Il Signore Gesù ci Precede – Studio su Matteo 28:5-7 la Comunicazione dell’Angelo alle Donne - n. 196

 -di Renzo Ronca  12-11-25


Testo «L'angelo, prendendo la parola, disse alle donne: "Non temete, infatti so che cercate Gesù, quello che è stato crocifisso. Non è qui, è risuscitato, proprio come aveva detto. Venite a vedere il luogo dove era deposto. Ma presto, mettetevi per strada e dite ai suoi discepoli: 'È risuscitato dai morti, ed ecco vi sta precedendo in Galilea; là lo vedrete', ecco ve l'ho detto"» (Bibbia della Riforma, 2ª ed. 2020):

 

1. Antefatto (vv. 1-5)

Dopo il sabato, alcune donne si recarono al sepolcro per per completare la preparazione del corpo di Gesù. Ma ciò che accadde fu sconvolgente: un grande terremoto scosse la terra, e un angelo del Signore — non un angelo qualsiasi, ma un angelo del Signore, sceso dal cielo — rotolò via la pietra e vi si sedette sopra.

Matteo aggiunge particolari che rafforzano la potenza della scena: l’angelo aveva un aspetto “come la folgore” e le sue vesti erano “bianche come la neve”. Non si tratta di un ornamento letterario, ma di una descrizione che trasmette la gloria celeste. La folgore richiama la forza irresistibile della manifestazione divina, mentre il bianco assoluto delle vesti è segno di santità e purezza.

Il gesto di sedersi sulla pietra è sorprendente: la visione soprannaturale non incute una dinamica di attività immediata, ma comunica calma e stabilità potente. L’angelo non appare agitato o in movimento frenetico, ma si posa con autorità e serenità, come a dire che la pietra — simbolo della morte e della chiusura — è ormai sotto il dominio del cielo.

Le donne, già turbate dal terremoto, si trovarono davanti a una scena che avrebbe fatto mancare chiunque: un messaggero del cielo, splendente e terribile, seduto con calma sulla pietra che non poteva più trattenere il Signore. Possiamo immaginare il loro stato d’animo: paura profonda, smarrimento, tremore. Non era solo la sorpresa di un evento inatteso, ma la percezione di trovarsi davanti a una realtà che supera ogni misura umana.

Transizione: È proprio in questo clima di timore e stupore che l’angelo prende la parola. La sua prima esortazione — “Non temete” — risponde direttamente al cuore impaurito delle donne e prepara il terreno al messaggio della risurrezione.

 

2. “Non temete”

Le manifestazioni divine (teofania) hanno sempre un carattere che può atterrire l’essere umano. Il terremoto, la luce folgorante, le vesti bianche come la neve: tutto questo supera la nostra misura naturale e genera timore. Ma quasi sempre, la dolcezza di Dio che si esprime attraverso i suoi messaggeri (angelofania) inizia con un invito rassicurante: “Non temere”.

Questa parola non è un semplice incoraggiamento psicologico, ma è Parola di Dio. E la Parola di Dio, quando viene pronunciata, è anche realizzazione (performatività). Non si tratta di magia o di suggestione, ma di una trasmissione efficace della potenza divina: ciò che Dio dice, avviene.

L’angelo parla con parole che assomigliano a quelle di Dio stesso: quando Dio crea, dice e la cosa è. “Dio disse: sia la luce, e la luce fu” (Genesi 1:3). Allo stesso modo, quando l’angelo pronuncia “Non temete”, la paura viene realmente dissolta, perché la Parola porta con sé la forza di compiere ciò che annuncia.

Transizione: Da questo primo invito rassicurante, l’angelo passa subito a riconoscere il cuore delle donne: “so che cercate Gesù”. La Parola non solo calma, ma illumina e orienta.

 

3. “So che cercate Gesù”

Questa frase mette in evidenza la sapienza dell’angelo, che non parla di sua iniziativa, ma assolve un compito su cui è stato perfettamente istruito da Dio stesso. Non ci sarebbe bisogno di dirlo — le donne erano lì proprio per Gesù — eppure l’averlo detto produce un effetto di grande tranquillità: l’angelo rivela di conoscere i loro sentimenti di devozione e amore verso il Maestro.

Il riconoscimento esplicito del loro cuore diventa un balsamo: non solo Dio sa, ma Dio dice ciò che sa, e così conferma alle donne che la loro ricerca non è vana.

Un dettaglio importante è il tono. Matteo ci ha già mostrato l’angelo seduto sulla pietra: una postura di calma e autorità. Possiamo supporre che, essendo mandato da Dio, l’angelo trasmetta perfettamente sia l’intenzione divina sia il carattere amorevole e misericordioso di Dio. Il tono delle sue parole, quindi, non doveva essere freddo o distante, ma delicato e affettuoso, come per incoraggiarle e rassicurarle.

Transizione: Dopo aver riconosciuto il cuore delle donne, l’angelo passa al cuore del messaggio: “Non è qui, è risuscitato, proprio come aveva detto”. La rivelazione non è solo consolazione, ma annuncio di una realtà nuova.

 

4. “Non è qui, è risuscitato, proprio come aveva detto”

Questa frase racchiude tre componenti che vanno viste insieme, ma meditate separatamente:

“Non è qui” Non è solo un’indicazione spaziale alle donne, che avrebbero constatato da sole il sepolcro vuoto. È anche un’affermazione teologica: Gesù non è nel luogo della morte, né nell’acquisito, né nel dovere passivo senza speranza, né nel fare le cose meccanicamente. Il Risorto non abita più negli spazi della rassegnazione, ma apre un orizzonte nuovo.

“È risuscitato” È la rivelazione soprannaturale (anástasis in greco) di un evento che Gesù aveva preannunciato, ma che i discepoli non avevano ancora compreso. La risurrezione non è un concetto astratto, ma un fatto storico e divino insieme. 

Significativo che, come in altre occasioni, la rivelazione venga affidata prima alle donne: esse diventano le prime testimoni di un mistero che supera la ragione. Le donne potrebbero rappresentare il modo diretto e semplice di amare senza riserve. Questo spinge la nostra anima ad amare oltre il raziocinio, con un cuore libero e totale.

“Proprio come aveva detto” È la conferma della parola di Gesù. La risurrezione non è un evento isolato, ma il compimento di ciò che Egli aveva annunciato. Per comprenderne la profondità profetica, è necessario ripercorrere le sue parole: ogni promessa di Cristo porta in sé la certezza della realizzazione. La Parola di Dio non è mai vana, ma sempre efficace (verbum efficax).

Transizione: Dopo aver annunciato la realtà della risurrezione, l’angelo invita le donne a constatare con i propri occhi: “Venite a vedere il luogo dove era deposto”. La fede si apre così alla verifica concreta.


5. “Venite a vedere il luogo dove era deposto”

La parola “Venite” è un invito affettuoso, non un comando freddo. È un gesto di partecipazione e di continuità: l’angelo non si limita a proclamare un messaggio, ma coinvolge le donne in un’esperienza concreta. Non si tratta di un annuncio generico, ma di un invito personale a prendere coscienza di ciò che è accaduto.

Prima delle indicazioni più precise, occorre una consapevolezza. “Venite a vedere il luogo dove era deposto” significa: osservate il luogo dove la parte terrena finisce, ed è già finita. Guardate il vuoto che rimane, perché quel vuoto è eloquente: non è semplice assenza, ma un preannuncio di ciò che le parole dell’angelo stanno per rivelare.

Il sepolcro vuoto diventa così un rafforzamento del messaggio precedente: “Non è qui il Risorto”. Non si trova in questo luogo la parte spirituale a cui Dio vi sta chiamando ad accedere e conoscere. La fede non si fonda su un cadavere conservato, ma su un sepolcro vuoto che apre alla vita.

In questo invito c’è anche una pedagogia divina: Qui Dio non chiede alle donne di credere senza vedere, ma offre un segno tangibile. La visione del sepolcro vuoto diventa un passaggio necessario per comprendere che la morte è stata vinta e che la vita nuova è già iniziata.

Transizione: Dopo aver mostrato il vuoto del sepolcro, l’angelo non si ferma alla constatazione. La fede non è solo osservazione, ma missione: “Ma presto, mettetevi per strada e dite ai suoi discepoli…”.

  

6. “Ma presto, mettetevi per strada e dite ai suoi discepoli”

Questa frase segna il passaggio dalla contemplazione alla missione. Dopo aver constatato il sepolcro vuoto, le donne non devono restare ferme a meditare, ma sono invitate a muoversi, a diventare messaggere. La fede non è solo osservazione, ma testimonianza.

Il ruolo delle donne come prime testimoni È significativo che il primo annuncio della risurrezione sia affidato alle donne. Esse, che avevano seguito Gesù con amore e devozione, diventano le prime missionarie del Vangelo pasquale. La loro voce inaugura la catena della testimonianza che giungerà fino a noi.

“Ma presto” Questa indicazione è preziosa. Non è un dettaglio di fretta, ma la manifestazione della premura del Signore. I discepoli erano smarriti, come pecore senza pastore, incapaci di collegare le parole di Gesù con la sua assenza. L’urgenza dell’angelo riflette l’urgenza di Dio: i discepoli non devono restare nel buio della disperazione, ma ricevere subito la luce della risurrezione.

Applicazione a noi oggi Rapportando questo invito alla nostra vita, possiamo riconoscere la stessa premura attuale. Non si tratta di un incontro generico, valido indistintamente per tutti i cristiani, ma di un annuncio speciale, molto vivo e ardente per i tempi che stiamo vivendo. Siamo davanti alla tribolazione, e la prospettiva del rapimento rende questo messaggio ancora più rapido e gioioso: “Ma presto” diventa un richiamo immediato, perché l’incontro con Gesù risorto potrebbe essere imminente. In momenti di smarrimento, quando ci sentiamo semidistrutti e privi di vita, la Parola ci raggiunge con urgenza, non per lasciarci nel vuoto, ma per metterci in cammino verso un incontro reale e glorioso con il Signore. È un annuncio che arde nel cuore, perché ci prepara a un evento che non è lontano, ma vicino e pronto a compiersi.

Transizione: Dopo l’urgenza dell’annuncio, l’angelo aggiunge la promessa: “Ed ecco vi sta precedendo in Galilea; là lo vedrete”. La missione si intreccia con la certezza dell’incontro.

 

7. “Ed ecco vi sta precedendo in Galilea; là lo vedrete”

“Ed ecco…” Queste due piccole parole hanno un peso enorme. Dopo l’introduzione e le rassicurazioni, l’angelo ora focalizza e introduce qualcosa di fondamentale e inatteso. È come un segnale di svolta: attenzione, ora arriva il cuore del messaggio. Possiamo immaginare la successione delle emozioni delle donne, guidate passo dopo passo dall’angelo: dalla paura iniziale, alla rassicurazione, alla constatazione del sepolcro vuoto, fino a questa promessa esplosiva.

“Vi sta precedendo in Galilea” Non solo Gesù è risorto, ma è avanti a loro. Fa prima di loro, li anticipa, li prepara. È sul punto di incontrarli realmente. Questo dettaglio è dirompente: la risurrezione non è un concetto astratto, ma un evento che si traduce in un incontro concreto. La Galilea non è un simbolo vago, ma un luogo preciso, familiare, terreno. È lì che Gesù li attende, ed è lì che la loro fede troverà conferma.

“Là lo vedrete” La ripetizione è fondamentale. In certi momenti, quando l’umano tocca lo spirituale, la logica e i pensieri devono essere condotti pazientemente, un passo alla volta. Lo spirito intuisce subito, ma la mente razionale ha bisogno di essere accompagnata. L’angelo ripete e rafforza: lo vedrete, non è un’illusione, non è un sogno, ma un incontro reale.

Questa promessa diventa un ponte tra il soprannaturale e il quotidiano: il Risorto non rimane nel cielo, ma si fa trovare in un luogo concreto, dove i discepoli possono vederlo e riconoscerlo.

Transizione: Dopo aver annunciato la risurrezione e l’incontro imminente, l’angelo chiude con un sigillo di autorità: “Ecco, ve l’ho detto”. È la conferma che la parola ricevuta è certa e definitiva.

 

8. “Ecco, ve l’ho detto”

Questa frase conclusiva dell’angelo non va intesa come un sigillo autoritario, ma come una chiusura rassicurante. Dopo aver guidato le donne attraverso paura, stupore, constatazione e promessa, l’angelo addolcisce la fine della visione con parole che trasmettono pace e speranza.

Possiamo immaginarlo così: “Ecco, tranquille, va tutto bene. Accadrà proprio così: il Signore ve lo ha detto in anticipo, così potete anche rallegrare gli altri. Io sono stato mandato per dirvelo subito, e adesso con gioia andate a comunicarlo ai fratelli e alle sorelle, perché anche loro incontreranno Gesù.

Delicatezza divina La separazione dell’anima che tocca il divino è sempre dolorosa e spiazzante, come un riflettore che si sta per spegnere. Se avvenisse troppo bruscamente, ci sarebbe uno shock. L’angelo, invece, chiude con dolcezza, lasciando una speranza viva che accompagna le donne nel ritorno alla realtà.

Funzione consolatoria Non è solo un “sigillo” di certezza, ma un balsamo: la visione non si interrompe bruscamente, ma si conclude con un incoraggiamento che trasforma lo stupore in gioia e missione.

Conclusione: La Parola di Dio non solo annuncia e realizza, ma consola e accompagna. L’angelo non lascia le donne sole davanti al mistero, ma le rassicura e le invia con gioia, perché la speranza del Risorto diventi patrimonio di tutti.

 

Conclusione meditativa generale – Matteo 28:5-7

Il racconto di Matteo ci ha guidati passo dopo passo attraverso un’esperienza unica: le donne al sepolcro, il terremoto, l’angelo del Signore disceso dal cielo, la paura, la rassicurazione, la constatazione del sepolcro vuoto, l’invito alla missione e la promessa dell’incontro.

Dal timore alla fiducia: la prima parola dell’angelo, “Non temete”, dissolve la paura e trasforma lo smarrimento in fiducia. La Parola di Dio non è mai sterile, ma efficace: ciò che dice, compie.

Dal cuore alla rivelazione: “So che cercate Gesù” mostra la sapienza dell’angelo e la delicatezza di Dio, che conosce e riconosce i sentimenti di devozione.

Dalla constatazione alla promessa: “Non è qui, è risuscitato, proprio come aveva detto” è la conferma che la parola di Cristo si compie. Il sepolcro vuoto diventa un preannuncio di vita nuova.

Dalla visione alla missione: “Venite a vedere” e “Ma presto, mettetevi per strada” segnano il passaggio dalla contemplazione alla testimonianza. Le donne diventano le prime messaggere della risurrezione.

Dalla promessa all’incontro: “Vi sta precedendo in Galilea; là lo vedrete” è l’annuncio concreto di un incontro reale. Gesù non è lontano, ma avanti, pronto ad accogliere i suoi.

Dalla visione alla consolazione: “Ecco, ve l’ho detto” non è un sigillo autoritario, ma una chiusura dolce e rassicurante. L’angelo accompagna le donne fuori dalla visione con speranza e gioia, perché possano trasmettere la notizia ai fratelli e alle sorelle.

In questo testo, la pedagogia divina è evidente: Dio guida passo dopo passo, con delicatezza e fermezza, affinché la mente razionale e lo spirito umano possano insieme accogliere il mistero. La risurrezione non è solo un evento da credere, ma una realtà da vivere e da annunciare.

Meditazione finale: Anche noi, oggi, siamo chiamati a ricevere questo annuncio con urgenza e gioia. In tempi di smarrimento e tribolazione, la Parola ci raggiunge con la stessa premura: “Non temete… Egli vi precede… lo vedrete”. È un invito a camminare con fiducia verso l’incontro imminente con il Risorto prima del rapimento, e a trasmettere questa speranza viva agli altri.

 

 

 

  

 

 

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