L’incomprensibile Misericordia di Dio - Una Meditazione sul Contrasto Tra il Cuore di Dio e il Cuore dell’Uomo (Giona 4:9‑11) - n. 278

 di Renzo Ronca  -  9-1-26

 

Introduzione: un Dio che sorprende, un uomo che resiste

Il libro di Giona si chiude con una domanda che rimane sospesa, come se Dio stesso invitasse il lettore a guardarsi dentro. La tensione tra la misericordia divina e la durezza umana emerge con forza in Giona 4:9‑11, dove il Signore mette a nudo il cuore del profeta e, attraverso di lui, il cuore del suo popolo.

Giona 4:9 Dio disse a Giona: «Fai bene a irritarti così a causa del ricino?» Egli rispose: «Sì, faccio bene a irritarmi così, fino a desiderare la morte». 10 Il SIGNORE disse: «Tu hai pietà del ricino per il quale non ti sei affaticato, che tu non hai fatto crescere, che è nato in una notte e in una notte è perito; 11 e io non avrei pietà di Ninive, la gran città, nella quale si trovano più di centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e tanta quantità di bestiame?»

Il testo ebraico utilizza per “misericordia” il termine raḥamîm (רחמים), legato all’idea dell’utero materno, e quindi di una compassione viscerale, profonda, non superficiale. È una misericordia che sorprende, perché si estende oltre i confini etnici, religiosi e morali. Ed è proprio questa estensione universale che Giona non riesce ad accettare.

1. Israele al tempo di Giona: pace apparente, fede corrotta

Gli studiosi collocano il ministero di Giona durante il regno di Geroboamo II (2 Re 14:23‑27). In quel periodo l’Assiria attraversava una fase di relativa debolezza politica, e Israele godeva di una prosperità esteriore. Ma questa prosperità non corrispondeva a una salute spirituale.

Un popolo in pace, ma non in santità

La pace esterna favorì un clima di lassismo. La religione divenne spesso una facciata che mascherava:

  • corruzione morale,
  • sincretismo religioso,
  • infiltrazioni idolatriche legate ai culti della fertilità, in particolare Baal.

Amos e Osea, profeti contemporanei o quasi contemporanei, denunciano con forza questa situazione. John MacArthur osserva che Giona rappresenta in modo emblematico “la mentalità di un popolo che godeva dei benefici di Dio ma non condivideva il cuore di Dio”.

2. Giona, profeta ufficiale ma cuore riluttante

Giona non è un profeta improvvisato. È un profeta riconosciuto, citato anche in 2 Re 14:25. Eppure porta in sé le contraddizioni del suo popolo.

Riluttanza e resistenza

Il verbo ebraico usato per “fuggire” (ברח, barach) in Giona 1:3 indica una fuga deliberata, ostinata. Giona non è semplicemente spaventato: è in disaccordo con Dio. Non accetta che la misericordia divina possa raggiungere un popolo non giudeo e per di più nemico.

Molti commentatori evangelici, tra cui Allen, Feinberg e MacArthur, sottolineano che Giona incarna l’atteggiamento di superiorità etnica e spirituale che caratterizzava una parte del giudaismo dell’epoca. Israele si percepiva come il popolo eletto, ma dimenticava che l’elezione era finalizzata a essere luce per le nazioni (Isaia 49:6).

 

3. Israele come luce per le nazioni: un disegno che supera Giona

Il rifiuto di Giona contrasta con il disegno divino. Dio voleva usare Israele come strumento di benedizione universale. L’apostolo Paolo, secoli dopo, riprenderà questo tema mostrando come la salvezza dei gentili fosse parte integrante del piano divino (Romani 9‑11).

Una prospettiva escatologica

Nella prospettiva pretribolazionista non dogmatica, il rimanente giudaico comprenderà pienamente questa vocazione nel regno millenario, quando Israele sarà nuovamente un canale di luce per le nazioni. Giona anticipa, in forma negativa, ciò che Israele avrebbe dovuto essere in forma positiva.

Uno sguardo oltre l’episodio: la sovranità di Dio nella storia

Senza ricorrere a categorie filosofiche estranee alla Bibbia, è possibile riconoscere che Dio, come Creatore e Signore della storia, dispone gli eventi secondo la Sua sapienza. L’episodio di Giona, Israele e Ninive non è soltanto un fatto isolato, ma rientra in quel movimento più ampio attraverso il quale Dio rivela, nel corso dei secoli, la Sua giustizia e la Sua misericordia. La Scrittura mostra che il Signore può utilizzare circostanze storiche per richiamare il Suo popolo, per correggerlo, per manifestare la Sua grazia alle nazioni e per preparare il compimento finale del Suo disegno.

La giustizia divina non è mai una reazione impulsiva, né un meccanismo impersonale: è l’espressione del carattere santo di Dio, che unisce rettitudine e misericordia. Per questo, gli atti di salvezza e di giudizio che incontriamo nella storia biblica devono essere compresi nella prospettiva più ampia della nuova creazione, quando, dopo il giudizio finale, il popolo di Dio contemplerà pienamente la coerenza perfetta dei Suoi interventi. Solo allora si vedrà come ogni episodio, anche quelli che oggi ci appaiono enigmatici, abbia contribuito a rivelare la gloria del Signore e la profondità dei Suoi insegnamenti.

4. Il cuore di Dio e il cuore dell’uomo: Ninive e il mondo

Il punto centrale del capitolo 4 è il contrasto tra ciò che sta a cuore a Dio e ciò che sta a cuore a Giona.

A Dio sta a cuore l’uomo

Giona non si preoccupa di Ninive. Non gli importa. Ma Dio è il Dio dell’uomo, non solo dei giudei. È il Dio dei niniviti, degli arabi, dei persiani, degli europei, degli asiatici. È il Dio che cerca l’uomo ovunque si trovi.

L’episodio di Sodoma in Genesi 18‑19 mostra un Dio che “scende a vedere” (ebr. ירד, yarad, scendere per verificare), un Dio che avrebbe risparmiato la città se vi fossero stati anche solo dieci giusti. È un Dio che ascolta il grido degli oppressi e che non agisce senza prima verificare la realtà dei cuori.

Una lezione per il nostro tempo

La maggioranza degli uomini, ieri come oggi, non comprende questa universalità della misericordia divina. Né molti giudei del tempo di Giona, né molti islamici, né molti cristiani, né molti uomini del mondo. L’uomo tende a delimitare la grazia; Dio tende ad ampliarla.

5. L’arbusto e la città: la pedagogia divina

Il Signore prepara un arbusto (ebr. קיקיון, qiqayon, pianta dal significato incerto) per dare ombra a Giona. Poi lo fa seccare. Il profeta si irrita per la perdita di un beneficio personale, ma non prova alcuna pietà per una città immensa.

La sproporzione che smaschera il cuore

MacArthur nota che i “centoventimila che non sanno distinguere la mano destra dalla sinistra” potrebbero essere bambini piccoli, il che suggerirebbe una popolazione totale di circa seicentomila persone. Il testo aggiunge anche “molti animali”, mostrando che la compassione divina si estende persino al creato non umano.

Giona, invece, non mostra alcun sentimento per tutto questo. È preso dal suo disagio personale, dal sole cocente, dalla perdita dell’ombra. Il Signore non gli aveva chiesto di restare lì; è Giona che sceglie di osservare la città per vedere “che cosa Dio avrebbe fatto”, quasi mettendo Dio alla prova.

6. Una parola per noi: quando i nostri piccoli problemi oscurano il mondo

La reazione di Giona è profondamente umana. Anche noi, cristiani di oggi, rischiamo di essere assorbiti dai nostri piccoli problemi personali, incapaci di vedere il quadro più grande.

Il rischio di schierarsi senza discernimento

Nelle guerre, nei conflitti, nelle tensioni internazionali, siamo spesso pronti a schierarci per un popolo contro un altro, dimenticando che in ogni popolo ci sono cuori che battono, persone che cercano Dio, uomini e donne che potrebbero essere raggiunti dalla grazia.

Non è il Dio della Bibbia quello che spinge un popolo a distruggere un altro. Gli uomini di Dio, siano essi giudei, cristiani o appartenenti ad altre culture, sono chiamati a diffondere ciò che è proprio di Dio: misericordia, salvezza, accoglienza.

Conclusione: la domanda che rimane aperta

Il libro di Giona termina con una domanda, non con una risposta. È come se Dio dicesse: “Tu, lettore, da che parte stai? Ti importa ciò che importa a Me?”

La misericordia di Dio è incomprensibile perché supera i confini che noi poniamo. La durezza dell’uomo è incomprensibile perché si concentra su sé stesso, dimenticando il valore eterno delle persone.

Il Signore invita Giona – e invita noi – a guardare il mondo con i Suoi occhi. A lasciarci trasformare. A diventare strumenti di quella misericordia che un giorno ci accoglierà nella Sua casa.

 



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