IL PROFUMO SACRO: COMPRENDERE LA CONSACRAZIONE IERI E OGGI - Studio completo - n. 316

 di Renzo Ronca  11-2-26


INTRODUZIONE

Molti passi della Bibbia possono sembrarci lontani, complessi o legati a un mondo che non esiste più. Uno di questi è la descrizione dell’“olio dell’unzione” e dell’“incenso sacro” nel libro dell’Esodo capitolo 30. Qui Dio dà a Mosè istruzioni dettagliate su come preparare un profumo speciale, destinato a consacrare il santuario e i sacerdoti. A prima vista può sembrare un argomento tecnico, quasi artigianale. In realtà, dietro quelle ricette antiche si nasconde un messaggio sorprendentemente attuale.

Già nello studio precedente abbiamo visto come Dio non lasci nulla al caso: la disposizione delle tribù attorno al tabernacolo in Numeri 2 non è un semplice dettaglio logistico, ma una rivelazione visiva. Israele è disposto come un corpo ordinato, e al centro pulsa la Presenza di Dio. Il tabernacolo è il cuore del popolo, il luogo da cui la vita spirituale si irradia. Allo stesso modo, anche la preparazione del profumo sacro rivela un ordine perfetto: ogni ingrediente, ogni misura, ogni divieto ha un significato.

Il profumo sacro serviva a distinguere ciò che apparteneva a Dio da ciò che era comune. Non aveva poteri magici, non era un oggetto da venerare: era un segno. Un modo concreto per ricordare che la presenza di Dio è preziosa, importante e allo stesso delicata come il profumo,

e non può essere confusa con ciò che l’uomo manipola o controlla. Per questo Dio proibisce di riprodurre quel profumo per uso personale: il rischio di trasformarlo in un idolo era reale allora, e lo è ancora oggi, quando si attribuisce valore “sacro” a oggetti, luoghi o gesti che non hanno alcun potere in sé.

Partendo da questo testo antico, possiamo scoprire un filo che attraversa tutta la Scrittura: il profumo come simbolo della preghiera, dell’amore, della consacrazione. Dal gesto di Maria di Betania che unge i piedi di Gesù, fino all’incenso che nell’Apocalisse rappresenta le preghiere dei credenti, la Bibbia ci invita a comprendere che il vero profumo gradito a Dio non è materiale, ma spirituale.

Questo studio vuole accompagnare il lettore passo dopo passo, con semplicità e ordine, per mostrare come anche oggi possiamo “preparare” nel nostro cuore un profumo che onora Dio: un ambiente interiore fatto di preghiera, sobrietà, vigilanza e amore. Non si tratta di riti complessi, ma di un cammino quotidiano che coinvolge tutta la nostra persona — spirito, anima e corpo — mentre attendiamo il ritorno del Signore.

 

1. L’OLIO DELL’UNZIONE E L’INCENSO SACRO (Esodo 30:22‑38)

Il Signore consegna a Mosè una ricetta sorprendentemente precisa: ingredienti, quantità, modalità di preparazione. Non è un dettaglio marginale: è un linguaggio di ordine, di distinzione, di appartenenza.

1.1. Una composizione “santa”

L’olio dell’unzione e l’incenso sono descritti come:

  • profumo composto secondo l’arte del profumiere” (Es 30:25, 35)
  • santo” e “santissimo” (Es 30:29, 36)
  • destinati a ungere e consacrare ogni arredo del santuario e i sacerdoti (Es 30:26‑30)

L’atto dell’unzione non è magico: è simbolico. Trasmette l’idea che ciò che viene unto è riservato a Dio, separato dall’uso comune.

1.2. Il divieto assoluto

Il Signore insiste:

  • Non si farà per uso personale un olio simile” (Es 30:32)
  • Non ne farete per voi stessi” (Es 30:37)

Perché? Per impedire che il popolo trasformi il sacro in idolo. Il rischio era reale allora, e lo è oggi: attribuire poteri agli oggetti, ai luoghi, ai gesti, alle parole.

Esempi contemporanei (come tu stesso osservi):

  • reliquie considerate dotate di poteri
  • sangue o vino sull’altare percepiti come “magici”
  • pietre o fenomeni “miracolosi”
  • formule sacerdotali ritenute efficaci in sé

Tutto questo introduce idolatria nella casa del Signore, perché sposta l’attenzione dal Dio vivente all’oggetto.

1.3. La pena: la morte

La pena prevista era la morte (Es 30:33, 38). Per noi, il significato è spirituale: la presenza di Dio (Vita) si ritira da ciò che viene contaminato, lasciando il suo contrario: morte spirituale.

1.4. “Per le generazioni future”

La consacrazione non è un fatto del passato: è un principio perpetuo. Il popolo di Dio, in ogni epoca, è chiamato a custodire la distinzione tra:

  • ciò che è di Dio
  • ciò che è nostro
  •  

2. MOSÈ POTEVA USARE IL PROFUMO PER SÉ? Una questione aperta

La Scrittura non dice esplicitamente che Mosè usasse l’olio o l’incenso per sé. Alcuni studiosi osservano:

  • Mosè, pur non essendo sacerdote aronita, svolgeva funzioni sacerdotali (Es 24:6; 40:23‑29).
  • In quanto mediatore dell’alleanza, è possibile che fosse unto in modo particolare, come figura anticipatrice del Cristo.
  • Tuttavia, non esiste un testo che autorizzi un uso personale del profumo sacro.

Per i sacerdoti, invece, l’unzione era necessaria (Es 30:30). Ma anche per loro non era un “uso personale”: era un atto di consacrazione al servizio.

La linea è sottile ma decisiva: non per sé, ma per Dio.

 

3. IL PROFUMO DI MARIA DI BETANIA (Giovanni 12:1‑3; Luca 10:38‑42)

Maria rompe un vaso di nardo purissimo e unge i piedi di Gesù. Il gesto è:

  • costoso (circa un anno di salario)
  • profetico (“per il giorno della mia sepoltura”, Gv 12:7)
  • personale, non rituale
  • libero, non comandato
  • pieno d’amore, non di formalismo

Il profumo sacro dell’Esodo era proibito per uso personale. Il profumo di Maria è gradito perché:

  • non sostituisce Dio
  • non diventa idolo
  • non è un oggetto “magico”
  • è un atto di adorazione autentica

Maria non consacra un oggetto: consacra se stessa.

 

4. IL PROFUMO COME SIMBOLO DELLE PREGHIERE (Sal 141:2; Ap 5:8; Ap 8:3‑4)

Nella Scrittura, il profumo diventa immagine delle preghiere dei santi.

  • “La mia preghiera stia davanti a te come incenso” (Sal 141:2)
  • “Coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi” (Ap 5:8)
  • “Il fumo dei profumi… salì davanti a Dio” (Ap 8:4)

L’altare dei profumi, nel luogo santo, rappresenta:

  • continuità della preghiera
  • gradimento davanti a Dio
  • accesso alla sua presenza
  •  

5. COME PREPARARE OGGI QUESTO PROFUMO NEL NOSTRO CUORE

Siamo “popolo di sacerdoti” (1 Pt 2:9; Ap 1:6). Il nostro santuario è interiore. Il nostro profumo è spirituale.

5.1. La “polvere finissima” (Es 30:34)

L’incenso sacro era ridotto in polvere finissima. Un’immagine potente:

  • cura
  • attenzione
  • lavoro paziente
  • interiorità
  • profondità

Non si improvvisa un cuore profumato: si lavora su di esso.

5.2. Come si prepara questo profumo?

Ecco alcuni “ingredienti spirituali”:

a) Preghiera continua

“Pregate senza cessare” (1 Ts 5:17). Non significa ripetere parole, ma tenere il cuore rivolto a Dio.

b) Vigilanza interiore

“Vegliate” (1 Ts 5:6). Custodire pensieri, emozioni, reazioni.

c) Sobrietà

“Siate sobri” (1 Ts 5:8). Sobrietà non è rigidità: è ordine, come l’olio dell’unzione.

d) Santificazione

“Il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente” (1 Ts 5:23). La santificazione è il processo con cui Dio profuma la nostra vita.

e) Consacrazione quotidiana

Offrire noi stessi come “sacrificio vivente” (Rm 12:1). Non un oggetto, ma la nostra persona.

6. Conclusione: un ambiente interiore profumato

Il profumo sacro dell’Esodo non può essere riprodotto materialmente. Ma il suo significato sì.

Oggi siamo chiamati a:

  • custodire il cuore come luogo santo
  • evitare ogni forma di idolatria religiosa
  • mantenere un ambiente interiore “profumato”
  • vivere come sacerdoti che servono Dio con amore e ordine
  • offrire preghiere che salgono come incenso gradito
  • attendere sobriamente il ritorno del Signore Gesù (1 Ts 5:23)

Il profumo che Dio gradisce non è fatto di mirra, cannella o galbano. È fatto di:

  • umiltà
  • preghiera
  • obbedienza
  • amore
  • consacrazione

È il profumo di Cristo in noi (2 Cor 2:15).




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