine romana.
o
La nascita dei Farisei, Sadducei, Esseni,
e altri gruppi religiosi.
o
La traduzione della Bibbia ebraica in greco
(Settanta).
o
La crescente attesa messianica, ma spesso
distorta da visioni politiche o nazionaliste.
4. Ripresa della voce
profetica
·
Il silenzio si rompe con Giovanni Battista,
definito da Gesù “più che un profeta” (Matteo 11:9–14), che inaugura una
nuova dispensazione.
·
Giovanni non solo profetizza, ma prepara la
via al Messia, collegando direttamente l’Antico al Nuovo Testamento.
🧠
Considerazione teologica
Il “silenzio” non è un
vuoto, ma un tempo di attesa e prova, in cui il popolo si frammenta, si
irrigidisce, e si prepara inconsapevolmente all’arrivo del Messia. È anche un
tempo in cui l’ingannatore semina confusione, e la vera rivelazione
viene oscurata da tradizioni e poteri religiosi.

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