Il Raptus Distruttivo di Origine Satanica e il Rapimento Celestiale da Dio - Studio e Riflessioni - n. 233

 di Renzo Ronca  6-12-25

 

Introduzione

Dio solleva l’anima gradatamente con versamenti d’amore e d’estasi per preparare la Sua Chiesa al rapimento nella gloria eterna. Satana che è privo di amore ed omicida dall’inizio, può introdurre nell’uomo solo intrusioni devastanti, che possono culminare nel raptus distruttivo.

Il cuore umano è il luogo dove maturano sia le crisi improvvise sia le manifestazioni della grazia. Esploriamo, in modo sobrio e consequenziale, i meccanismi interiori che possono predisporre a un raptus distruttivo di origine satanica e, in antitesi, a un “rapimento” mistico e al rapimento della Chiesa.

In sostanza il raptus satanico è un anti‑rapimento, non una voce che si fonde, ma una realtà opposta e mortale.

 

Termini e fondamenti biblico-linguistici

 

  • Raptus (etimo e concetto): dal latino “raptus” (da “rapere”, prendere con forza), usato in ambito psicologico per indicare un impulso improvviso e violento che conduce ad atti distruttivi persino all’omicidio e al suicidio. Nella Bibbia non compare il termine come categoria psicologica, ma troviamo dinamiche di collera, follia, accecamento, “furore” e “cuore indurito” che aiutano a comprenderne le radici spirituali ed etiche.

 

  • Rapimento (harpazō): il verbo greco ἁρπάζω (harpazō, “cogliere, rapire, portar via con forza”) è usato in contesti di intervento divino: Paolo “fu rapito” (harpazō) al terzo cielo (2 Cor 12:2–4), Filippo “fu rapito” dallo Spirito Santo dopo l’incontro con l’eunuco (Atti 8:39), e la Chiesa “sarà rapita” insieme al Signore (1 Tess 4:17). Qui la “forza” è quella della grazia che sottrae, custodisce, conduce e trasforma.

 

  • Rapimento mistico (ekstasis): il greco ἔκστασις (ekstasis, “stupore, estasi, uscita da sé”) descrive esperienze anche singole come quella di Pietro che “cadde in estasi” (Atti 10:10). L’estasi biblica è sempre breve, orientata alla rivelazione e all’obbedienza, non alla fuga dall’esistenza né all’autocompiacimento.

 

  • Pietra provata (Is 28:16): metafora di fondamento certo in Cristo: “Ecco, io pongo in Sion una pietra, una pietra provata… chi crede non sarà colto da panico.” Qui il dinamismo è anti-raptus: la fiducia in Cristo placa l’irruenza, stabilizza, produce vigilanza.

 

  • Prudenza e prevenzione (Pro 22:3): “L’uomo accorto vede venire il pericolo e si nasconde.” L’azione del credente include il “pre-venire”: l’anticipazione disciplinata del male attraverso ascolto, discernimento, ed applica una sottrazione strategica. Infatti il Nuovo Testamento insegna che alla tentazione satanica bisogna resistere, e che essa non è eterna: se si oppone fermezza nella fede, Satana si allontana. I testi chiave sono Giacomo 4:7 (“Resistete al diavolo ed egli fuggirà da voi”) e 1 Pietro 5:9 (“Resistetegli stando fermi nella fede”).

 

  • Ascolto ordinato (Is 28:23): “Porgete orecchio… ascoltate la mia voce.” La Parola, ricevuta in modo quotidiano e meditato, educa l’affettività, stabilizza il giudizio e struttura la coscienza.

  

Meccanismi interiori del raptus distruttivo

 

  • Erosione affettiva e cognitiva: il raptus non nasce nel vuoto; spesso segue un “lavoro ai fianchi” come fa il pugile prima dell’attacco decisivo, fatto di stanchezza accumulata, frustrazione, isolamento, ruminazione e risentimento. La soggettività, impoverita, perde gradualità e passa all’atto senza mediazione.

 

  • Accecamento per collera e rancore: la collera incubata, il rancore coltivato, la percezione di obbligo umiliante (“fare cose che non vorrei”) comprimono la libertà interiore. L’ira, che biblicamente può essere giusta se breve e regolata, quando diventa covata e esplosiva conduce alla distruzione.

 

  • Dissociazione dal bene: la lontananza dalla presenza di Dio (non soltanto come sentimento, ma come pratica disertata della Parola e della preghiera) rimuove le “barriere interne” che frenano l’impulso. Nella Scrittura, l’insensatezza è spesso connessa all’oblio di Dio e alla chiusura al suo timore.

 

  • Crollo di autocontrollo: il dominio di sé (Gal 5:22–23, frutto dello Spirito Santo) quando viene trascurato, perde progressivamente i “muscoli” che sostengono decisioni sagge. Senza allenamento spirituale, l’urto imprevisto trova una struttura fragile.

 

In sintesi, il raptus è l’esplosione finale di una catena invisibile di micro-cessioni interiori: stanchezza non custodita, affetti non educati, verità non ascoltata, collera non elaborata, isolamento non sanato.

 

Meccanismi interiori del rapimento mistico e della Chiesa

 

  • Avvicinamento progressivo al volto di Dio: la rivelazione di Dio è “per veli”; l’amore misericordioso si fa conoscere in modo crescente. L’anima, come sposa, si apre alla comunione con lo Sposo; l’affetto viene purificato, ordinato, integrato.

 

  • Trasformazione affettiva: l’amore verso Dio, secondo le “affezioni religiose” di Jonathan Edwards, tende a stabilizzare l’anima, orientandola verso la gloria di Cristo e la carità operosa. L’intensità non è frenesia: è calore che illumina e disciplina.

 

  • Esperienze di estasi come segni funzionali: Pietro in estasi riceve direzione per l’evangelizzazione (Atti 10); Paolo, rapito, è confermato nella rivelazione; Filippo, rapito, è inviato. L’esperienza non cancella la missione: la rilancia.

 

  • Rapimento della Chiesa (harpazō): evento escatologico di sottrazione e incontro col Signore, primizia già figurata in Enoc ed Elia. La logica è di custodia e fedeltà: Dio trae a sé i “rimanenti” che attendono con sobria vigilanza. Qui la “forza” non è violenza cieca ma iniziativa sovrana di grazia; non scardina la persona, la compie, la porta alla sua vera casa.

Vigilanza e prevenzione: il “pre-venire” come disciplina spirituale

 

  • Fondamento in Cristo: costruire sulla “pietra provata” non è metafora poetica, ma architettura esistenziale: dottrina sana, obbedienza concreta, fiducia perseverante. La casa non crolla al primo urto.

 

  • Ascolto quotidiano della Parola: non tanto quantità, quanto qualità: testi meditati, interiorizzati, pregati. L’orecchio alla Parola modula l’affettività, allena il giudizio, fortifica la volontà.

 

  • Preghiera che ordina gli affetti: la preghiera non è sfogo indistinto, ma offerta dell’ira, del risentimento, della paura. I Salmi insegnano a dire il male senza farne la misura del vero, trasfigurandolo alla luce di Dio.

 

  • Comunità e confessione fraterna: la correzione reciproca, l’incoraggiamento, la condivisione delle lotte impediscono l’isolamento che alimenta ruminazione e raptus. La grazia ha un volto ecclesiale.

 

  • Sobrietà e riposo: la stanchezza cronica abbassa le difese. Sobrietà di ritmi, riposo onorato, lavoro ordinato e limiti riconosciuti sono parte della “sapienza” che previene l’urto distruttivo.

 

Discernimento delle tentazioni ricorrenti: nominare gli schemi: dove nascono i picchi di collera? quale narrazione interiore li alimenta? quali trigger ambientali li innescano? La prudenza biblica vede, nomina e si sottrae. “L'uomo accorto vede venire il male e si nasconde (o si sottrae), ma gli ingenui tirano avanti e ne subiscono le conseguenze” (Prov 22:3). il Nuovo Testamento insegna che quando si avvicina la tentazione satanica bisogna resistere: “Resistete al diavolo ed egli fuggirà da voi” (Giacomo 4:7); “Resistetegli stando fermi nella fede” (1 Pietro 5:9). La tentazione non è infinita: se affrontata con fermezza, essa si ritira.

 

Palestra dell’anima: allenare il dominio di sé

 

  • Esercizi di verità: memorizzare brevi passi, ruminare una parola-chiave per la giornata, scrivere una preghiera di custodia. La verità ripetuta diventa fibra morale.
  • Esercizi di carità: atti piccoli e deliberati di bene verso chi ci irrita. La carità spezza il circuito del risentimento, ricodifica l’affetto.
  • Esercizi di tempo: micro-soste nell’arco della giornata per respirare, invocare, riorientare. In questo modo l’urto improvviso maligno trova un cuore già regolato.
  • Esercizi di limite: rinunce scelte (parola trattenuta, clic evitato, risposta differita) per allenare l’inerzia dell’impulso. Il dominio di sé cresce come un muscolo.

 

 Voci protestanti utili al discernimento

 

  • Jonathan Edwards (Religious Affections): distingue tra affezioni autentiche e affezioni meramente naturali. Le prime orientano alla gloria di Cristo, producono umiltà, perseveranza e santità; le seconde cercano il sé e si esauriscono nell’emotività.
  • John Owen (Mortification of Sin): il peccato va “messo a morte” per mezzo dello Spirito Santo attraverso pratiche quotidiane di fede e obbedienza. Il raptus è spesso l’ultimo anello di una catena non interrotta.
  • Martin Lutero (Oratio, Meditatio, Tentatio): la maturità nasce dall’orazione, dalla meditazione della Parola e dalla tentazione vissuta alla presenza di Dio. La tentazione, riconosciuta e portata a Dio, diventa scuola; negata, diventa trappola.
  • John Walvoord / Charles Ryrie (escatologia): sul rapimento della Chiesa, la prospettiva pretribolazionista vede l’harpazō (rapimento Chiesa) come atto di custodia e speranza, motivando una vigilanza sobria e una missione presente centrata su Cristo.

 Sintesi finale: forza che distrugge, forza che custodisce

 La persona di Dio quando vede arrivare la tentazione del male si allontana e resiste; quando vede arrivare il Signore si avvicina e si consegna a Lui.  In questo doppio movimento si gioca la prevenzione del raptus e la preparazione al rapimento.

 Raptus satanico: forza cieca che esplode perché la casa era senza fondamento; nasce dalla diserzione della verità, dal rancore coltivato, dall’isolamento dell’anima.

Rapimento di Dio: forza di grazia che sottrae e porta alla comunione; nasce dall’ascolto perseverante, dall’amore ordinato, dalla vigilanza prudente.

Traccia pratica di prevenzione quotidiana

1.     Parola: un passo breve al mattino, ruminato nell’arco del giorno, con una frase-chiave memorizzata.

2.     Preghiera: tre soste brevi (mattino, metà giornata, sera) per consegnare collera e ansia alla presenza di Dio.

3.     Comunità: un contatto fraterno settimanale per condividere la lotta e ricevere correzione e incoraggiamento.

4.     Carità: un atto deliberato verso una persona “difficile”, per spezzare il circuito del risentimento.

5.     Limite: una rinuncia concreta al giorno, per allenare il dominio di sé.

6.     Riposo: proteggere tempi di sonno e ritmi umani; la sobrietà è parte della sapienza.


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