La Solitudine Vigile del Responsabile: Filippesi 1 Come Scuola di Fiducia - Riflessione Pastorale - n. 295

di Renzo Ronca  21-1-25


La riflessione di oggi è pensata per i responsabili delle comunità, sia piccole sia grandi. Una delle caratteristiche più impegnative del servizio pastorale, a cui si pensa poco, è una certa forma di solitudine, o di impossibilità a essere presenti come si vorrebbe. Questo è uno stato d’animo tipico di qualsiasi genitore, sia che abbia generato figli carnali sia che abbia generato figli spirituali: vorrebbe essere sempre presente, protettivo, risolutivo in ogni istante dei loro problemi.

Anche se il sentimento d’amore è buono, se ciò avvenisse continuamente, cioè se i genitori fossero sempre eccessivamente presenti, i figli non crescerebbero mai. Il vero padre, o pastore che sia, deve sapere anche quando lasciare una certa libertà decisionale ai figli, anche a rischio che questi possano fare piccole scelte sbagliate. Spesso è il Signore stesso che procura delle “assenze forzate” al responsabile, in modo che possa riflettere su molte cose, ma anche la comunità stessa possa rafforzarsi e crescere in responsabilità.

Paolo si trova in una prigione romana da circa due anni per una complessa causa in cui era stato trascinato; ma con tono equilibrato e sereno scrive alla comunità di Filippi su argomenti di una certa importanza, facendo delle riflessioni utili a loro, a se stesso e, oggi, anche a noi.

1. La serenità che nasce dalla fiducia nell’opera di Dio

Il primo punto che dà un’impostazione di serenità è:

“6 Io sono sicuro che Dio, il quale ha iniziato in voi un buon lavoro, lo condurrà a termine per il ritorno di Gesù Cristo” (versione TILC).

Chi fonda le comunità, le guida, le istruisce è importante; ma Paolo sa che il vero iniziatore e realizzatore è il Signore. Questa affermazione “calma”, per così dire, ogni preoccupazione.

Si può accostare qui anche 1 Tessalonicesi 5:24: “Colui che vi chiama è fedele e farà tutto questo”.

2. Una preghiera che educa alla decisione

Il secondo punto è la preghiera di Paolo per la comunità:

“9 Ed ecco ciò che chiedo a Dio per voi: che il vostro amore aumenti sempre di più in conoscenza e in sensibilità, 10in modo che sappiate prendere decisioni giuste”.

Il saper prendere decisioni giuste non è sempre facile. La base è l’amore che viene da Dio: tale dono è come il carburante che sviluppa la conoscenza e la sensibilità, cioè una concretezza misericordiosa capace di valutare il presente e i passi da compiere.

Efesini 4:15 parla di “dire la verità nell’amore”, e Romani 12:2 richiama il rinnovamento della mente per “discernere la volontà di Dio”.

3. Le “assenze forzate” e la maturazione della comunità

a) La prigionia come occasione di crescita

Paolo non si lamenta della sua prigionia, ma ne coglie il lato positivo:

“12 Desidero che sappiate questo, fratelli: la situazione in cui mi trovo ha giovato alla diffusione del Vangelo”.

E aggiunge:

“14 La maggioranza dei fratelli, proprio perché io sono in carcere, ha acquistato una fiducia più grande nel Signore e annunziano la parola di Dio con più decisione e senza paura”.

La sua assenza ha rafforzato la comunità. I credenti, “forzati” a prendere decisioni e a evangelizzare, crescono nella pratica e non restano credenti teorici.

Efesini 4:11‑16 mostra proprio questo: il ministero dei responsabili serve a portare i santi alla maturità.

b) Le dinamiche contorte e la libertà interiore di Paolo

Paolo non ignora le motivazioni sbagliate di alcuni predicatori:

“15 Alcuni, è vero, predicano Cristo solo per gelosia e in polemica con me; […] 18 Ma che importa? In ogni modo, o per invidia o con sincerità, Cristo è annunziato”.

Una lezione preziosa per pastori e anziani: non alimentare polemiche interne. Romani 12:18 ricorda: “Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti”.

c) Il discernimento personale tra vivere e morire

Paolo esprime la sua fiducia radicale:

“20 …..ho piena fiducia che, ora come sempre, Cristo agirà con potenza servendosi di me, sia che io continui a vivere sia che io debba morire. 21Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.”

Non è filosofia: è un rischio reale. Lo aveva già detto apertamente:

“Perché fate così, piangendo e spezzandomi il cuore? Io sono pronto non soltanto a essere legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il Signore Gesù” (Atti 21:13).

Questa disponibilità totale faceva parte del suo corredo di apostolo.

Poi aggiunge, con lucidità serena e distacco fiducioso:

“22 Ma se la mia vita può ancora essere utile al mio lavoro di apostolo, non so che cosa scegliere. 23 Sono spinto da opposti desidèri: da una parte desidero lasciare questa vita per essere con Cristo, e ciò sarebbe certamente per me la cosa migliore!; 24 dall'altra, è molto più utile per voi che io continui a vivere.”

Paolo non può scegliere: attende una sentenza. Ma comprende che restare sarebbe un bene per loro:

“26 Così avrete un motivo di più per lodare Gesù Cristo, a causa del mio ritorno tra voi”.

4. Applicazione ai responsabili: il tempo di Dio

A volte anche i responsabili sentono il desiderio di lasciare, magari per dedicarsi a una vita più contemplativa, raccolta nell’intimità con il Signore. Ma occorre chiedersi se sia il tempo stabilito da Dio.

Il tempo è nelle sue mani: “Il Signore custodirà il tuo uscire e il tuo entrare” (Salmo 121:8).

Che si debba restare, trasferirsi o vivere una fase di silenzio e meditazione, non spetta a noi decidere autonomamente. Il responsabile è chiamato a discernere, non a fuggire.

“Tutto concorre al bene di quelli che amano Dio” (Romani 8:28): il bene nostro e quello dei fratelli e figli spirituali.

5. Nota di studiosi

Commentatori come Gordon D. Fee e Moisés Silva sottolineano come Filippesi sia attraversata da una gioia paradossale, vissuta nella sofferenza. Paolo unisce affetto pastorale, lucidità teologica e abbandono fiducioso a Cristo. La nostra lettura si inserisce in questa linea: un padre spirituale che, pur nella prova, pensa alla crescita dei suoi figli e interpreta la propria vita alla luce del Signore Gesù.




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