I Tre Tempi della Rivelazione e Il Nostro Tempo - Meditazione Biblica tra Salmo 39, Marco 14 e Luca 9–10 – n. 284
di Renzo Ronca 13-1-26
La Scrittura offre spesso quadri
paralleli che, pur appartenendo a epoche diverse, convergono verso un’unica
linea spirituale. Il Salmo 39, Marco 14 e Luca 9–10 possono essere letti come
tre momenti che si richiamano: il tempo dell’uomo davanti a Dio, il tempo del
Figlio nel compimento della redenzione, il tempo della Chiesa nella sua attesa
e preparazione. Questi tre tempi non sono separati, ma si intrecciano nella
coscienza del credente che vive oggi, sospeso tra fragilità, redenzione e
missione.
1. Il tempo di Davide: la vita come soffio e la fedeltà di Dio
1.1. La consapevolezza della
fragilità
Il Salmo 39 è una meditazione sulla brevità della vita. Il termine ebraico hebel (soffio, vapore – vedi ‘Approfondimenti’ in fondo allo studio con parallelo in Abele) esprime la precarietà dell’esistenza umana. Davide, ormai provato, percepisce che i suoi giorni sono come una misura breve. La sua preghiera non è disperazione, ma lucidità spirituale: riconosce la disciplina di Dio e si abbandona alla Sua misericordia.
1.2. Nota sullo stato di Davide al tempo
del Salmo 39
La tradizione esegetica evangelica vede in questo salmo un contesto di afflizione fisica seria, forse una malattia prolungata. I commentatori sottolineano che Davide vive questa sofferenza come disciplina e purificazione. Negli ultimi anni della sua vita, secondo 1 Re 1–2 e 1 Cronache 28–29, Davide appare debole nel corpo ma saldo nella fede. La sua fine è segnata da lucidità, riconciliazione e fiducia nella promessa di Dio.
1.3. La parabola della vita di Davide
La vita di Davide può essere letta come una parabola: chiamata, caduta, restaurazione, maturità. La sua vecchiaia non è un tramonto amaro, ma un ritorno essenziale al cuore della fede: l’uomo è un soffio, ma la fedeltà di Dio rimane. In prospettiva escatologica, Davide rappresenta il credente che, avvicinandosi alla fine del suo cammino terreno, riconosce la propria fragilità e si affida completamente al Signore.
2. Il tempo di Gesù: l’offerta preziosa
prima della croce
2.1. Il gesto profetico della donna
In Marco 14, la donna che versa il
profumo prezioso compie un atto che Gesù interpreta come preparazione alla Sua
sepoltura. Giovanni identifica questa donna con Maria di Betania. Il profumo (nardos
pistikòs, nardo puro) richiama l’idea di un’offerta totale. Nel santuario
di Mosè, il profumo era simbolo delle preghiere che salgono a Dio come aroma
gradito.
2.2. Il valore spirituale del gesto
Maria non comprende pienamente ciò che
sta facendo, ma il suo cuore è già allineato al mistero della croce. Il suo
gesto è un atto di amore puro, non calcolato, che anticipa la sofferenza del
Figlio di Dio. Il prezzo elevato del profumo richiama il prezzo della
redenzione: il Figlio stesso offerto per noi.
2.3. La dimensione affettiva e
spirituale
Maria vive un’intimità con il Signore
che non passa attraverso ragionamenti complessi, ma attraverso un amore
diretto. Questo amore, che unisce lacrime e dono, è una forma di partecipazione
anticipata al sacrificio di Cristo. Gesù riconosce questo gesto come il più
adeguato in quel momento in cui stava per essere tolto dalla terra.
3. Il tempo della Chiesa: attesa,
umiltà e missione
3.1. L’insegnamento di Luca 9
Luca 9 presenta un clima di transizione:
Gesù sta per essere tolto dalla terra. In questo contesto, Egli richiama i
discepoli all’umiltà, alla rinuncia, alla vigilanza. Il credente è chiamato a
seguire il Signore senza condizioni, senza rimandare, senza guardare indietro.
3.2. La missione potenziata
L’invio dei settanta discepoli (Luca 10)
mostra che, mentre il tempo terreno di Gesù si avvicina alla conclusione, la
missione si amplia. Il numero settanta richiama la totalità delle nazioni
(Genesi 10), indicando che la missione della Chiesa è universale. Lo Spirito
Santo, promesso da Gesù, diventa la forza che moltiplica e sostiene questa
missione.
3.3. La Chiesa tra morte e vita
Il credente porta in sé la morte e la
vita: la morte, perché la carne rimane fragile; la vita, perché lo Spirito
Santo ha riattivato lo spirito dell’uomo nella nuova nascita. La Chiesa vive
nell’attesa del ritorno del Signore, consapevole che la missione continua fino
al compimento.
4. Il nostro tempo: vivere i tre tempi insieme
4.1. La consapevolezza della brevità
Come Davide, anche noi scopriamo la
fragilità della vita, soprattutto con l’avanzare degli anni. Questa
consapevolezza non deve generare paura, ma abbandono fiducioso.
4.2. L’intimità con Cristo
Come Maria di Betania, siamo chiamati a
un amore che precede la comprensione, un amore che si dona e si arrende. Ci
sono momenti in cui il cuore si scioglie davanti al Signore in un’offerta
silenziosa che solo Lui comprende.
4.3. La missione nello Spirito Santo
Come i discepoli inviati da Gesù,
viviamo un tempo di attesa attiva. Lo Spirito Santo è la Persona che consola,
guida, apre le coscienze, prepara i cuori. La missione non si ferma: continua
fino al ritorno del Signore.
Conclusione
I tre tempi – Davide, Gesù, la Chiesa –
convergono nel credente che vive oggi. Fragilità, redenzione e missione non
sono fasi separate, ma dimensioni simultanee della vita spirituale. Il Signore
ci chiama a vivere la nostra breve vita come offerta preziosa, sostenuti dallo
Spirito Santo, nell’attesa del compimento finale.
Approfondimenti
A. Abele e hebel: la fragilità originaria e la linea del rimanente
1. Etimologia e significato - Il termine ebraico hebel indica soffio,
vapore, inconsistenza. È la parola che ricorre nel Salmo 39 per descrivere la
caducità della vita umana. Il nome “Abele” è la stessa parola: Hevel. La
prima morte della storia biblica porta dunque un nome che significa “soffio”,
quasi un titolo profetico della condizione umana dopo la caduta.
2. Abele come figura della vita breve Abele è il primo uomo a morire. La sua vita è breve,
interrotta, innocente. La sua esistenza diventa un paradigma della fragilità
umana. Il suo sacrificio è gradito a Dio, ma la sua vita terrena è spezzata
dalla violenza del fratello. In lui si manifesta la tensione tra la fede che si
affida e la forza che si ribella.
3. Caino come figura della resistenza Caino rappresenta l’uomo che rifiuta il consiglio del
Signore. La sua storia mostra la progressione del peccato: gelosia, ira, violenza,
fuga. Il contrasto Abele–Caino non è un dualismo artificiale, ma la descrizione
della condizione umana dopo Genesi 3.
4. Set come nuovo inizio Dopo la morte di Abele, Dio dona a Eva un altro
figlio: Set. Il suo nome è collegato al verbo “porre, stabilire”. Set è il
figlio “posto” da Dio, il nuovo inizio che prepara la genealogia della
promessa. Da Set nasce la linea che conduce a Noè, poi ad Abramo, e infine a
Cristo. È la linea del rimanente, il filo della grazia che attraversa la
storia.
5. Connessione con il Salmo 39 Quando Davide afferma che l’uomo è un soffio, si
colloca nella stessa linea di consapevolezza inaugurata da Abele. La fragilità
dell’uomo e la fedeltà di Dio si intrecciano fin dall’inizio della storia
biblica.
B. La malattia e la vecchiaia di
Davide: quadro biblico ed esegetico
1. Dati biblici La Scrittura presenta Davide nella vecchiaia come un
uomo fisicamente debole: non riesce a riscaldarsi, ha bisogno di assistenza, è
consapevole della fine imminente. La sua morte è descritta come “addormentarsi
con i padri”, formula che indica pace e compimento.
2. Il contesto del Salmo 39 Molti commentatori evangelici leggono il Salmo 39
come preghiera composta durante una malattia prolungata. Il salmo mostra un
uomo che sente il peso della disciplina divina, ma che si abbandona alla
misericordia del Signore.
3. La fine di Davide 1 Re 2 e 1 Cronache 28–29 mostrano un Davide lucido,
riconciliato, capace di trasmettere un testamento spirituale. La sua preghiera
finale è un inno di lode, non un lamento. La sua vita si chiude nella fiducia,
non nell’amarezza.
4. Significato spirituale Davide diventa figura del credente che, pur
attraversando fragilità e disciplina, termina il suo cammino nella fedeltà del
Signore. La sua vecchiaia è un ritorno all’essenziale: la vita è un soffio, ma
Dio rimane.
C. Il profumo di Betania: simbolismo
e compimento
1. Il gesto della donna In Marco 14, la donna versa sul capo di Gesù un
profumo prezioso. Giovanni identifica questa donna con Maria di Betania. Il
profumo è nardo puro, unguento costoso, simbolo di un’offerta totale.
2. Il profumo nel santuario Nel santuario di Mosè, il profumo era composto
secondo una formula sacra e rappresentava le preghiere che salgono al Signore
come aroma gradito. Il gesto di Maria si colloca in questa tradizione:
un’offerta che sale a Dio.
3. Significato profetico Gesù interpreta il gesto come preparazione alla Sua
sepoltura. Maria anticipa, senza comprenderlo pienamente, il mistero della
croce. Il suo gesto è un linguaggio spirituale che precede la comprensione
razionale.
4. Dimensione affettiva Maria rappresenta l’amore che si dona senza calcolo.
Il suo gesto è un atto di adorazione pura, che unisce lacrime e dono. Gesù lo
riconosce come il gesto più adeguato in quel momento decisivo.
D. Il numero settanta: missione e
universalità
1. Radici bibliche Il numero settanta richiama la tavola delle nazioni
in Genesi 10, simbolo della totalità dei popoli. Nella tradizione ebraica,
settanta è numero di completezza e rappresenta l’umanità nella sua interezza.
2. L’invio dei settanta discepoli In Luca 10, Gesù invia settanta discepoli a due a
due. Questo invio anticipa la missione universale della Chiesa. Il tempo
terreno di Gesù si avvicina alla conclusione, ma la missione si amplia.
3. Significato spirituale Il numero settanta indica che la missione non è
ristretta a un gruppo, ma aperta a tutte le nazioni. Lo Spirito Santo
moltiplica la testimonianza, prepara i cuori, apre le coscienze.
E. La dinamica morte–vita nella
Chiesa: tensione e compimento
1. La condizione del credente Il credente porta in sé la morte e la vita. La morte,
perché la carne rimane fragile. La vita, perché lo Spirito Santo ha riattivato
lo spirito dell’uomo nella nuova nascita.
2. La tensione spirituale La vita cristiana è una tensione continua tra ciò che
passa e ciò che rimane. Il credente vive nella consapevolezza della propria
fragilità, ma anche nella certezza della vita eterna.
3. La missione nell’attesa La Chiesa vive nell’attesa del ritorno del Signore.
Questa attesa non è passiva, ma attiva: evangelizzazione, testimonianza,
preparazione. La missione continua fino al compimento.
4. Il compimento finale La dinamica morte–vita culmina nella risurrezione. La
Chiesa vive già ora la vita nuova, ma attende la piena manifestazione della
gloria del Signore.
Commenti
Posta un commento