La Legge la Fedeltà e la Maturità nel Regno Futuro - Studio - n. 237

 -di Renzo Ronca  9-12-25


Il Testo 

Matt 5:17 “Non dovete pensare che io sono venuto a sciogliere i vincoli della Legge e dei Profeti; non sono venuto a sciogliere i vincoli, ma a dare loro pieno significato. 18 Amen, vi dico infatti: prima che il cielo e la terra passino via, dicerto nemmeno la più piccola lettera o tratto di lettera passerà via dalla legge, finché tutto non sia avvenuto. 19 Chi dunque scioglierà i vincoli di uno solo di questi comandamenti, persino di quelli minimi, e così insegnerà agli altri, sarà chiamato minimo del regno dei cieli; chi li metterà in pratica e li insegnerà, sarà chiamato grande nel regno dei cieli.” (tratto dalla Bibbia della Riforma Nuovo Testamento - nuova traduzione dal greco)

 

Introduzione 

Il passo di Matteo 5:17-19 rimane ancora oggi oggetto di diverse applicazioni e interpretazioni. Come sappiamo Gesù dichiara di non essere venuto per abolire la Legge o i Profeti, ma per compierli. Questo ci invita a riflettere nuovamente sul rapporto tra il nuovo patto e la permanenza della Legge. Non si tratta di un discorso astratto, ma di una parola che tocca la nostra vita quotidiana, il nostro modo di intendere la fedeltà e l’integrità davanti a Dio. Siccome in alcuni versetti chiave ci viene detto di fare spesso il punto per vedere se siamo nella fede, se procediamo davvero in linea con gli insegnamenti scritturali, proviamo a tenerne conto e poi proseguiremo con maggiore convinzione: Alcuni versetti chiave

  • 2 Corinzi 13:5 «Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete voi stessi che Gesù Cristo è in voi? A meno che non siate riprovati.» → Paolo invita i credenti a un esame costante, non per dubitare della salvezza, ma per verificare la genuinità della loro fede e la presenza viva di Cristo in loro.
  • 1 Giovanni 2:3-4 «Da questo sappiamo che l’abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: “Io l’ho conosciuto” e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo, e la verità non è in lui.» → Giovanni lega la conoscenza di Cristo all’osservanza dei comandamenti, mostrando che la prova della fede è la fedeltà concreta.
  • Giacomo 1:22-23 «Siate facitori della parola e non soltanto uditori, illudendo voi stessi. Perché se uno è uditore della parola e non facitore, è simile a un uomo che guarda il suo volto naturale in uno specchio.» → La fede non è solo ascolto, ma pratica. L’esame di sé consiste nel vedere se la Parola ha trasformato la vita.
  • Filippesi 2:12-13 «Compiete la vostra salvezza con timore e tremore; perché Dio è colui che produce in voi il volere e l’operare, per la sua benevolenza.» → Non si tratta di guadagnare la salvezza, ma di viverla con serietà, lasciando che Dio operi in noi.

 

1. Matteo 5:17-19 – La Legge compiuta da Cristo Gesù afferma: «Non pensate che io sia venuto per abolire la Legge o i Profeti; io sono venuto non per abolire, ma per compiere».

  • Il verbo greco plēroō (πληρόω) significa “riempire, portare a compimento, dare pieno significato”.
  • La Legge non viene cancellata, ma interiorizzata e resa viva nella persona e nell’opera di Cristo.
  • Gesù non riduce la Legge, ma la porta alla sua pienezza, mostrando che essa non è un peso esterno, ma una via di santità che si realizza nella comunione con Lui.

Per approfondire meglio il concetto proviamo a fare dei confronti con l’AT, utili a ragionare:

2. Giosuè 24:14-27 – Integrità e fedeltà nel Patto Dopo il passaggio del Giordano, Giosuè pone una linea di confine spirituale e invita il popolo a rinnovare il patto con il Signore.  Giosuè 24:14 Dunque temete il SIGNORE e servitelo con integrità e fedeltà; togliete via gli dèi ai quali i vostri padri servirono di là dal fiume e in Egitto, e servite il SIGNORE. 15 E se vi sembra sbagliato servire il SIGNORE, scegliete oggi chi volete servire: o gli dèi che i vostri padri servirono di là dal fiume o gli dèi degli Amorei, nel paese dei quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo il SIGNORE»  Il Giordano appare qui come una ulteriore linea di confine, come se il Signore con infinita pazienza riprendesse sempre il suo popolo che andava fiori strada. Noi non ci dobbiamo sentire superiori perché anche noi spesso sbagliamo.

  • Integrità: dall’ebraico tāmîm (תָּמִים), che significa “integro, completo, senza difetto”.
  • Fedeltà: dall’ebraico ’ĕmûnâh (אֱמוּנָה), che indica “fermezza, stabilità, affidabilità”. Il popolo è chiamato a servire il Signore non più come prima, ma con una consapevolezza nuova, radicata nella sincerità e nella lealtà.

Questa puntualizzazione era necessaria perché il popolo si sviava continuamente, proprio come oggi. Ci ricorda l’episodio di Mosè che, scendendo dal monte, spezzò le prime tavole e disse: «Chi è per il Signore venga a me» (Esodo 32:26). Qui avvenne una separazione drammatica, segno che il patto non può essere vissuto con superficialità.

3. La domanda personale Il confronto tra Matteo e Giosuè ci porta a domandarci:

  • Io seguo davvero con fedeltà e integrità?
  • Se Gesù ha realizzato il nuovo patto, il vecchio è cancellato?
  • I comandamenti sono forse diventati opzionali?

La riflessione attenta di quanto dice il Signore non è così superficiale; vi aggiungo altri elementi di riflessione:

  • La Legge resta in ogni minimo punto. Gesù non cambia le parole, ma le approfondisce e le interiorizza.
  • Il sabato: Gesù e gli apostoli lo rispettavano, pur contestando l’uso distorto dei farisei.
  • Il Decalogo: rimane inalterato, come dimostra la visione dell’Apocalisse, dove Giovanni vede il tempio con l’arca contenente la Legge (Apocalisse 11:19).
  • Matteo 5:18: «Prima che il cielo e la terra passino, neppure una iota o un apice passerà dalla Legge, finché tutto sia adempiuto».

4. Il Decalogo inalterato nella visione dell’Apocalisse Il Decalogo non è un frammento del passato, ma un segno eterno della volontà di Dio. In Apocalisse 11:19 leggiamo: «Allora si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve l’arca del suo patto nel tempio». L’arca del patto, che conteneva le tavole della Legge (Deuteronomio 10:2), appare nella visione celeste, come testimonianza che la Legge rimane parte integrante del piano divino.

Questa immagine è di grande forza: Giovanni, ispirato dallo Spirito Santo e da Gesù risorto, vede il tempio celeste e l’arca, segno che la Legge non è stata cancellata, ma trasportata nella dimensione eterna. La Legge resta, non come mezzo di salvezza, ma come rivelazione della santità di Dio.

Il teologo John Stott osservava che «la Legge non giustifica, ma rimane la rivelazione della volontà di Dio e il fondamento della santità cristiana». Giovanni Calvino, nelle Istituzioni, affermava che «la Legge è come uno specchio che mostra la volontà di Dio e la nostra insufficienza, ma rimane norma di vita per i credenti». Questi due contributi ci aiutano a comprendere che la visione dell’arca nell’Apocalisse non è un dettaglio simbolico, ma un richiamo alla permanenza della Legge fino al compimento finale.

5. Matteo 5:18 e la prospettiva escatologica Gesù dichiara: «Amen, vi dico: prima che il cielo e la terra passino, neppure una iota o un apice passerà dalla Legge, finché tutto sia adempiuto».

La prospettiva escatologica: la Legge rimane fino alla fine dell’età presente.

In 2 Pietro 3:10 leggiamo: «Il giorno del Signore verrà come un ladro; in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno e la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate». E in Apocalisse 6:14: «Il cielo si ritirò come una pergamena che si arrotola». Questi testi mostrano che Gesù non parla solo di un compimento morale, ma di un compimento cosmico.

Il teologo Leon Morris sottolineava che «Gesù non riduce la Legge, ma la porta alla sua pienezza, e questa pienezza si realizzerà solo alla fine dei tempi». La Legge rimane fino al momento in cui Dio sarà tutto in tutti (1 Corinzi 15:28).

6. Matteo 5:19 – La maturità verso la perfezione Il versetto successivo aggiunge un ulteriore livello di riflessione: «Chi dunque scioglierà i vincoli di uno solo di questi comandamenti, persino di quelli minimi, e così insegnerà agli altri, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; chi li metterà in pratica e li insegnerà, sarà chiamato grande nel regno dei cieli».

Qui non si parla di salvezza, che è per grazia mediante la fede (Efesini 2:8-9). Anche chi non rispetta pienamente la legge potrà essere salvato se ha fede nel Signore, ma Gesù parla di maturità spirituale e di misura della fedeltà.

  • Chi vive e insegna i comandamenti con superficialità sarà minimo nel regno.
  • Chi li vive e li insegna con profondità sarà grande.

Paolo, in 1 Corinzi 15:41-42, scrive: «Una stella differisce da un’altra stella in splendore. Così è anche la risurrezione dei morti». Non tutti i credenti avranno la stessa gloria: la salvezza è comune, ma la ricompensa varia secondo la fedeltà.

Gesù richiama anche la responsabilità dell’insegnamento: non basta praticare, occorre trasmettere fedelmente. Martin Lutero, pur insistendo sulla giustificazione per fede, affermava che «la fede autentica non può non produrre opere». Chi insegna sciogliendo i vincoli dei comandamenti sarà minimo; chi insegna con fedeltà sarà grande.

Infine, Gesù dichiara: «Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste» (Matteo 5:48). La perfezione (teleios, τέλειος) significa maturità, completezza, coerenza. Matteo 5:19 ci mostra che la maturità si misura nella fedeltà ai comandamenti, anche nei minimi dettagli.




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