Aggiornamento di un Paragrafo nel Precedente Studio n. 216 sulla Vita di Mosè - n. 218 agg.

 -di Renzo Ronca  26-11-25


Mi sono accorto stamattina che la suddivisione della vita di Mosè – che ho scritto ieri nel n. 216 – doveva essere resa in modo migliore. Quello studio è stato già aggiornato, comunque riporto anche qui il testo migliorato di quel paragrafo:

  

I tre periodi della vita di Mosè

Il versetto di Deuteronomio 31:14 segna un momento decisivo nella storia d’Israele: «Ecco, il giorno della tua morte si avvicina; chiama Giosuè, e presentatevi nella tenda di convegno perché io gli dia i miei ordini». Mosè, ormai giunto a centoventi anni, si trova alla conclusione di una vita straordinariamente guidata da Dio, scandita in tre fasi di quarant’anni ciascuna. Questa tripartizione, che si ricava dall’insieme dei dati biblici, mostra un disegno divino ordinato e pedagogico.

Primo periodo (0–40 anni): formazione e crisi. Mosè nasce in circostanze miracolose, salvato dalle acque del Nilo e cresciuto alla corte del faraone. La sua educazione egiziana lo dota di conoscenze e cultura, ma la coscienza delle ingiustizie verso il popolo di Dio lo porta a un gesto impulsivo: l’uccisione dell’egiziano e la conseguente fuga. Qui si nota già la tensione tra la sua forza naturale e la necessità di una guida divina. Il nome Mosè (ebr. Mōšeh, “tratto fuori”) richiama la sua origine salvifica, ma anticipa anche la sua futura missione di “trarre fuori” Israele dall’Egitto.

Secondo periodo (40–80 anni): preparazione e chiamata. La lunga esperienza nel deserto di Madian, come pastore, diventa un tempo di raffinamento interiore. È qui che Mosè incontra Dio nel roveto ardente, evento che segna la svolta. Tuttavia, la vera missione di liberazione inizia solo quando, a ottant’anni, egli si presenta con Aronne davanti al faraone (Es 7:6). Questo dettaglio mostra che la seconda fase non si chiude semplicemente con la chiamata, ma si estende fino all’avvio concreto della liberazione. Il termine ebraico usato per “roveto” (seneh) richiama un arbusto umile, simbolo della rivelazione divina che si manifesta nella semplicità e nella debolezza umana. Come osserva John Calvin nel suo Commentary on Exodus, Dio plasma Mosè non con la potenza della corte, ma con la scuola dell’umiltà, affinché la sua autorità derivi unicamente dall’Eterno.

Terzo periodo (80–120 anni): guida e compimento. Da ottant’anni in poi Mosè diventa il condottiero del popolo: affronta il faraone, guida Israele attraverso il Mar Rosso e il deserto, riceve la Legge sul Sinai e accompagna la nazione fino ai confini della terra promessa. È un tempo segnato da ribellioni, miracoli e rivelazioni. La sua funzione di legislatore si concretizza nel Decalogo (deka logoi, “dieci parole”), inciso su pietra, destinato a rimanere come fondamento morale e spirituale. Infine, a centoventi anni, Mosè riceve da Dio l’annuncio della sua morte imminente (Dt 31:14). La sua vita si chiude con la consapevolezza di aver compiuto la missione affidatagli. Matthew Henry, nel suo Commentary, sottolinea come la morte di Mosè non sia una sconfitta, ma un “riposo nel Signore”, dopo aver adempiuto fedelmente il compito di mediatore della Legge.

Considerazione finale

La vita di Mosè, divisa in tre periodi di quarant’anni, mostra un chiaro schema pedagogico divino: formazione, preparazione, missione. La correzione cronologica di Esodo 7:6 ci aiuta a comprendere che la liberazione non inizia subito dopo il roveto ardente, ma solo quando Mosè, ormai ottantenne, affronta il faraone. A centoventi anni, invece, si colloca la fase conclusiva, quella della consegna del testimone a Giosuè e del riposo nel Signore. Così la storia di Mosè diventa paradigma di un cammino spirituale: Dio forma, purifica e invia, fino al compimento finale.

 

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