Amministratori della Grazia Riflessioni - Studio Parte 2 - n. 236
di Renzo Ronca 8-12-25 Prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/12/percorso-di-maturita-cristiana.html
Abbiamo parlato in precedenza della distinzione
tra “servitori, amministratori e amici” in rapporto al percorso di maturità di
fede verso il Signore. Vediamo adesso qualche approfondimento sul ruolo dell’amministratore.
1Pietro 4:10 Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio,
ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri.
Permettetemi un esempio personale di
quando ero piccolo: mio nonno era il fattore di un proprietario terriero e mi
portava sempre con sé. Il termine fattore, nel contesto agricolo
tradizionale, indicava proprio l’amministratore della tenuta: colui che
non era proprietario, ma gestiva i beni, le terre, i lavoratori e gli interessi
del padrone, con responsabilità e fedeltà. Era una figura di fiducia, che
doveva rendere conto e curare ciò che non gli apparteneva.
Questo termine si avvicina molto al
senso biblico di oikonomos (οἰκονόμος), cioè “amministratore della
casa”.
- Oikos =
casa, famiglia.
- Nomos =
legge, regola, gestione. Quindi: colui che regola e amministra la casa
altrui.
Applicato alla grazia, il parallelo è
chiaro: il credente non è proprietario della grazia, ma amministratore
fedele della grazia che Dio gli affida. Come il fattore gestiva i beni del
padrone con onestà e responsabilità, così noi siamo chiamati a gestire i doni della
grazia — tempo, talenti, risorse spirituali — non per nostro vantaggio, ma per
il bene della comunità e la gloria di Dio.
In questo senso, l’immagine familiare
del fattore è piuttosto efficace:
·
Non possesso,
ma servizio.
·
Non dominio,
ma cura.
·
Non appropriazione,
ma fedeltà.
Immaginate un padrone della terra buono,
come fosse il Signore, e il fattore come un suo rappresentante nei vari compiti:
negli esempi pratici che ho visto, il nonno fattore aveva un quaderno come un
registro e vi scriveva i rendiconti: le spese al consorzio, le varie
riparazioni nei vari casali, le visite del veterinario per le mucche e i vitelli, contratti di lavoro dei contadini,
le paghe nominative delle operaie per raccolta delle olive, per la mietitura, la
trebbiatura, l’elenco delle primizie e dei prodotti agricoli o di carne bovina,
suina o pollame che inviava con un corriere nella città deve abitava il padrone,
i progressi delle semine, degli innesti, proposte sul necessario che mancava, ecc.
Insomma parlando in maniera popolare
potremmo dire che il padrone possedeva un “bella svariata grazia” e il fattore
l’amministrava per lui. Ricordo l’integrità di mio nonno perché alle volte io
volevo subito mangiare una primizia come le fragole appena mature, ma lui mi
diceva: “No! Questi qui sono prima per il padrone”.
Approfondimento
1. L’immagine dell’amministratore
- Oikonomos (οἰκονόμος): termine greco che indica l’amministratore della
casa, colui che gestisce beni non suoi.
- Applicazione: come il fattore gestiva i beni del padrone, così il credente
gestisce i doni della grazia. Non li possiede, ma li amministra.
- Richiesta di fedeltà: Paolo in 1 Corinzi 4:2 afferma: “Del
resto, ciò che si richiede agli amministratori è che ciascuno sia
trovato fedele.”
2. “Secondo il dono che ha ricevuto”
- Doni spirituali: i commentatori concordano che si tratta dei doni
dello Spirito Santo distribuiti ai credenti. Non solo carismi
straordinari, ma anche capacità pratiche e ministeriali.
- Varietà:
Pietro parla di “multiforme grazia di Dio” (gr. ποικίλη χάρις, poikilē
charis), cioè grazia dai molti colori e sfumature. Ogni dono è
diverso, ma tutti provengono da Dio.
- Esempi:
parlare (insegnamento, predicazione), servire (diaconia, aiuto pratico),
consolazione, ospitalità, amministrazione di beni materiali.
3. Commentatori protestanti
- A.C. Gaebelein: sottolinea che i doni sono distribuiti “secondo la grazia” e
devono essere esercitati per il bene comune, non per vantaggio personale.
- Leslie M. Grant: evidenzia che la sofferenza di Cristo è il
contesto in cui i doni operano; non sono per gloria personale, ma per
servire in un mondo ostile.
- George Haydock (commento cattolico, utile per
confronto): parla di “multiforme
grazia” come varietà di doni spirituali che devono essere amministrati con
fedeltà.
- Scripturesshare (sintesi moderna): i doni sono talenti unici, spirituali e pratici,
da usare per benedire gli altri.
- Matthew Henry: ricorda che ogni dono è grazia ricevuta e deve essere impiegato
“non come padroni, ma come servitori fedeli”.
4. L’amministratore come fattore
L’immagine del fattore è buona:
- Riceve l’incarico: non decide da sé, ma gestisce ciò che gli è
affidato affinché porti frutto.
- Valuta e impiega: come il fattore distribuisce i compiti agli
operai secondo le loro capacità, così il credente deve riconoscere e
valorizzare i doni nella comunità.
- Fedeltà:
non è richiesto di essere “brillanti” o “produttivi” secondo criteri
mondani, ma fedeli nell’uso dei doni.
Sintesi meditativa
1 Pietro 4:10 ci dice che ogni
credente è già amministratore: l’incarico è ricevuto. I doni sono la grazia
multiforme di Dio, distribuita in modi diversi. Alcuni parlano, altri servono,
altri consolano, altri amministrano beni materiali. Tutti sono chiamati a fedeltà:
usare ciò che è stato dato non per sé, ma per gli altri. L’amministratore non è
proprietario, ma custode. La vera misura non è la quantità di doni, ma la
fedeltà nell’impiegarli.
In conclusione: i “doni ricevuti” in 1 Pietro 4:10 sono i doni
spirituali e ministeriali che Dio distribuisce nella Chiesa.
L’amministratore è chiamato a gestirli con fedeltà, come il fattore che cura
gli interessi del padrone, affinché la grazia di Dio diventi servizio reciproco
e gloria a Cristo.
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