Teologia Laica: un Discernimento Necessario - Breve Riflessione - n. 219
-di Renzo Ronca 27-11-25
La cosiddetta “teologia laica” non è un
blocco unico: in alcuni casi può indicare la riflessione dei credenti che
vivono la loro fede nel mondo, nelle realtà quotidiane; in altri casi, invece,
diventa un modo per ridurre Dio a concetto filosofico o etico, svuotando la
rivelazione biblica e oscurando la centralità di Cristo e della Trinità. Per
questo è necessario un discernimento: distinguere ciò che può essere un
contributo positivo da ciò che rischia di allontanare dal Dio vivente che si è
rivelato nella Scrittura. Ci occuperemo qui dell'aspetto che io ritengo
negativo.
Sentivo recentemente un teologo filosofo
che presentava un suo libro di questa tendenza in un modo che a me
personalmente sembra molto “fuori” dal cristianesimo. Dopo aver criticato la veridicità
della resurrezione di Gesù ed altre questioni, ha introdotto un concetto che ha
radici orientali e oggi piace molto alla gente, in cui in sostanza “Dio è il
bene che noi facciamo”.
1. Il Dio dei filosofi
- È concepito come principio astratto:
ordine, armonia, bene, causa prima.
- Non è un “Essere personale”, ma una idea
universale che spiega il cosmo.
- Può essere ridotto a un concetto etico (“fare il
bene”) o cosmico (“principio di armonia”).
- È un Dio che non parla, non agisce, non entra
nella storia.
2. Il Dio della Bibbia
- È un Essere vivente e personale, che
si rivela, parla, giudica, salva.
- È il Dio che si compiace in Cristo,
dandogli ogni autorità in cielo e in terra (Mt 28,18).
- È il Dio che crea e che si
manifesta nella Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo, come
nella formula del battesimo cristiano.
- È il Dio che entra nella storia con
la resurrezione, testimoniata non "solo da venti persone” (come dice
il teologo filosofo nella sua critica) ma da una comunità che diventa
Chiesa, che instaura un vero rapporto interiore con Dio vivente.
3. Alcuni rischi della “teologia
laica”
·
Trasforma Dio in
un concetto umano: bene, giustizia, solidarietà.
·
Riduce la fede a
un valore sociale o culturale, non più a un incontro con un
Essere vivente.
·
Non è
innalzamento di una grande idea che si eleva al trono di Dio, ma il rimpiccolimento
di una misera idea umana.
·
Può sembrare
inclusiva, ma di fatto nega la rivelazione e la centralità di
Cristo.
· È vicino alla “chiesa di Laodicea” (Ap 3,14-22): tiepida, che sostituisce Dio con idee umane che piacciono tanto al mondo di oggi.
4. La nostra osservazione
- Dire che “Dio è il bene che noi facciamo”
significa spostare la fede dall’Essere al concetto.
- In questo schema, Dio diventa intercambiabile con
qualsiasi filosofia morale.
- Satana, di conseguenza, diventa solo “il male”,
cioè un concetto opposto, non più un essere reale.
- È una spiritualità svuotata, che non riconosce il Nuovo Testamento e la rivelazione di Cristo.
- In sintesi:
- Il Dio della Bibbia non è un
concetto ma un Essere vivente, personale, trinitario,
che agisce nella storia e si rivela in Cristo. Quella “teologia
laica” che segue questa tendenza rischia di ridurre tutto a filosofia
morale, perdendo la sostanza della fede cristiana.
- Ritengo che simbolicamente questa tendenza che
alcuni definiscono “la chiesa del mondo” rappresenti una chiesa rigettata
dal Signore, proprio come essa sembra rigettare la resurrezione del
Cristo. Una chiesa che non sarà rapita.
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