Dove Sono i Cristiani di Oggi? Parte Prima: PREPARIAMO IL SALTO DI QUALITÀ DECISIVO PER I RIMANENTI - N. 321
di Renzo Ronca 17-2-26 (Anche nel video Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=KJMAnWxqDkg )
Introduzione
Nella parte alta del bosco vicino casa c’è un
eremo abbandonato, raggiungibile a fatica in salita. Da giovane vi andavo
spesso per pregare nel silenzio. Più in basso c’era una chiesa che conosco da
bambino; ogni tanto vi entravo anche durante la messa, perché mi piaceva
ascoltare parlare del Signore nel raccoglimento comune. Un giorno, al momento della
predica, un prete cominciò a inveire contro tutti noi presenti: “Che siete
venuti a fare? A prendere il fresco? A fare una gita?” Quel modo brusco di
apostrofare tutti mi diede fastidio. Non ricordo se me ne andai o se rimasi, ma
fu molto spiacevole. Quel prete veniva da Roma ospite coin dei soi familiari solo per una domenica, in pratica era lui a fare una passeggiata, mentre molti
di quelli che erano lì li conoscevo: persone umili, raccolte, sincere.
Perché dico questo? Perché non vorrei essere frainteso in ciò che sto per dire. Non mi rivolgo a tutti, ma a quelli che sanno nel profondo dell’anima di essere cristiani e che, nel contemplare la decadenza attuale, rischiano di caderci dentro. Essi dimenticano cosa significhi essere popolo di sacerdoti e coeredi con Cristo nel regno che verrà. In questa prima parte cercherò di rafforzare il servire Dio che ci ha chiamati. Se lo farò energicamente, sarà senza accusare nessuno, ma con il desiderio di sostenere e riunire chi cammina a fatica in un mondo confuso. Per questo, ripeto, con rispetto e con franchezza, desidero ora rivolgermi a chi sente nel cuore il peso di questo tempo e il bisogno di rialzarsi, per esortarlo con la forza del Signore.
Amarezze da seppellire e risvegli da
risvegliare
Perché vi siete fermati? Perché siete
preoccupati dicendo: “Chi ci rotolerà la pietra davanti al sepolcro?” Non
sapevamo che avremmo trovato ostacoli anche grossi in questo periodo? Dobbiamo
contemplare gli ostacoli o il Signore Gesù risorto?
La disgregazione è globale: investe il
mondo e investe le chiese. Non la Chiesa, badate bene: le chiese. È un
dato di fatto. Non ce lo aveva predetto il Signore? Di che ci meravigliamo?
Invece di piangerci addosso o arroccarci in comunità chiuse come bunker,
dobbiamo uscire con la forza che il Signore ci dà.
Perché non ci riusciamo? È la sindrome
del day after: il giorno dopo la devastazione, quando si rimane
spaesati, confusi, quasi paralizzati. È comprensibile per chi non ha appoggi né
orientamento; ma noi cristiani – quelli che hanno letto le profezie bibliche e
ne hanno ricevuto luce dallo Spirito Santo – siamo stati condotti da lungo
tempo. Siamo stati addestrati da Dio nella coscienza, forgiati nelle prove,
plasmati nella fede preziosa.
E per cosa? Per litigare sul velo delle
donne? Sul sesso degli angeli? Sull’orario del rapimento? Chi fa così smetta di
creare divisioni e si occupi delle questioni essenziali che abbiamo davanti.
Noi siamo addestrati dalla croce
quotidiana e liberatoria di Gesù per servire il Signore della gloria, perché
abbiamo sperimentato il Risorto dentro l’anima. Il centro è servire il Signore qui, adesso,
in questo vuoto di valori e di verità, come non c'è stato mai prima tutto insieme sulla Terra.
Ma se cadiamo anche noi – per
superficialità dormiente o per giudaismo fanatico – che resterà della Chiesa
che Gesù ha ricomprato a così caro prezzo?
Con la potenza dello Spirito siamo
chiamati non solo a reagire e rimetterci in cammino, ma a essere un sostegno
per chi è debole e non riesce da solo a ritrovare una fede stabile. Siamo un
albero piccolo ma ben radicato in una terra invasa da uno tsunami di detriti.
Non siamo noi i forti: è fortissima la presenza viva del Risorto dentro di noi.
E più alberi saremo, più formeremo una barriera contro la corrente che trascina
chi non ha radici.
I mass media condizionano tutti? Non
ricordate che tutto è vanità? Non dobbiamo farci trascinare nelle campagne
emotive dei media. Sappiamo già cosa sta accadendo: lo abbiamo studiato. Perché
non lo ricordiamo?
Le mozioni mediatiche sono fatti virali,
veri e propri virus emotivi che funzionano come narcotici mentali e spirituali: tacitano la
coscienza, intorpidiscono il pensiero e indeboliscono il rapporto con Dio. Sono
fiammate mediatiche: molto rumore, molta emozione dissacrante, inflazione di
titoli cubitali, ma nessuna verità.
Ma noi non siamo così.
Per quanto riguarda le connessioni, a
noi interessa una connessione soprattutto, quella con Dio! Con Lui possiamo connetterci in
ogni momento. Si chiama preghiera, e si fa nella stanzetta interna del cuore.
Avanti allora! Se il mondo disperde il pensiero di Dio, noi abbiamo lo Spirito
che ci unisce. Nessuno è solo. La preghiera unisce la Chiesa in ogni parte del
mondo, in ogni nazione, in ogni casa.
Appurato questo, vedremo nella seconda
parte come mettere in pratica il nostro lungo addestramento.
(Continua)
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