Dal Pessimismo Esistenziale dei poeti al Varco della Speranza in Cristo da Filippesi 4:1-9 – Parte Breve – N. 197
-di Renzo Ronca 13-11-25
Durante la notte, come in sogno, ho
ricevuto alcuni richiami interiori piuttosto precisi che hanno sollecitato la
mia coscienza. Li ho percepiti come intuizioni spirituali che mi hanno portato
a riflettere su due poeti, Montale e Leopardi, e sul passo di Filippesi 4:1-9.
Di Leopardi ricordavo “Alla sera” e “L’Infinito”, che avevo affrontato a
scuola; di Montale invece ricordavo poco e così mi sono documentato. Con questa
poetica raffinata e toccante, arricchita dalle notizie biografiche sulla vita
dei due poeti, ho poi approfondito con attenzione il passo di Filippesi 4:1-9.
Riflessione in pillole
Montale e Leopardi hanno percepito l’aspirazione all’infinito, ma non essendo credenti [1], il loro sguardo senza fede è rimasto chiuso nella nostalgia o nella rassegnazione. Montale parlava del “male di vivere”, Leopardi vedeva nella sera un dolce riposo: entrambi intuivano un “oltre”, ma non riuscivano a varcarlo.
Questi due poeti sono soltanto un
esempio: rappresentano tutte quelle persone, anche colte e sensibilissime, che
pur avvertendo il peso dell’esistenza non riescono ad aprirsi alla fede e
quindi rimangono senza la speranza che Cristo dona.
Paolo, in Filippesi 4:1-9, non invita a
una felicità superficiale, ma a una gioia particolare “nel Signore”, che nasce
dall’uomo interiore e si manifesta nella pace di Dio che custodisce cuore e
mente.
Dove i poeti si fermano, Cristo apre il
varco reale: lo Spirito Santo riempie di grazia e speranza, e noi possiamo
rallegrarci perché i nostri nomi sono scritti nel libro della vita.
Questa breve riflessione vuole solo accennare al contrasto tra il pessimismo come quello dei due poeti e la speranza cristiana. Per chi desidera approfondire, rimando allo studio completo di Filippesi 4:1-9, che aggiungerò tra poco, dove ogni versetto viene osservato attentamente e messo in dialogo con la sensibilità e con la vita concreta del credente.
A dopo.
Sintesi schematica.
[1] Né
Montale né Leopardi erano credenti nel senso tradizionale, ma la questione è
complessa, specialmente per Leopardi, che ebbe un ritorno di fede prima di
morire. Montale era un poeta scettico e diffidente verso qualsiasi sistema
filosofico o religioso che pretendesse di spiegare la vita in modo definitivo.
Leopardi è generalmente considerato ateo e materialista, ma secondo alcune
testimonianze si riavvicinò alla fede negli ultimi giorni della sua vita. (AI Overview)

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