Una voce per l’anima 3 - DISTINGUERE LA VOCE DELLO SPIRITO DI DIO DALLA VOCE DELL’ACCUSATORE - n. 306
di Renzo Ronca 30-1-26 (Audio Youtube in https://www.youtube.com/watch?v=d7ejucCMq9A )
A volte, la voce dell’accusatore non arriva come un pensiero, ma come un’immagine. Una scena del passato che si impone all’improvviso, come se qualcuno la proiettasse davanti agli occhi dell’anima.
Non è mai un ricordo equilibrato: è un ricordo ingrandito, distorto, illuminato da uno
sguardo scandalizzato e implacabile. E mentre quell’immagine si fissa dentro,
la voce comincia a parlare: “Guarda cosa hai fatto. Non ti vergogni? Questo è
dentro di te. Non se ne andrà mai. Questa colpa ti appartiene per sempre”.
Questa voce esiste. La Scrittura la conosce bene. La chiama l’accusatore dei fratelli (Apocalisse 12,10). È la voce che usa il passato per chiudere il futuro, che trasforma un peccato confessato in una condanna permanente, che prende un frammento della nostra storia e lo trasforma in una prigione.
Ma c’è un’altra voce. Più silenziosa, più limpida, più vera. È la voce dello Spirito Santo. Gesù lo chiama il Consolatore (Giovanni 14,26). Lo Spirito non accusa: convince. Non schiaccia: illumina. Non umilia: rialza. La sua parola non è mai un macigno sul cuore, ma una porta che si apre.
Per capire la differenza, basta osservare gli effetti.
La voce dell’accusatore lascia sempre un’ombra: paura, vergogna, paralisi. La voce dello Spirito porta sempre un frutto: pace, chiarezza, possibilità di ricominciare.
Anche la psicoanalisi, pur parlando un altro linguaggio, riconosce qualcosa di simile. Parla di una parte interiore che giudica e punisce, un “super-io” che può diventare severo, rigido, persino distruttivo. Non è ciò che la Bibbia chiama Satana, ma la somiglianza funzionale è evidente: una voce interiore che accusa senza misericordia, che non perdona, che non lascia spazio alla vita.
È importante dirlo in modo semplice: quella voce che ti schiaccia esiste davvero. Può avere molti nomi. Può venire da ferite antiche, da paure mai dette, da immagini distorte di Dio. Ma non è la voce dello Spirito Santo.
Lo Spirito Santo non parla mai per
toglierti la speranza. Non ti dice
mai che sei finito. Non ti chiude mai in un vicolo cieco.
Quando lo Spirito di Dio ti corregge, lo fa come un padre che prende per mano. Quando ti mostra il peccato, lo fa per liberarti, non per umiliarti. Quando ti chiama alla verità, lo fa perché tu possa respirare di nuovo.
Per questo, quando senti una voce interiore che ti condanna senza via d’uscita, fermati. Non darle subito credito. Chiediti: questa parola mi porta verso Dio o mi allontana da Lui? Mi apre o mi chiude? Mi fa vivere o mi spegne?
Lo Spirito Santo non usa mai il linguaggio della disperazione. La sua voce è ferma, ma mai crudele. È chiara, ma mai tagliente. È vera, ma sempre intrisa di misericordia.
E quando la riconosci, anche solo per un istante, senti che qualcosa dentro si distende. Come se una mano invisibile rimettesse ordine. Come se il cuore, finalmente, potesse riposare.
Oggi, mentre ascolti questa
meditazione, forse dentro di te
parlano entrambe le voci. L’accusatore e il Consolatore. La condanna e la
grazia. La paura e la pace.
Non devi combattere da solo. Chiedi allo Spirito di farti riconoscere la sua
voce. Chiedi la luce per distinguere ciò che viene da Dio da ciò che nasce
dall’inganno o dalla ferita.
E lascia che la verità più semplice,
quella che spesso dimentichiamo, torni a brillare: Dio non ti accusa per
distruggerti. Ti chiama con amore per salvarti.
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