Pace o Giustizia? Discernere Cosa Chiedere a Dio Oggi - Studio Sintetico Importante - n. 300
di Renzo Ronca 25-1-26
Il desiderio di pace è profondamente
umano, ma la Scrittura ci costringe a chiederci: che tipo di pace stiamo
invocando? E soprattutto: a quale prezzo, e sotto quale governo? Una preghiera
generica “per la pace nel mondo”, scollegata dal disegno di Dio rivelato nella
Bibbia, rischia di diventare inconsapevolmente complice di un ordine già
consegnato al maligno, destinato a crollare.
1. Un mondo consegnato al maligno, ma
non fuori controllo
Quando il diavolo tenta Gesù nel
deserto, gli mostra “tutti i regni del mondo” e afferma: “tutto questo dominio
e la loro gloria mi è stata data, e io la do a chi voglio” (Luca 4:5-6). Il
termine “dominio” traduce un concetto di autorità delegata, non assoluta.
Satana è chiamato “principe” (greco archōn) di questo mondo (Giovanni
12:31), ma non è sovrano in senso ultimo: resta una creatura ribelle, tollerata
per un tempo entro i limiti stabiliti da Dio.
- Punto chiave: il mondo (greco kósmos, ordine umano organizzato senza
Dio) è in degenerazione morale e spirituale, perché segue un “principe”
usurpatore.
- Tuttavia, come sottolinea John F. Walvoord,
l’autorità di Satana è reale ma subordinata: Dio usa persino i regni
ribelli per portare avanti il proprio piano, fino al giudizio finale.
Pregare semplicemente perché “tutto
resti in piedi” rischia di chiedere la conservazione di un sistema che Dio ha
già dichiarato destinato al giudizio.
2. La pace fragile dei piedi di ferro
e argilla
La visione della statua in Daniele 2
mostra una successione di imperi fino ai piedi “in parte di ferro e in parte di
argilla” (Daniele 2:33, 41-43). Il ferro indica forza, l’argilla fragilità:
alleanze politiche e militari apparentemente solide, ma interiormente
incoerenti, incapaci di tenere insieme popoli e poteri diversi.
- Il testo dice che “non si terranno uniti l’uno
all’altro” (Daniele 2:43): l’unità politica finale sarà solo apparente,
non sostanziale.
- Alva J. McClain vede in questa immagine la natura
intrinsecamente instabile degli ultimi sistemi mondiali, che preparano il
terreno a un potere finale concentrato.
Chiedere oggi una “pace mondiale” senza
conversione, senza giustizia, significa chiedere che i piedi di ferro e argilla
reggano ancora un po’. Ma la profezia afferma che una “pietra” non tagliata da
mano d’uomo (figura di Cristo) colpirà la statua e la frantumerà (Daniele
2:34-35, 44-45). La pace duratura non nascerà da un compromesso tra regni, ma
dalla loro sostituzione con il regno di Dio.
3. Il cavallo bianco: pace apparente
e seduzione
In Apocalisse 6:1-2 appare un cavallo
bianco, il cui cavaliere ha un arco (greco tóxon) ma non si menzionano
frecce, e “gli fu data una corona” e “uscì da vincitore e per vincere”. Molti
interpreti evangelici pretribolazionisti vedono in questa figura una parodia di
Cristo, un anticristo che si presenta come portatore di pace e vittoria senza
guerra aperta iniziale.
- Il bianco richiama purezza e vittoria, ma qui è
ingannevole.
- L’arco senza frecce può suggerire conquista
tramite minaccia, diplomazia, controllo, più che tramite conflitto
immediato.
È giusto notare che non tutti gli
studiosi identificano in modo dogmatico questo cavaliere con l’Anticristo;
tuttavia, in una lettura che collega Apocalisse 6 con l’“uomo del peccato”
(greco ho ánthrōpos tēs anomías, “l’uomo dell’illegalità”) di 2
Tessalonicesi 2:3-4, emerge un quadro coerente: un leader globale che promette
ordine e pace, ma in realtà prepara il terreno alla ribellione finale contro
Dio.
Questa “pace” è la pace dell’inganno,
non la pace di Dio.
4. Il ritorno di Cristo: prima la
giustizia, poi la pace
Quando Gesù tornerà nel suo secondo
avvento, la Scrittura non lo presenta anzitutto come un mediatore di
compromessi, ma come un giudice. In Apocalisse 19:11-16 egli appare su un
cavallo bianco, ma qui è chiamato “Fedele e Verace”, giudica e combatte con
giustizia (greco dikaiosýnē). La sua parola è una spada affilata che
colpisce le nazioni.
- La battaglia di Armaghedon (Apocalisse 16:16;
19:19-21) segna la distruzione dell’Anticristo e del falso profeta,
gettati vivi nello stagno di fuoco.
- Satana viene legato per mille anni (Apocalisse
20:1-3): il potere del “principe di questo mondo” è sospeso.
Il cosiddetto “giudizio delle nazioni”
in Matteo 25:31-46 mostra il Figlio dell’uomo che siede sul trono della sua
gloria e separa le “pecore” dai “capri”. Il criterio è la relazione reale con Cristo,
manifestata nell’amore verso i suoi. Qui non si tratta di una pace generica, ma
di una separazione netta, di una giustizia che mette fine alla confusione tra
bene e male.
- Ordine degli eventi, in sintesi
pretribolazionista:
- 1) Rapimento
della Chiesa (1 Tessalonicesi 4:16-17; 1 Corinzi 15:51-52).
- 2)
Periodo di tribolazione con manifestazione dell’Anticristo (2
Tessalonicesi 2:3-8; Apocalisse 6–18).
- 3)
Secondo avvento di Cristo in gloria, giudizio delle nazioni, distruzione
dell’Anticristo e del falso profeta, legame di Satana (Apocalisse
19–20:3).
- 4)
Regno millenario di Cristo sulla terra (Apocalisse 20:4-6).
Come sottolinea Charles C. Ryrie, la
giustizia precede la pace: Dio non “aggiusta” semplicemente il mondo presente,
ma lo giudica e lo riorienta sotto il governo del Messia.
5. Il regno millenario: la vera pace
dopo la purificazione
Solo dopo il giudizio e la rimozione dei
principali agenti del male, la Scrittura parla di un tempo di pace autentica
sulla terra. In Apocalisse 20:4-6 si descrive il regno di mille anni, in cui
coloro che appartengono a Cristo regnano con lui. Isaia 2:2-4 e 11:1-9
anticipano un’epoca in cui le nazioni “non impareranno più la guerra” e la
conoscenza di Dio riempirà la terra.
- Il termine ebraico per pace, shalom,
indica non solo assenza di conflitto, ma pienezza, integrità, armonia.
- Questa pace è frutto del regno del “Principe
della pace” (Isaia 9:5-6), non di trattative tra potenze umane.
In questa prospettiva, i “rimasti vivi”
sopravvissuti al giudizio delle nazioni entreranno nel regno terreno di Cristo, che governerà assieme a
coloro che sono stati rapiti prima e a quelli della “prima risurrezione”
(Apocalisse 20:5-6) i queli saranno già trasformati in in corpi gloriosi eterni. La Chiesa, già glorificata, partecipa al governo del
Messia: la pace è il risultato di un ordine completamente rinnovato, non di un
aggiustamento del vecchio sistema.
6. Come pregare oggi: non per
conservare il sistema, ma per accelerare il piano di Dio
Se questo è il quadro biblico, le nostre
preghiere non possono limitarsi a chiedere una pace superficiale nel mondo così
com’è. La Scrittura ci invita a:
- Pregare per la salvezza degli eletti: chiedere che Dio Spirito apra i cuori, convinca
di peccato, giustizia e giudizio (Giovanni 16:8), e che quanti sono nel
suo disegno vengano chiamati efficacemente a Cristo.
- Pregare per preservazione della Chiesa, la sposa di Cristo: che sia purificata, vigilante, separata dal
mondo, in attesa del rapimento (Efesini 5:25-27; 1 Tessalonicesi 1:9-10).
- Pregare perché venga il regno di Dio: non solo in senso spirituale interiore, ma anche
nel compimento storico delle profezie (Matteo 6:10; Apocalisse 22:20:
“Vieni, Signore Gesù”).
In questo senso, chiedere “pace”
significa soprattutto chiedere che Dio conceda ancora un tempo favorevole per
la conversione, e che poi compia senza ritardo ciò che ha promesso: il
rapimento della Chiesa, il giudizio del sistema malvagio, l’instaurazione del
regno di Cristo.
Conclusione: una pace che passa
attraverso il giudizio
La Bibbia non ci autorizza a sognare una
pace stabile dentro l’ordine attuale, governato da un “principe” usurpatore e
destinato a essere frantumato. La vera pace di Dio passa attraverso la
giustizia: separazione, giudizio, purificazione, instaurazione del regno del
Messia.
Per questo, le nostre preghiere
dovrebbero essere sempre più allineate a questo filo profetico: non “Signore,
fa’ che tutto continui così, ma un po’ più tranquillo”, bensì: “Signore, salva
ancora chi vuoi salvare, prepara la tua sposa, compi il tuo piano, vieni a
regnare”.
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