Tenere Fermo Ciò che Abbiamo, Crescere in Ciò che Comprendiamo - Studio di Riassestamento Comunitario - n. 298

 di Renzo Ronca  23-1-26


Un cammino di fedeltà e maturazione: custodire il deposito, rispettare i doni, crescere nella luce che Dio concede

 

Introduzione: fedeltà agli insegnamenti, fedeltà alla Persona

Il Signore Gesù e gli apostoli ci chiamano a una duplice fedeltà: alla dottrina ricevuta e alla Persona stessa di Cristo, che rimane il nostro modello. Questa fedeltà non è statica, ma dinamica: richiede di custodire ciò che abbiamo ricevuto e, nello stesso tempo, di crescere nella comprensione del piano di Dio, soprattutto mentre ci avviciniamo agli ultimi tempi.

“Soltanto, tenete fermamente quello che avete finché io venga.” (Apocalisse 2:25)

Il verbo greco κρατέω (kratéō) indica un afferrare saldo, non un irrigidirsi. È la fedeltà del discepolo che custodisce il deposito, non la paura di avanzare.

1. Doni diversi, un solo corpo

La Chiesa è un organismo vivente, plurale, articolato. Il Signore ha distribuito doni, talenti e carismi in modo differenziato, affinché nessuno sia autosufficiente e nessuno sia superfluo.

“Voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.” (1 Corinzi 12:27)

John Stott osserva che:

“La diversità dei doni non è un ostacolo all’unità, ma la sua condizione.”

Gordon Fee aggiunge che i carismi sono:

“manifestazioni dello Spirito Santo date per l’edificazione comune.”

Per questo motivo, chi evangelizza tende a considerare “normale” l’evangelizzazione; chi insegna considera “normale” lo studio; chi consola considera “normale” la cura pastorale; chi profetizza considera “normale” la percezione spirituale. Ma questa “normalità operativa” è solo la proiezione della propria vocazione.

La vera normalità è l’armonia dei doni, non la loro uniformità.

2. Ascoltare l’orchestra prima di suonare

La Chiesa dovrebbe essere composta da anime umili, capaci di:

  • ascoltare l’orchestra prima di produrre il proprio suono,
  • riconoscere che il proprio dono è parte, non totalità,
  • accettare che altri servano Dio in modi diversi,
  • evitare di imporre agli altri il proprio stile spirituale.

Nelle prime comunità, la struttura unica rendeva più facile riconoscere i doni. Oggi, con il forte frazionamento in molte denominazioni, spesso piccole, siamo più dispersi e facciamo più fatica a confrontarci con fratelli che hanno doni diversi dai nostri.

L’umiltà diventa quindi essenziale.

3. Un esempio concreto: la vite che finalmente “prende”

Immaginiamo di dover fissare con una vite un’asse di legno a una struttura più complessa.

  • Proviamo con le mani, con la forza, con viti diverse.
  • Poi usiamo un avvitatore potente, ma sembra non bastare.
  • Regoliamo la postura, insistiamo, riproviamo.
  • A un certo punto, la vite comincia a girare bene, entra in profondità, unisce le due parti senza spaccare il legno.

Questa vite rappresenta il punto di unione tra:

  • la nostra vita terrena in apprendimento,
  • la struttura spirituale del piano di Dio, che intravediamo solo come un’intelaiatura complessa.

Il nostro compito è trovare la postura giusta, gli strumenti giusti, la perseveranza giusta per tenere unite queste due dimensioni.

4. Custodire il deposito, crescere nella luce

Paolo scrive a Timoteo:

“Prendi come modello le sane parole che hai udite da me… Custodisci il buon deposito per mezzo dello Spirito Santo.” (2 Timoteo 1:13–14)

  • ὑποτύπωσις (hypotýpōsis): modello, traccia, schema.
  • παραθήκη (parathḗkē): deposito prezioso affidato.

Il deposito non va né irrigidito né banalizzato. Va custodito e approfondito.

Charles Ryrie osserva che:

“La speranza del ritorno di Cristo è purificatrice: spinge la Chiesa a crescere nella comprensione.”

J. Dwight Pentecost aggiunge:

“Dio illumina progressivamente la sua Chiesa man mano che gli eventi profetici si avvicinano.”

Se il Signore accresce la luce, come possiamo “farla nostra” senza applicazione?

5. Applicarsi senza forzare, crescere senza trascurare

La Scrittura mantiene un equilibrio perfetto.

Non forzare ciò che Dio non richiede

“Non metto su di voi un altro peso; soltanto, tenete fermamente quello che avete.” (Apocalisse 2:24–25)

Il Signore non impone a tutti la stessa misura. A qualcuno chiede solo fedeltà nel poco.

Non trascurare ciò che Dio richiede

“Dedicati alla lettura, all’esortazione, all’insegnamento… Datti interamente a queste cose.” (1 Timoteo 4:13,15)

Il verbo προσέχω (prosécho) indica un’applicazione costante. E ancora:

“Fa’ del tuo meglio per presentarti approvato… che taglia rettamente la parola della verità.” (2 Timoteo 2:15)

ὀρθοτομέω (orthotoméō): tracciare una linea diritta, interpretare con precisione.

La crescita non è opzionale: è parte della fedeltà.

6. Livelli di evangelizzazione e di insegnamento

Per non confondere i piani, è utile distinguere tre livelli:

a) Evangelizzazione di base

Annuncio dell’amore di Cristo, della croce, della salvezza per grazia. Qui non si introducono temi complessi.

b) Conoscenza intermedia

Prime nozioni di profezia: rapimento, ritorno di Cristo, millennio, giudizio, eternità.

c) Studio avanzato

Alcuni temi complessi, spesso controversi:

  • condizione dell’anima dopo la morte,
  • distinzione tra spirito, anima e corpo,
  • prima resurrezione e giudizio finale,
  • destino di Satana e degli angeli caduti,
  • Gerusalemme celeste.

Questi ultimi argomenti elevati richiedono studio, confronto, maturazione.

7. Il tempo dell’uomo e il tempo di Dio

Ne abbiamo parlato più volte, ma è un tema complesso e non sempre adattabile all'evagelizzazione di base. “Per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno.” (2 Pietro 3:8)

Il testo non dice che i mille anni dell’uomo diventano un giorno, ma che il tempo di Dio è incommensurabile con il nostro. Perciò:

  • se parliamo del tempo dell’uomo, ragioniamo in giorni, anni, secoli;
  • se parliamo del tempo di Dio, entriamo in un piano spirituale che non può essere sovrapposto al nostro;
  • Per non confonderci sarebbe meglio parlare alla maniera terrena secondo il calcolo del nostro tempo. Per approfondimenti si possono usare studi dedicati.

8. Un esempio delicato: “quando si muore si va subito in cielo”

Questa frase, molto diffusa nel nostro Paese, è una semplificazione non corretta se presa alla lettera. Per noi evangelici, le strade sono due:

  • non usarla nell’evangelizzazione di base,
  • oppure affrontarla con studio serio, distinguendo tra stato intermedio, soggiorno dei morti, prima resurrezione, giudizio finale.

“C’è un solo Dio e un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo.” (1 Timoteo 2:5)

Non esistono “santi in paradiso” da invocare. Tutti i credenti sono santi, ma l’unico intercessore è Cristo.

Conclusione: tenere fermo senza irrigidirsi, crescere senza disperdersi

  • Tenere fermo ciò che abbiamo: la salvezza per grazia, la centralità di Cristo, il deposito della fede.
  • Rispettare i doni: nessuno è tutto, tutti sono necessari.
  • Crescere nella luce: il Signore illumina progressivamente la sua Chiesa, e noi siamo chiamati a rispondere con discernimento.

La fedeltà non è immobilità. La crescita non è confusione. Il corpo di Cristo avanza quando ogni membro custodisce ciò che ha ricevuto e, nello stesso tempo, si lascia guidare collaborando nella maturazione che lo Spirito Santo concede.




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