APOCALISSE 19:1-6 – Gioia nel Cielo per la Caduta di Babilonia: L’Espressione “Alleluia” - Studio n. 299

di Renzo Ronca  - 24-1-26

 

Tratto dal nostro libro “Supporto al libro dell’Apocalisse”, in https://drive.google.com/file/d/1BRreg7cNn_0nguVX3OV3GOn13vKA3Clz/view?usp=drive_link  - pag. 262

 

Introduzione

Nella nostra lettura [del libro dell'Apocalisse] siamo ormai giunti alla conclusione dei giudizi divini che l’Apocalisse presenta con progressione crescente e da prospettive complementari. Dopo la caduta di Babilonia, simbolo della ribellione organizzata contro Dio, il cielo esplode in una lode che anticipa le “nozze dell’Agnello” (cap. 19) e prepara il ritorno reale e visibile di Gesù Cristo (cap. 20). Prima di giungere a quel momento, il testo ci invita a contemplare ciò che accade nel cielo mentre sulla terra si chiude definitivamente il ciclo della seduzione e dell’inganno.

IL TESTO

Apocalisse 19:1 Dopo ciò, udii come una voce potente di una folla immensa nel cielo che diceva: «Alleluia! Salvezza, gloria e potenza sono del nostro Dio; 2 perché veri e giusti sono i suoi giudizi, egli ha condannato la grande meretrice che corrompeva la terra con la sua prostituzione, vendicando su di lei il sangue dei suoi servi!». 3 E per la seconda volta dissero: «Alleluia! Il suo fumo sale nei secoli dei secoli!». 4 Allora i ventiquattro vegliardi e i quattro esseri viventi si prostrarono e adorarono Dio, seduto sul trono, dicendo: «Amen, alleluia». 5 Partì dal trono una voce che diceva: «Lodate il nostro Dio, voi tutti, suoi servi, voi che lo temete, piccoli e grandi!». 6 Udii poi come una voce di una immensa folla simile a fragore di grandi acque e a rombo di tuoni possenti, che gridavano: «Alleluia. Ha preso possesso del suo regno il Signore, il nostro Dio, l'Onnipotente.

Ap 19:1 – “Dopo ciò…”

L’espressione greca meta tauta (“dopo queste cose”) introduce un nuovo quadro rivelativo. Giovanni usa spesso questa formula per segnare un passaggio netto nella visione. Dopo la caduta di Babilonia, la scena si sposta nuovamente nel cielo, dove si prepara la manifestazione finale del Messia.

Ap 19:1 – “…udii come una voce potente di una folla immensa nel cielo…”

Etimologia dei termini

  • Voce: phōnē = “suono”, “richiamo”, “proclamazione”.
  • Potente: megalē = “grande”, “imponente”, “maestosa”.
  • Folla immensa: ochlou pollou = “moltitudine numerosa”, “assemblea sterminata”.

Walvoord   osserva che non si tratta di un semplice coro, ma di un fragore collettivo che riempie il cielo, simile a un’onda sonora che travolge l’ascoltatore.

Chi è questa folla immensa?

Negri   sottolinea che la lode coinvolge tutti coloro che appartengono a Dio: esseri angelici, riscattati, e ogni realtà fedele al Creatore. I testi poetici e profetici dell’Antico Testamento anticipano questa coralità cosmica.

Risonanze veterotestamentarie

  • Salmi 69:34: “Lo lodino i cieli e la terra…”
  • Isaia 44:23: “Cantate, o cieli… giubilate, o profondità della terra…”

Ogni gruppo loda Dio per un motivo specifico.

I gruppi celesti

  • I ventiquattro anziani: rappresentano la Chiesa rapita, già glorificata.
  • I quattro esseri viventi: esseri angelici vicini al trono, probabilmente serafini e cherubini.
  • La folla del versetto 6: secondo Negri, potrebbe includere anche i credenti rimasti fedeli durante la grande tribolazione, scampati al martirio e ancora viventi sulla terra.

Ulteriori contributi

  • Aune  : la moltitudine rappresenta la totalità del popolo celeste, unita nella proclamazione della giustizia divina.
  • Beale  : la lode celeste è risposta diretta alla manifestazione della santità di Dio nel giudicare il male.
  • Mounce  : la caduta di Babilonia è vista come un atto liberatorio che permette al cielo di esplodere in adorazione.

NOTA SUI 24 ANZIANI – Chiesa o Sposa

Donges   interpreta i ventiquattro anziani come rappresentazione dell’intero popolo di Dio già glorificato: i santi dell’antico patto e la Chiesa dei primogeniti. Il numero ventiquattro (due volte dodici) richiama la totalità del popolo redento.

Questa è l’ultima volta in cui appaiono come “anziani”. Dopo le “nozze dell’Agnello”, i credenti non sono più rappresentati come un collegio simbolico, ma come la Sposa stessa, unita al Messia nella Sua manifestazione gloriosa.

Ulteriori contributi

  • Ryrie  : gli anziani rappresentano la Chiesa già rapita, poiché indossano vesti bianche e corone, simboli tipici dei redenti.
  • Thomas  : la loro funzione è liturgica e rappresentativa; essi accompagnano i giudizi divini con approvazione e adorazione.

NOTA SULLA PAROLA “ALLELUIA”

Etimologia

  • Halĕlû-Yah: imperativo plurale del verbo halal (“lodare”, “celebrare”) + abbreviazione del nome divino Yah (forma poetica di YHWH). Significa dunque: “Lodate YHWH”.

Negri   sottolinea che questo è l’unico passo del Nuovo Testamento in cui compare l’espressione “Alleluia”. La sua rarità ne accresce il peso teologico. Egli osserva giustamente che oggi si fa un largo uso e abuso dell’espressione “alleluia” nelle canzoni e nella musica più o meno religiosa, ma spesso senza comprenderne il significato profondo. La lode, nella Scrittura, non è una formula ripetuta meccanicamente, né una parola dal suono quasi magico capace di produrre effetti straordinari. È un atto di riverenza che nasce in momenti particolari, con un cuore intenso e consapevole, quando si riconosce la santità e la giustizia di Dio.[1]

 

Ricorrenze nei Salmi

Nei salmi alleluia ricorre ventidue volte. La prima (Salmi 104:35) è collegata al giudizio sugli empi. L’“alleluia” biblico non è un’esclamazione generica di gioia, ma un grido di adorazione per la giustizia di Dio che ristabilisce l’ordine morale dell’universo.

 

Ulteriori contributi

  • Keil e Delitzsch  : l’“alleluia” nei Salmi è spesso legato alla liberazione del giusto e alla sconfitta del male.
  • Carson  : nel Nuovo Testamento, la sua comparsa unica in Apocalisse 19 indica un momento di svolta nella storia della redenzione.
  • Ladd  : l’“alleluia” è la risposta del cielo alla rivelazione finale della sovranità di Dio.

SEZIONE APPLICATIVA – L’“Alleluia” che nasce nella prova

1. La lode come atto di discernimento

La lode non è evasione, ma riconoscimento della giustizia di Dio anche quando la storia sembra dominata dal male.

2. Le “Babilonie” di oggi

Ogni epoca ha i suoi sistemi di seduzione. La fedeltà si misura nelle scelte quotidiane che rifiutano l’idolatria del potere e dell’apparenza.

3. La solitudine del credente e la moltitudine celeste

La fedeltà silenziosa del credente è parte di un coro molto più grande, anche quando sulla terra sembra isolata.

4. L’“Alleluia” come parola pesata

L’“alleluia” non è una formula leggera. È un grido che nasce quando la giustizia di Dio si manifesta.

5. La signoria di Dio come fondamento della speranza

La storia non è abbandonata al caso: Dio regna, e il Suo regno si manifesterà pienamente.

CONCLUSIONE MEDITATIVA

La scena dei primi versetti di Apocalisse 19 non è un quadro lontano, ma una finestra aperta sul destino del mondo e sul senso della nostra fedeltà quotidiana. Il cielo loda Dio perché la Sua giustizia si manifesta; la Chiesa sulla terra loda Dio perché sa che quella giustizia verrà.

L’“alleluia” del cielo diventa così un invito: vivere già ora come cittadini del Regno che verrà, resistere alle seduzioni di Babilonia, e custodire una lode che non banalizza il sacro, ma lo onora con timore, verità e speranza.

 



[1] È facile, nella storia della fede, scivolare nell’idea che una formula pronunciata da una figura religiosa produca automaticamente un effetto spirituale, quasi fosse un meccanismo garantito o un gesto dotato di potere intrinseco. Quando si attribuisce efficacia miracolosa alla semplice recitazione di parole rituali, si entra in una logica che assomiglia alla magia, intesa nel senso negativo di un potere automatico legato alla formula e non al cuore. La Scrittura, invece, richiama sempre alla verità interiore e alla relazione viva con Dio. Confidare nella formula anziché nel Signore che ascolta significa avvicinarsi all’idolatria: si affida potere al gesto, non a Dio.



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