La Voce di Dio Come Sentirla? – Parte 2 – n. 210
-di Renzo Ronca 21-11-25 Prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/11/la-voce-di-dio-nel-mondo-deviato-breve.html
La volta scorsa abbiamo parlato della voce
di Dio, sempre presente, che ci chiama: “Dove sei?” (Gen 3:9). Cerchiamo adesso
di capire come ascoltarla.
Non
tutti vogliono ascoltare la voce di Dio
Tra questi non voglio ascoltare è vero che ci sono atei
convinti, che fanno dell’ateismo una specie di fede caparbia anti-dio, tuttavia
è sorprendente che la Bibbia metta in evidenza un’altra categoria di persone che
non vogliono ascoltare: sono quelli del Suo popolo tanto amato: Geremia 5:21 «Ascoltate questo, popolo
stolto e privo di senno, che ha occhi e non vede, orecchi e non ode».
Occhi che non vedono, orecchi che non odono
Così come in questo versetto di Ger 5:21 Dio si rivolge al popolo dell’alleanza, tanto amato e assistito, ma alla fine messo da parte a causa del suo indurimento, la stessa Parola si estende come ammonimento anche all’era della Chiesa. Il Signore non parla a un popolo estraneo, ma a coloro che hanno ricevuto la sua grazia e la sua cura.
Il popolo di Giuda, pur avendo occhi e
orecchi, non volle riconoscere i segni della presenza di Dio. Allo stesso modo,
il popolo cristiano credente, se non ascolta la voce del Signore e se non si
lascia guidare dalla Sua Parola, corre il rischio di essere messo da parte. Non
per mancanza di amore divino, ma per la durezza del cuore che rifiuta di
obbedire.
La Scrittura ci ricorda che la fedeltà
non è un privilegio automatico, ma una risposta continua: «Non vi conformate
a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra
mente» (Rom 12:2 NR). La vera vista e il vero udito spirituale si
manifestano nell’ascolto e nell’ubbidienza.
Uno zelo ingannato
Molti, convinti di essere credenti di Dio
e di aver compreso la sua volontà, applicano ciò che leggono nella Scrittura secondo
una loro idea personale di Dio, che non corrisponde alla sua vera essenza.
Così facendo, si costruiscono un’immagine soggettiva di un dio inesistente.
È l’esperienza di Saulo, che passava di
casa in casa per arrestare i cristiani, persuaso di servire Dio e di difendere
la verità. In realtà, il suo zelo era cieco e non proveniva da un cuore
trasformato. Anche oggi, chi si affida a un concetto personale di Dio, senza
lasciarsi correggere e guidare dalla sua Parola, rischia di cadere nello stesso
inganno.
Il Signore spesso manda pungoli,
richiami, input che invitano a riflettere e a cambiare. Ma se non vengono
accolti, lo zelo diventa un’arma nelle mani dell’ingannatore, che fa leva
sull’energia religiosa senza toccare il cuore.
La vera fede non nasce da un’immagine
costruita dall’uomo, ma dall’incontro con il Dio vivente che ci apre al ricordo
della Sua immagine. Ripeto: ci apre al ricordo della Sua immagine. È Lui
che infonde, trasmette, permea, e lo fa riattivando l’impronta che esiste
già – se Lo vogliamo ascoltare -. Non siamo noi a realizzare una nuova immagine
secondo i nostri ragionamenti, o quelli suggeriti dal mondo, ma è lo Spirito di
Dio che rinnova ciò che Dio ha posto in noi fin dal principio: «Rivestitevi
dell’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità
che procedono dalla verità» (Ef 4:24 NR).
Il Signore, avendoci creati, conosce bene come siamo fatti, conosce i Suoi tempi stabiliti e i nostri da stabilire, e per tutto il corso della nostra vita cercherà sempre di farci riflettere per poterci redimere e dunque par salvarci da giudizio finale. Il Suo è un continuo intervento misericordioso, equilibrato, deciso, instancabile, che ci avvolge come il vestito di pelli che proteggeva Adamo ed Eva iin un mondo diverso dal paradiso.
A Dio piacendo vedremo la prossima volta
uno dei suoi modi di aiutarci in questa correzione/conversione sempre possibile,
che il Signore desidera fare pur rispettando
la nostra libera volontà.
(continua)
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