La Chiesa nelle Voci del Mondo tra Israele, Emmaus e il Tempo Profetico - Dal Discernimento alla Rivelazione - n.125
-di Renzo Ronca 19-9-25
Svilupperemo questa riflessione in due punti più una conclusione.
Punto 1: Discernere
tra Israele biblico e Israele politico – una chiamata alla lucidità spirituale
1. Un contesto confuso: tra simbolismo, letteralismo e identità religiosa
Le chiese cristiane – cattolica,
ortodossa e protestante – si trovano spesso divise tra interpretazioni
simboliche e letterali della Scrittura, specialmente quando si tratta di
Israele. Alcuni vedono lo Stato moderno ebraico come la continuazione del “popolo
di Dio”, altri lo separano nettamente dal piano spirituale. Questa confusione
si acuisce quando lo Stato di Israele prende decisioni politiche risolute
discutibili, generando perplessità tra i credenti.
Ma per il cristiano nato di nuovo, questa
perplessità non dovrebbe esistere. Lo Spirito Santo ci è stato dato per
discernere, per comprendere le cose spirituali e per distinguere tra ciò che è
eterno e ciò che è temporale.
2. Discernere con
lo Spirito: Israele biblico ≠ Israele politico
Il primo passo è riconoscere che lo
Stato di Israele non è l’Israele biblico. Il piano di Dio per Israele come
popolo eletto è reale e profondo, ma non coincide automaticamente con le azioni
di un governo moderno. Allo stesso modo, il cristianesimo non coincide con
lo Stato Vaticano, né con le strutture ecclesiastiche ortodosse o
protestanti. Ogni Stato ha responsabilità politiche, e se è anche religioso,
deve affrontare il difficile compito di conciliare fede e governo. Ma questo
non è il nostro compito.
Il nostro compito è spirituale. Non siamo
chiamati a giudicare le scelte politiche dello Stato Israele, del Vaticano o di Mosca o di Washington.
Siamo chiamati a studiare le Scritture, ad attendere il ritorno del
Signore, a mantenere il rimanente fedele.
3. Riferimenti
biblici: Israele come esempio, non come modello assoluto
🔹 1 Corinzi 10:1-11 – Israele come
ammonimento
Paolo ci ricorda che il comportamento del
popolo ebraico nel deserto – pur avendo ricevuto benedizioni spirituali – fu
spesso disobbediente. “bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché
bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era
Cristo. 5 Ma della maggior parte di loro Dio non si
compiacque: infatti furono abbattuti nel deserto.” (1 Cor 10:4). Eppure, queste storie sono state scritte
per ammonimento nostro, ‘di noi oggi per i quali è arrivata la fine dei
tempi’. “Ora ciò avvenne come esempio
per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono.” (1
Cor 10:6)
Israele è un riferimento, non un modello
assoluto. Il loro comportamento – nel bene e nel male – ci serve da guida, da
specchio, da avvertimento. Non per giudicarli, ma per imparare.
🔹 2 Corinzi 5:1-20 – La nostra vera patria
Paolo ci ricorda che la nostra casa non è
terrena, ma celeste. Viviamo nella tensione tra il già e il non ancora,
tra il corpo terreno e la dimora eterna. Siamo ambasciatori di Cristo, non
rappresentanti di Stati o ideologie politiche.
“Noi dunque
facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro.”
(2 Cor 5:20)
La nostra missione
è spirituale, non geopolitica. Non siamo chiamati a difendere Stati, ma a riconciliare le anime
con Dio.
4. Rimanere fedeli,
non fideisti
Non dobbiamo sentirci in colpa se non
siamo d’accordo con le scelte politiche dello Stato di Israele, né dobbiamo
difenderle per un dovere inesistente. La fedeltà al “popolo di Dio” non
significa approvazione cieca ad uno Stato di una nazione attuale. Significa
rispetto, discernimento, e soprattutto comprensione del piano di Dio.
Gli ebrei attuali, come ogni altro
popolo, faranno scelte giuste e sbagliate. Come il papato, come i protestanti,
come ogni chiesa fatta da uomini. Il nostro rispetto non deve diventare
fideismo. La nostra coscienza, se visitata dallo Spirito Santo, saprà come
reagire.
5. L’irrilevanza
della politica per la profezia
Le profezie dell’Antico Testamento, le
parole di Gesù e le rivelazioni dell’Apocalisse non dipendono dalle azioni dei
governi. Che siano religiosi, pseudo-religiosi o laici, non possono alterare
il piano di Dio. La politica può usare parole religiose, ma non può
cambiare la verità profetica.
Il nostro interesse è mantenere il
rimanente fedele, vivere nella speranza del rapimento, e prepararci al
ritorno del Signore. Non per fare questioni, ma per essere pronti.
6. Conclusione:
maturità, rispetto, vigilanza
Allora non c’è proprio motivo di essere
sorpresi. Il mondo agisce come il mondo. Gli Stati agiscono come Stati. Ma noi
siamo nati di nuovo, e abbiamo lo Spirito Santo. Siamo chiamati a
discernere, a rispettare, ma soprattutto a non confondere il piano di Dio con
le azioni degli uomini.
Israele è nel cuore di Dio, ma non ogni
azione dello Stato di Israele è spirituale. Il Vaticano è una realtà storica,
ma non rappresenta ogni cristiano. Le chiese ortodosse hanno tradizioni
profonde, ma non sono il metro della verità.
Il nostro metro è la Parola Vivente. Il
nostro compito è spirituale. Il nostro cuore è rivolto al cielo.
Punto 2: I
discepoli di Emmaus e la Chiesa perplessa – un cammino verso la rivelazione
1. Il cammino di Emmaus: una parabola attuale
della Chiesa smarrita
Il racconto di Luca 24:13-35 è uno
dei più toccanti e profondi dell’intero Nuovo Testamento. Due discepoli
camminano verso Emmaus, sconcertati, delusi, incapaci di comprendere ciò che è
appena accaduto. Avevano ascoltato Gesù, lo avevano seguito, ma ora, davanti
alla croce e alla tomba vuota, non riescono a mettere insieme i pezzi.
“Ma i loro occhi erano impediti a tal punto
che non lo riconobbero.” (Lc 24:16)
Questa scena è lo specchio fedele di molti
cristiani di oggi. Abbiamo ricevuto insegnamenti, abbiamo letto le
Scritture, abbiamo ascoltato predicazioni. Eppure, davanti agli eventi che si
susseguono con velocità esponenziale – guerre, crisi, cambiamenti sociali,
apostasia – rimaniamo perplessi, come se non avessimo mai saputo che
tutto questo era già stato predetto.
2. Collegamento con
il Punto 1: discernere per non smarrirsi
Nel primo punto abbiamo visto come la
confusione tra Israele biblico e Israele politico, tra cristianesimo spirituale
e strutture religiose, generi smarrimento. Ora vediamo che questa confusione
si riflette anche nel modo in cui la Chiesa interpreta gli eventi profetici.
I discepoli di Emmaus rappresentano una
Chiesa che cammina, ma non è in missione. È in movimento, ma non ha
direzione. È in dialogo, ma non ha rivelazione. Eppure, Gesù è lì,
accanto a loro, come oggi è accanto a noi tramite lo Spirito Santo. Ma non lo
riconoscono.
3. Tre sintomi
della cecità spirituale
a) Gesù cammina con
noi, ma non ce ne accorgiamo
Il Risorto è presente. Lo Spirito Santo è
stato dato. Ma la Chiesa spesso non ha occhi per vedere. È distratta,
affannata, concentrata sul presente, sul mondo, sulla cronaca. Come i
discepoli, parla di Gesù, ma non lo riconosce.
b) Siamo lenti a
capire le profezie
Gesù rimprovera i due discepoli con
parole che valgono anche per noi:
“O insensati e lenti di cuore a credere a
tutto ciò che i profeti hanno detto!” (Lc 24:25)
La lentezza spirituale è il male della
Chiesa di oggi. Le profezie sono chiare, ma non vengono elaborate. L’Antico
Testamento e il Nuovo Testamento parlano con una sola voce, ma non vengono
letti insieme. Il rapimento, la tribolazione, il ritorno del Signore – non
sono concetti oscuri, ma rivelazioni che attendono solo di essere credute.
c) Siamo sorpresi
dagli eventi
I discepoli erano sconvolti dalla
crocifissione, nonostante Gesù l’avesse predetta. Oggi, la Chiesa è sconvolta
dalla velocità degli eventi, nonostante siano stati annunciati. Il mondo
precipita, ma il cristiano dovrebbe essere pronto. Il rapimento sarà
improvviso, ma non inaspettato.
4. Il parallelo
della missione: da cammino smarrito a corsa consapevole
Gesù aveva mandato i discepoli a due a
due (Mc 6:7). Ora, due discepoli camminano insieme, ma non sono in
missione. Sono in fuga, in confusione. Questo è il ritratto di una Chiesa
che dovrebbe evangelizzare, ma che invece si interroga, si lamenta, si
smarrisce.
Quando Gesù si rivela, tutto cambia.
I loro occhi si aprono, il cuore arde, la mente si illumina. E allora: “Si
alzarono in quell’ora stessa e tornarono a Gerusalemme.” (Lc 24:33)
La Chiesa che riceve rivelazione non
cammina più lentamente: corre. Torna indietro, raduna i fratelli, annuncia
la verità. Diventa Chiesa vera, missionaria, ardente, consapevole.
5. La Santa Cena: memoriale e profezia
Gesù si fa riconoscere nello spezzare
il pane. Questo gesto non è solo memoriale della morte, ma anticipazione
del ritorno. “Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete questo
calice, voi annunciate la morte del Signore finché egli venga.” (1 Cor 11:26)
La Cena del Signore è una profezia
visibile. Ogni volta che la celebriamo, lo Spirito Santo ci ricorda che Gesù
tornerà. Ma se la Chiesa celebra senza aspettare, senza vigilare, senza
ardere, rimane cieca.
6. da perplessità a risveglio
I discepoli di Emmaus ci insegnano che la
perplessità non è il punto finale. È solo il punto di partenza. Se lasciamo
che Gesù ci parli, se permettiamo allo Spirito Santo di aprirci la mente, se
spezziamo il pane con fede, allora la Chiesa si risveglia.
La Chiesa di oggi è spesso lenta,
confusa, ragiona secondo il tempo del mondo. Ma Dio ha un altro tempo. E chi
vive secondo il tempo di Dio non sarà mai sorpreso, ma sarà pronto,
ardente, missionario.
7. L’invito a casa:
accogliere le parole vive nel cuore
Un dettaglio cruciale del racconto di
Emmaus è il gesto dei due discepoli che, pur non riconoscendo ancora Gesù, lo
invitano a casa loro: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è
già al tramonto.” (Lc 24:29)
Questo invito non è solo ospitalità: è una
scelta spirituale concreta. I due discepoli avrebbero potuto continuare a
ragionare tra loro, rimuginare, restare nella perplessità. Invece, decidono
di accogliere quella persona sconosciuta, attratti da parole che ardevano
nel loro cuore. “Non ci ardeva forse il cuore dentro mentre ci parlava lungo
la via?” (Lc 24:32)
Questa è la chiave: le parole vive
dello Spirito risvegliano qualcosa dentro di noi. Non è opera nostra, non è
frutto di analisi razionale. L’apertura mentale e spirituale non nasce dalla
nostra intelligenza, ma dall’accoglienza. Quando invitiamo le parole
vive nella nostra casa, nel nostro cuore, lo Spirito Santo opera.
Questo gesto è un modello per la Chiesa
di oggi: non basta ascoltare, bisogna accogliere. Non basta
ragionare, bisogna ospitare la Parola. È in quel momento che gli occhi
si aprono, che il cuore si infiamma, che la mente si illumina.
Conclusione: Il
tempo è già arrivato – dal risveglio alla speranza
Molte cose sono già avvenute. Altre
stanno avvenendo sotto i nostri occhi, in Israele e nel mondo. Eventi politici,
sociali, spirituali, culturali: tutto sembra accelerare, tutto sembra
convergere. Eppure, come i discepoli di Emmaus, la Chiesa spesso rimane
perplessa, smarrita, incapace di leggere ciò che accade con gli occhi della
profezia.
Ma il Signore ci ha lasciato lo
Spirito Santo, e ci ha donato le parole vive delle Scritture. Non
siamo soli. Gesù risorto cammina con noi, anche se non sempre ce ne
accorgiamo. E lo Spirito Santo riporta alla memoria le profezie, le
promesse, le rivelazioni. Non per generare paura, ma per suscitare risveglio:
“Quando queste cose cominceranno ad accadere, alzate il capo, perché la
vostra redenzione è vicina.” (Lc 21:28)
Non vogliamo gridare “al lupo al lupo”,
né seminare catastrofismi. Ma un sano risveglio è necessario. Le
profezie del Signore si stanno realizzando. Tra poco sarà il tempo delle
piaghe che stanno bussando, della tribolazione, del giudizio si avvicina. Non è
più tempo di distrazioni, di compromessi, di lentezze spirituali.
È tempo di alzare il capo. Di
riconoscere che il rapimento è vicino. Di vivere con la consapevolezza che,
passato ancora un breve tempo, torneremo con il Signore per il vero
governo della terra rinnovata nel millennio.
La Chiesa non deve avere paura. Deve
avere fede, discernimento, speranza. Come i discepoli di Emmaus,
dobbiamo accogliere le parole vive, lasciare che ardano nel cuore, permettere
allo Spirito di aprirci la mente. E poi, correre, radunare i fratelli,
annunciare la verità, vivere la missione.
Il tempo è già arrivato. Non per
spaventare, ma per risvegliare. Non per fuggire, ma per prepararsi.
Non per giudicare, ma per testimoniare.
“Lo Spirito e la
sposa dicono: Vieni!” (Ap 22:17)
Che il nostro cuore sia pronto. Che la
nostra mente sia aperta. Che la nostra vita sia ardente. Perché il Signore
viene.
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