Una Voce per l’Anima 8 - QUANDO IL PERDONO RIAFFIORA DAL PROFONDO – n. 313

 di Renzo Ronca  8-2-26  (audio Youtube in https://www.youtube.com/watch?v=RgF1_CTmnG4 )


 

Pensiamo sinceramente di aver perdonato molte cose. Lo abbiamo deciso, lo abbiamo pregato, lo abbiamo dichiarato davanti a Dio. Eppure in certi momenti, basta un’ombra di nervosismo, una parola storta, un ricordo improvviso, e da dentro si solleva qualcosa di pungente, duro, quasi violento. È come se una parte nascosta di noi protestasse: “Non è vero che hai perdonato. Guarda, fa ancora male”.

Questa esperienza non è un fallimento spirituale. È una rivelazione. È Dio che illumina strati dell’anima che noi non possiamo raggiungere da soli. Ci mostra che il perdono non è solo un atto della volontà, ma un’opera profonda, che coinvolge la memoria, le ferite, la storia personale e perfino ciò che ereditiamo dalle generazioni prima di noi.

Il salmista lo dice con una sincerità disarmante:

“Non ricordare a nostro danno le colpe dei nostri antenati; affrèttati, ci vengano incontro le tue compassioni, poiché siamo molto afflitti. Soccorrici, o Dio della nostra salvezza, per la gloria del tuo Nome; liberaci, e perdona i nostri peccati, per amore del tuo Nome.” (Salmo 79:8-9, NR24)

È sorprendente: una persona chiede perdono non solo per sé, ma anche per ciò che appartiene alla storia precedente. Come se l’anima riconoscesse che il male ha radici più profonde della nostra coscienza immediata.

E allora la domanda che nasce spontanea è: “Signore, se tu mi hai perdonato, perché sento ancora dentro di me il dolore dell’accusa? Perché riaffiorano giudizi verso me stesso e verso gli altri? Non ho forse confidato in te?”

La Scrittura ci offre alcune chiavi preziose.

1. Dio perdona subito, ma l’anima guarisce a strati

Il perdono di Dio è immediato:

“Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci e purificarci da ogni iniquità.” (1 Giovanni 1:9)

Ma la purificazione è un processo. È come se Dio dicesse: “Io ti ho perdonato. Ora permettimi di mostrarti dove il male ha lasciato tracce, così che tu possa essere liberato fino in fondo”.

2. Lo Spirito Santo porta alla luce ciò che è nascosto

Gesù lo aveva promesso:

“Quando sarà venuto lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità.” (Giovanni 16:13)

“Tutta la verità” non riguarda solo la dottrina, ma anche la verità su noi stessi. Lo Spirito non umilia, ma illumina. Non accusa, ma svela. Non ferisce, ma guarisce.

Quando un ricordo doloroso riaffiora, non è un ritorno al passato: è un invito alla guarigione.

3. Il cuore umano non può perdonare da solo

Il perdono profondo non è opera nostra. È grazia. Paolo lo dice con chiarezza:

“Siate benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.” (Efesini 4:32)

Il modello non è il nostro sforzo, ma il perdono ricevuto. E quel “come” non significa solo imitazione, ma partecipazione: è Cristo che perdona in noi.

4. Le ferite antiche chiedono una guarigione che supera la nostra storia personale

La Bibbia riconosce che il male attraversa le generazioni. Non come condanna, ma come realtà umana. Il profeta Daniele, pur essendo giusto, prega così:

“Abbiamo peccato, abbiamo agito da malvagi… Noi e i nostri padri.” (Daniele 9:5-8)

Non è fatalismo. È consapevolezza: ciò che viviamo non nasce solo da noi. E ciò che Dio guarisce, guarisce in profondità.

5. La preghiera che libera è quella che si arrende

Quando il cuore protesta, quando riaffiora l’accusa, quando ci scopriamo ancora feriti, la preghiera è determinante, diventa semplice e vera:

“Signore, io ho perdonato come potevo. Ma tu vedi ciò che io non vedo. Porta tu il perdono dove io non arrivo. Sciogli tu ciò che è rimasto legato. Illumina tu ciò che è nascosto. Io mi affido alla tua opera.”

Il salmista lo dice con parole che sembrano scritte per noi:

“Crea in me un cuore puro, o Dio, e rinnova dentro di me uno spirito saldo.” (Salmo 51:10)

Non “aiutami a creare”, ma “crea tu”. Non “dammi forza”, ma “rinnova tu”.

Conclusione

Quando il passato riaffiora, non è un segno che Dio non ha perdonato. È un segno che Dio sta continuando a guarire. Ci mostra ciò che non potremmo vedere da soli, ci mostra e guarisce, perché anche questo dobbiamo capire bene: si tratta di una guarigione profonda, fino alle radici; un’operazione importante che Dio vuole fare “a cuore aperto”, perché desidera che siamo consapevoli e partecipiamo con tutto il cuore e la mente.

Il perdono non è un gesto isolato, ma un cammino. E ogni volta che qualcosa emerge, non è una condanna: è un invito. È Dio che dice: “Lascia che io scenda ancora più in profondità”.

E allora possiamo pregare con fiducia:

“Soccorrici, o Dio della nostra salvezza… perdonaci, liberaci, guariscici per amore del tuo nome.”

 

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