Perché l’Empio Disprezza Dio? - Salmo 10: il Volo a Vista e il Ritorno al Cuore – n. 138

 -di Renzo Ronca  27-9-25


“Perché l’empio disprezza Dio? Egli pensa: ‘Non ne chiederai conto.’” (Salmo 10:13)

 Introduzione: il salmista tra cielo e terra

Il Salmo 10 si apre con un grido: “Perché te ne stai lontano, o Signore? Perché ti nascondi in tempo di angoscia?” (v.1). È il lamento di chi vola a vista, come ha detto John MacArthur: osserva la realtà, la sofferenza, l’arroganza degli empi, e non vede l’intervento di Dio. I primi dodici versetti sono una radiografia dell’ingiustizia, una denuncia lucida e dolorosa.

Ma dal versetto 13, il salmista rientra in sé. Non più solo osservatore, diventa interlocutore di Dio. La domanda “Perché prosperano gli empi?” non è solo sociale, ma spirituale. E la risposta non è immediata, ma radicata nella fiducia: Dio vede, Dio ascolta, Dio giudica.

 

I primi 12 versetti: il volo a vista

Il salmista descrive l’empio con precisione:

  • “Si gloria delle brame dell’anima sua” (v.3)
  • “Dice: ‘Dio non c’è’” (v.4)
  • “Le sue vie sono sempre prospere” (v.5)
  • “Dice: ‘Non sarò mai smosso’” (v.6)
  • “La sua bocca è piena di maledizione, di frodi e di violenza” (v.7)
  • “Sta in agguato come un leone nella sua tana” (v.9)
  • “Dio dimentica, non vedrà mai” (v.11)

Questa sequenza mostra l’illusione dell’impunità, l’arroganza spirituale, la violenza sistemica. L’empio non è solo peccatore: è convinto di essere invulnerabile, di essere al sicuro, di essere senza giudizio.

Etimologicamente, “empio” (ebr. rāshāʿ) indica colui che agisce contro la giustizia, che sovverte l’ordine divino, che vive senza timore di Dio.

 

Versetto 13: il cuore della domanda

“Perché l’empio disprezza Dio? Egli pensa: ‘Non ne chiederai conto.’”

Questa è la svolta del Salmo. Il salmista non descrive più: interroga. E la domanda è profonda: perché l’empio disprezza Dio?

Le risposte spirituali

1.     Perché non ha ricevuto la rivelazione del perdono L’empio non conosce la grazia, non ha sperimentato la misericordia. Vive nella legge, nella forza, nella presunzione. Non ha visto il volto di Dio nel Cristo, non ha conosciuto il Dio che perdona.

2.     Perché confonde la pazienza di Dio con la sua assenza “Dio dimentica, non vedrà mai” (v.11). L’empio interpreta il silenzio di Dio come indifferenza, debolezza, non-esistenza. Ma la pazienza di Dio è amorevole, strategica, redentrice.

“Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni credono; ma è paziente verso di voi, non volendo che alcuno perisca…” (2 Pietro 3:9)

3.     Perché non ha il timore di Dio “Dio non è in tutti i suoi pensieri” (v.4). Il timore di Dio (ebr. yirʾāh) è reverenza, consapevolezza, tremore santo. L’empio è spiritualmente cieco, idolatra di sé stesso; non si rende conto che il suo corpo terreno è tenuto insieme da un equilibrio chimico energico mentale spirituale che tutto dipende dal pensiero vivo di Dio. Basterebbe all’Eterno volgere lo sguardo da un’altra parte e noi saremmo polvere, perché come dice alla fine del salmo, l’uomo “è fatto di terra”.  Se l’empio se ne rendesse conto si inginocchierebbe subito.

4.     Perché confonde la pazienza di Dio con assenza. Questo è il cuore dell’inganno: “Dio dimentica, nasconde la sua faccia, non vedrà mai” (v.11). L’empio si illude di impunità, disprezza Dio (non Gli dà valore, non Lo considera) perché non vede conseguenze immediate della Sua potenza.

5.     Perché è accecato dall’orgoglio “L’empio, nella sua superbia, non cerca Dio; tutti i suoi pensieri sono: ‘Dio non c’è’” (v.4). L’orgoglio spirituale lo rende autosufficiente, idolatra di sé stesso, e cieco alla verità.

 

La pazienza di Dio: attesa e concepimento

Ritengo che nel piano di Dio, il motivo per cui Lui aspetti tanto, non è solo nell’attesa della conversione, ma anche nell’attesa della nascita terrena delle anime che Lui aveva già concepito in Se stesso. Un pensiero che forse andrebbe meditato.  La pazienza di Dio dunque è anche gestazione spirituale. Non è solo attesa del pentimento, ma preparazione dell’umanità redenta, compimento del numero degli eletti, manifestazione del corpo di Cristo.

“E il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che venivano salvati.” (Atti 2:47)

“In lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo…” (Efesini 1:4)

 

Collegamenti biblici: la domanda che ritorna

La domanda Perché prosperano gli empi?” ricorre in altri testi:

  • Geremia 12:1“Perché prosperano i malvagi? Perché vivono tranquilli tutti i traditori?”
  • Abacuc 1:13“Perché guardi i perfidi e taci quando il malvagio divora chi è più giusto di lui?”
  • Salmo 73:3“Ho invidiato i prepotenti, vedendo la prosperità dei malvagi.”

In tutti questi casi, la risposta non è razionale, ma teologica: Dio vede, Dio attende, Dio giudica. La prosperità dell’empio è illusoria, temporanea, destinata al crollo.

 

Commenti protestanti

  • Charles Spurgeon: “L’empio disprezza Dio perché non lo conosce. Ma Dio non è assente: è paziente. E la pazienza di Dio è la prova della sua misericordia, non della sua debolezza.”
  • Matthew Henry: “Il salmista si lamenta, ma poi si affida. La fede non cancella la domanda, ma la trasforma in preghiera.”
  • John MacArthur: “Il salmista vola a vista, ma poi rientra nel cuore. La visione non basta: serve la rivelazione.”

 

Conclusione: dal disprezzo alla fiducia

Il Salmo 10 ci insegna che:

  • L’empio disprezza Dio perché non lo conosce, non lo teme, non lo aspetta.
  • Il credente soffre, ma non si arrende: interroga, denuncia, prega.
  • La pazienza di Dio è gestazione, misericordia, progetto eterno.
  • La prosperità degli empi è apparente: il giudizio verrà, e la giustizia sarà manifesta.

“Il Signore è re in eterno; le nazioni sono state sterminate dalla sua terra.” (Salmo 10:16)

“Tu esaudisci il desiderio degli umili; tu fortifichi il loro cuore, porgi il tuo orecchio…” (Salmo 10:17)

altre fonti: bibliaplus.org 

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