Il Progetto di Dio nei Luoghi Celesti - Avvio Riflessione Importante - n. 245

 -di Renzo Ronca  13-12-25 


Introduzione Ogni parola umana appare insufficiente per descrivere la realtà dei “luoghi celesti” (Efesini 1:3). Paolo ci introduce a una dimensione che non appartiene al mondo visibile, ma al piano eterno di Dio. Il termine greco epouranioi (ἐπουράνιοι) significa “sopra i cieli” o “celesti”, indicando una sfera che trascende la nostra esperienza terrena. È in questa dimensione che Dio ha concepito il suo piano di redenzione, molto prima che gli eventi della storia si compissero.

Il piano eterno centrato in Cristo

Cristo come fulcro Il piano divino ha il suo centro in Cristo, l’incarnazione del Figlio di Dio. Paolo scrive che “ci ha eletti in lui prima della fondazione del mondo” (Efesini 1:4). Il verbo greco eklegomai (ἐκλέγομαι) significa “scegliere, selezionare”, e sottolinea la volontà sovrana di Dio di stabilire in Cristo la via della salvezza.

L’uomo nuovo Questo piano porta alla nascita di un “uomo nuovo” (Efesini 4:24), che non cammina più secondo il mondo ma secondo lo Spirito Santo. La nuova nascita è prima interiore, spirituale, e poi si manifesta nel comportamento. La carne, illuminata dallo Spirito Santo, viene progressivamente trasformata, pur restando soggetta alle inclinazioni umane.

La manifestazione storica del Messia

Il tempo stabilito Quando i tempi furono maturi (Galati 4:4), il Messia Gesù apparve. La sua venuta non corrispondeva alle aspettative giudaiche di un re glorioso: egli si presentò povero, umile, senza attrattiva esteriore (Isaia 53:2). Eppure, proprio in questa umiltà si rivelò la potenza della misericordia e della giustizia di Dio.

L’ubbidienza perfetta Gesù realizzò il piano divino attraverso la sua ubbidienza umana. Il verbo greco hypakouō (ὑπακούω) significa “ascoltare sotto, obbedire”, e descrive la sua sottomissione totale alla volontà del Padre. In questa ubbidienza egli offrì se stesso come uomo perfetto al posto nostro, rendendo possibile la nostra nuova nascita.

La vita nello Spirito Santo

La trasformazione interiore La salvezza non è solo un evento esterno, ma un processo interiore. Lo Spirito Santo guida il credente a combattere le inclinazioni della carne e a vivere secondo la volontà di Dio. Come scrive Paolo: “Camminate secondo lo Spirito e non adempirete i desideri della carne” (Galati 5:16).

La comunità dei credenti Questa trasformazione non è individualistica. Paolo esorta: “Portate i pesi gli uni degli altri” (Galati 6:2). Il verbo greco bastazō (βαστάζω) significa “sostenere, portare”, e richiama l’immagine di Cristo che ha portato i nostri pesi. La vita nello Spirito Santo si manifesta nella solidarietà fraterna, nelle famiglie e nelle comunità di fede.

La responsabilità della testimonianza

Predicare la salvezza Il piano di Dio, concepito nei luoghi celesti e realizzato in Cristo, oggi è coordinato dallo Spirito Santo. La nostra responsabilità è comunicare questa salvezza anche a chi non ha ancora compreso quanto vicina sia la giustizia di Dio.

Il tempo presente Viviamo in un’epoca in cui la malvagità sembra aver superato il punto di non ritorno. Tuttavia, proprio in questo contesto la luce del Vangelo risplende più forte. Come scrive John Stott, teologo evangelico, “la chiesa è chiamata a essere una comunità alternativa, che vive già ora la realtà del regno di Dio” (Stott, The Message of Ephesians). La testimonianza cristiana diventa così un segno profetico della speranza futura.

Conclusione

Il progetto di Dio nei luoghi celesti non è un’astrazione, ma una realtà che si manifesta nella storia e nella vita dei credenti. In Cristo siamo stati scelti, redenti e trasformati. Nello Spirito Santo siamo guidati a vivere come uomini nuovi, portando i pesi gli uni degli altri e annunciando la salvezza. Questa riflessione ci invita a guardare oltre le apparenze terrene, verso la dimensione celeste dove Dio ha già stabilito la nostra eredità.

 

Nota di transizione 

Il piano di Dio, concepito nei luoghi celesti e realizzato in Cristo, rimane saldo e sicuro. Tuttavia, la Scrittura ci ricorda che non tutti riconoscono questa realtà: Israele attuale, momentaneamente è rimasto escluso dall’esperienza della salvezza perché non ha riconosciuto il Messia; e la chiesa cristiana attuale, spesso divisa e politicizzata, rischia di smarrire la sua vocazione di santità.  Questi due aspetti, che richiedono discernimento e coraggio da parte del credente fedele, in vista di quanto sta per avvenire, saranno oggetto di una riflessione più ampia nel prossimo studio, quando considereremo i giudizi annunciati e la responsabilità del cristiano fedele di mantenersi distinto e saldo nella verità.




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