Ateismo Come Forma di Fede: una Breve Riflessione - n. 181
-di Renzo Ronca 31-10-25
In un mondo sempre più polarizzato tra
religione e irreligione, si osserva un fenomeno curioso: l’ateismo, pur
dichiarandosi negazione di ogni fede, spesso si manifesta con tratti che
ricordano proprio una forma di fede. Non nel senso spirituale o trascendente,
ma nel senso di convinzione profonda, devozione ideologica, difesa
appassionata di una visione del mondo.
Molti atei non si limitano a non credere
in Dio: credono nel non-Dio, lo difendono, lo predicano, lo impongono.
La loro posizione non è sempre neutra, ma spesso è militante, dogmatica,
missionaria. In questo senso, l’ateismo può essere considerato una “fede
negativa”: una fede nell’assenza, una certezza sull’invisibile, una religione
senza Dio.
“Il cuore dello
stolto dice: ‘Non c’è Dio’.” (Salmo 14:1)
Questa affermazione non è solo
intellettuale, ma esistenziale. Chi la pronuncia spesso costruisce su di essa
un sistema etico, politico, culturale. E come ogni sistema, ha i suoi dogmi, i
suoi profeti, i suoi riti.
La vera differenza non è tra chi crede e
chi non crede, ma tra chi riconosce la propria creaturalità — cioè la
propria dipendenza e finitezza davanti a Dio — e chi la nega.
Le parole dipendenza e finitezza
aiutano a comprendere che la creaturalità non è solo una condizione biologica,
ma una posizione spirituale: l’umiltà di chi sa di non essere il centro, e di
chi si apre alla possibilità di essere stato creato e amato.
Il
credente si affida, l’ateo si afferma. Ma in entrambi i casi, c’è una scelta,
una posizione, una “fede”.
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