INGANNO DISCERNIMENTO E TRASFORMAZIONE Un Percorso Biblico Nell’Interiorità Umana - N. 320
Di Renzo Ronca 15-2-26
INTRODUZIONE
Questa scritto nasce dal desiderio di
offrire un percorso sintetico e schematico ma chiaro, biblico e profondamente umano attraverso tre
dimensioni essenziali della vita spirituale:
- come il male inganna,
- come il credente discerne,
- come Dio trasforma.
Gli studi qui riuniti provengono da
meditazioni e approfondimenti sviluppati in momenti diversi, ma una volta
accostati rivelano un filo rosso sorprendentemente coerente. Il lettore
troverà:
- figure bibliche che incarnano l’inganno (Iannès e
Iambrès),
- verità fondamentali che liberano (Satana non
legge la mente),
- strumenti visivi per comprendere le dinamiche
interiori (il meccanismo dell’inganno),
- e una prospettiva di crescita personale (le paure
come segno di maturazione).
Questi temi convergono in un’unica
direzione: aiutare il credente a comprendere come funziona la propria
interiorità davanti al conflitto spirituale e come Dio opera per trasformarla.
Ogni sezione può essere letta singolarmente,
ma l’insieme offre una visione completa: dalla radice dell’inganno alla
maturità spirituale.
SEZIONE I — LE RADICI DELL’INGANNO
1. Iannès e Iambrès secondo la
tradizione biblica e giudaica
La Scrittura non nomina direttamente i
maghi che si opposero a Mosè, ma il Nuovo Testamento li identifica come Iannès
e Iambrès:
- 2 Timoteo 3:8 – “Come Iannès e Iambrès si opposero a Mosè…” (NR24)
Il contesto a cui Paolo allude è narrato
in Esodo 7–8, dove i maghi imitano alcuni segni compiuti da Mosè e
Aronne:
- Esodo 7:11–12 – imitazione del bastone-serpente
- Esodo 7:22
– imitazione dell’acqua in sangue
- Esodo 8:3
– imitazione della piaga delle rane
- Esodo 8:14–15 – incapacità di imitare la piaga delle zanzare: “Questo è il
dito di Dio”
PUNTI PRINCIPALI
La loro identità nella tradizione
La tradizione giudaica (Targum, Talmud)
e cristiana antica (Origene, Ambrogio) identifica i maghi del faraone come
Iannès e Iambrès, i maghi di corte del faraone, esperti di arti occulte e
imitatori dei segni divini.
La loro funzione simbolica
Non sono solo personaggi storici:
rappresentano l’inganno che imita il vero, la menzogna che si traveste
da luce.
La loro opposizione a Mosè
Non negano il miracolo: lo imitano.
L’inganno non sempre nega la verità; spesso la copia per confondere.
La loro fine
Secondo la tradizione, la loro
opposizione li conduce alla rovina: l’inganno non può sostenere la verità.
Il loro significato per il credente
Rappresentano la voce che dice: “Anche
noi possiamo fare ciò che fa Dio”, ma senza obbedienza, senza verità, senza
vita.
La lezione spirituale
L’inganno non è solo errore: è imitazione
del vero senza la vita del vero.
2. Schematizzazione visiva del “meccanismo
dell’inganno”
Per comprendere come l’inganno opera
nell’interiorità, è utile visualizzare il suo percorso. Il male non entra mai
all’improvviso: segue una dinamica graduale, che spesso rimane invisibile
proprio perché avviene dentro di noi, un passo alla volta.
Suggestione
Un pensiero, un dubbio, una
insinuazione. Non è ancora peccato: è un invito, un’ipotesi che si affaccia
alla mente. La suggestione è sempre esterna: non nasce dal cuore, ma cerca di
attirare l’attenzione.
Attenzione
La mente si sofferma, anche solo per un
istante. L’inganno vive dell’attenzione che gli concediamo. Quando ci fermiamo
a considerare quel pensiero, gli permettiamo di entrare nel campo della nostra
coscienza. È un passaggio sottile, spesso involontario, ma decisivo.
Interpretazione distorta
Il pensiero suggerito viene
reinterpretato: “Forse è vero… forse non è così grave… forse potrei
permettermelo…” Qui l’inganno inizia a prendere forma. Il pensiero non è
più solo esterno: diventa un’ipotesi che cerchiamo di giustificare. La
distorsione nasce quando la verità viene piegata per rendere accettabile ciò
che prima non lo era.
Accoglienza emotiva
Il cuore inizia a sentire come
plausibile ciò che prima era estraneo. L’emozione dà colore al pensiero: lo
rende desiderabile, comprensibile, quasi familiare. È il momento in cui
l’inganno smette di sembrare una minaccia e inizia a sembrare una possibilità.
Decisione
La volontà si inclina: “Potrei farlo…”
Non è ancora l’azione, ma è la scelta interiore che prepara il terreno. La
volontà, che prima era ferma, ora si piega verso ciò che è stato suggerito. È
il punto in cui l’inganno diventa intenzione.
Azione
Il pensiero diventa comportamento. Ciò
che era solo un’idea ora prende corpo. L’azione manifesta all’esterno ciò che è
maturato dentro. È il momento visibile di un processo che è stato invisibile
fino a questo punto.
Consolidamento
L’inganno diventa abitudine, e
l’abitudine diventa schiavitù. Ripetendo l’azione, il comportamento si radica.
Ciò che era un’eccezione diventa una norma. L’inganno non è più un episodio, ma
una struttura interiore che condiziona il modo di pensare e di vivere.
Perché questo schema è importante
Questo schema non serve a
colpevolizzare, ma a rendere visibile ciò che spesso accade in modo silenzioso.
Quando comprendiamo il percorso dell’inganno, possiamo riconoscerlo nei suoi
primi passi, quando è ancora debole e facilmente contrastabile. La
consapevolezza non genera paura, ma libertà: permette di interrompere la catena
prima che diventi un peso.
SEZIONE II — LA VERITÀ CHE LIBERA
3. Punto fermo biblico: Satana non
legge la mente
La Bibbia afferma con chiarezza che solo
Dio conosce i pensieri dell’uomo:
- 1 Re 8:39
– Dio solo conosce i cuori
- Salmo 139:1–4 – Dio conosce pensieri e parole prima che siano dette
- Geremia 17:10 – Dio scruta mente e cuore
- 1 Corinzi 2:11 – “Chi conosce i pensieri dell’uomo se non lo spirito
dell’uomo che è in lui?”
Il male può osservare, dedurre,
suggerire, ma non può leggere la mente.
Uno dei timori più diffusi tra i
credenti è l’idea che il diavolo possa conoscere i pensieri. La Bibbia, invece,
afferma con chiarezza che solo Dio conosce l’interiorità dell’essere umano.
Tutto ciò che riguarda la mente, le intenzioni e i moti più profondi del cuore
rimane un territorio che appartiene esclusivamente a Dio.
PUNTI PRINCIPALI
Dio solo conosce i cuori e la mente
coi suoi pensieri
Nessun essere spirituale ha accesso alla
mente umana. La Scrittura ripete più volte che Dio “scruta i cuori e le menti”.
Questo significa che l’interiorità non è esposta a forze oscure: è custodita da
Dio stesso. La mente non è un luogo vulnerabile o aperto a chiunque, ma un
santuario che solo il Creatore può conoscere pienamente.
L’ingannatore osserva, non legge
Il nemico può vedere ciò che è visibile:
comportamenti, reazioni, abitudini, fragilità esteriori. Ma non può penetrare
ciò che è nascosto in profondità. La sua conoscenza è sempre indiretta, basata
su ciò che appare, non su ciò che siamo nel cuore.
L’ingannatore suggerisce, non conosce
Può proporre pensieri, insinuare dubbi,
creare pressioni. Ma non può sapere in anticipo quali pensieri accetteremo,
quali rifiuteremo, quali ignoreremo. La sua azione è esterna: non può entrare
nella mente per leggerla o manipolarla dall’interno.
La volontà rimane libera. Nessuna forza oscura può costringere un credente a
scegliere il male o a rinunciare alla fede. Le tentazioni possono essere forti,
ma non sono mai irresistibili. La libertà interiore è un dono che Dio non
ritira.
Il cuore del credente è sigillato. Lo Spirito Santo abita nel credente (Efesini 1:13).
L’ingannatore non può abitare dove abita Cristo. Il cuore del credente è un
luogo sigillato dalla presenza dello Spirito Santo. Non è uno spazio condiviso,
né un territorio conteso. Ripeto: dove
Cristo abita, l’ingannatore non può stabilirsi. Può tentare dall’esterno, ma
non può entrare.
L’ingannatore non può imitare la
rivelazione
Può imitare segni esteriori, creare
illusioni, confondere. Ma non può generare vita, né può comunicare la verità
che trasforma. La rivelazione appartiene a Dio: è luce che illumina, non
inganno che abbaglia.
L’ingannatore non può prevedere il
futuro
Può dedurre, intuire, ipotizzare sulla
base di ciò che vede. Ma non conosce ciò che Dio ha stabilito. Il futuro non
gli appartiene: gli è precluso come lo è a ogni creatura.
La verità libera dalla paura
Sapere che la mente è un santuario
inviolabile restituisce pace e dignità spirituale. Non siamo esposti a un
potere oscuro che legge i pensieri o controlla la volontà. Siamo custoditi da
Dio, e questa verità scioglie molte paure inutili e restituisce serenità al
cammino di fede.
SEZIONE III — LA CRESCITA INTERIORE
4. Le paure non sono un segno di
fallimento, ma di crescita
Molti credenti vivono le proprie paure
come un fallimento spirituale. La Bibbia, invece, mostra che la paura è spesso
il luogo in cui Dio fa crescere la fede. La paura non è un giudizio sulla
nostra maturità, ma un’esperienza umana che può diventare un passaggio di
trasformazione. Molti servitori di Dio hanno avuto paura:
• Mosè
(Esodo 3:11)
• Gedeone
(Giudici 6:15)
• Geremia
(Geremia 1:6)
• I
discepoli (Marco 4:40)
• Paolo
(1 Corinzi 2:3)
La paura è una reazione umana, non un
peccato
I profeti, i discepoli e perfino Paolo
hanno conosciuto momenti di timore. La paura non è un segno di sfiducia, ma una
risposta naturale alla fragilità della vita. Non è qualcosa da reprimere o da
vergognarsi, ma da riconoscere con sincerità. La Scrittura non condanna la
paura: la attraversa, la illumina e la orienta verso Dio.
La paura rivela ciò che conta
Temiamo di perdere ciò che amiamo: la
paura nasce spesso dal desiderio di proteggere ciò che per noi è prezioso. Quando
qualcosa o qualcuno conta davvero, la possibilità di perderlo o di non esserne
all’altezza genera timore. La paura, quindi, non indica debolezza, ma rivela
ciò che ci sta a cuore e che consideriamo importante. È una finestra sul cuore,
non un marchio di fragilità.
La paura è un invito alla fiducia
Non è un ostacolo, ma un luogo in cui
Dio ci viene incontro. Proprio quando ci sentiamo incerti o vulnerabili,
diventiamo più disponibili ad ascoltare, a chiedere aiuto, a riconoscere che
non possiamo sostenerci da soli. La paura apre uno spazio interiore in cui la
nostra autosufficienza si incrina e la presenza di Dio può essere accolta con
maggiore sincerità. È in quella vulnerabilità che la fiducia può crescere.
La paura è un passaggio, non una
condanna
Non definisce il credente: lo prepara.
La paura non è l’ultima parola sulla vita spirituale. È un tratto del cammino,
un momento di transizione in cui si impara a lasciare ciò che è sicuro per
affidarsi a Dio. Non blocca, ma apre; non imprigiona, ma invita a muoversi. È
un passaggio che può diventare trasformazione.
La paura è un terreno di maturazione
Ogni crescita passa attraverso un limite
percepito. La paura mette in evidenza i nostri limiti, e proprio lì può nascere
una maturazione più profonda. Quando ci accorgiamo di non bastare a noi stessi,
diventiamo più disponibili a lasciarci guidare, correggere, sostenere. La paura
diventa così un luogo in cui la fede si radica e si purifica.
La paura diventa testimonianza
Quando Dio ci sostiene nella paura, la nostra
vita parla più di mille parole. Non è il coraggio naturale a testimoniare, ma
la fedeltà di Dio che ci accompagna nella fragilità. Quando altri vedono che
non siamo risparmiati dalla paura, ma che non ne siamo travolti, comprendono
che la forza non viene da noi. La paura attraversata con Dio diventa un segno
silenzioso ma eloquente.
Una verità ci consola: Dio veglia su
di noi e limita l’ingannatore
La Scrittura non presenta l’ingannatore come una forza impersonale, ma come una creatura ribelle che agisce attraverso la menzogna e la seduzione. Tuttavia, fin dalle prime pagine della Bibbia è chiaro che non possiede un potere illimitato. È una creatura, non un secondo “polo” opposto a Dio. E come ogni creatura, ha confini precisi oltre i quali non può andare.
La Bibbia mostra che Dio vigila
con attenzione sui movimenti dell’ingannatore. Nel libro di Giobbe, ad
esempio, Satana non può oltrepassare i limiti che Dio stabilisce (Giobbe 1:12;
2:6). Nel Nuovo Testamento, Gesù afferma che il diavolo è già stato giudicato
(Giovanni 16:11) e che la sua caduta è certa (Luca 10:18). Nell’Apocalisse, il
suo destino finale è descritto con chiarezza: sarà legato, inabissato e infine
distrutto per sempre (Apocalisse 20:1–3, 10).
Queste rivelazioni non sono dettagli
marginali: servono a ricordare che l’ingannatore non agisce mai fuori dal
controllo di Dio. Il suo “spazio di manovra” è sempre limitato, osservato e
contenuto. Non può toccare ciò che Dio custodisce, né può superare i confini
che il Signore stabilisce.
Accanto a Dio vi sono anche i Suoi
Vigilanti, esseri angelici potenti e fedeli, inviati per servire e
proteggere coloro che erediteranno la salvezza (Ebrei 1:14). Gli angeli non
sono figure simboliche, ma servitori reali che partecipano alla cura divina. La
loro presenza ricorda che il credente non è mai lasciato solo nel combattimento
spirituale.
Per amore del Suo Nome e per i meriti di
Cristo, Dio custodisce il Suo popolo con una cura che non vacilla. Non
siamo chiamati a controllare da soli l’ingannatore, né a prevedere le sue mosse. A noi
compete una sola cosa: avere fiducia nel Signore, sapendo che Egli
veglia, protegge e interviene.
Questa verità dona tranquillità. Il
combattimento è reale, ma non è mai fuori dalle mani del Padre. La nostra
sicurezza non nasce dalla nostra forza, ma dalla Sua fedeltà.
Per approfondire o collaborare
Chi desidera proseguire il percorso di riflessione e studio può trovare ulteriori contenuti e materiali biblici sul sito: https://ritornocristiano.blogspot.com/ Oppure contattarci a: missionepic@libero.it
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