Voce dell’Anima n. 9 - COME POTREMMO INTENDERE LA FRASE: “NON CESSATE MAI DI PREGARE”? – n. 317
di Renzo Ronca 11-2-76 (Ascoltabile in Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=WNbxFra8I5M )
A volte incontriamo nella Bibbia parole che sembrano troppo grandi per noi. Una di queste è l’invito di Paolo: “non cessate mai di pregare” (1 Tess. 5:17). Umanamente parlando, riteniamo che sia impossibile. Nessuno può passare l’intera giornata in ginocchio, né ripetere preghiere senza interruzione. Eppure, dai dati raccolti nella Scrittura e dall’esperienza di tanti credenti, sembra che questo comando non sia un peso, ma una via di libertà.
Noi pensiamo che Paolo non stia
chiedendo un gesto continuo, ma un orientamento continuo. Una
disposizione del cuore-mente — quella parte profonda dove pensieri ed emozioni
si intrecciano — che rimane rivolta verso Dio anche mentre viviamo le nostre
attività quotidiane.
Come si fa? Non con sforzi titanici, ma
con piccoli atti ripetuti, come gocce di profumo che lentamente saturano
l’aria.
Possiamo inserire nella nostra giornata brevi
frasi, semplici e spontanee, che nascono dal cuore e ritornano a Dio:
- “Lode a te, Signore.”
- “Sia benedetto il tuo nome.”
- “Abbi cura della mia anima.”
- “Grazie per questo momento.”
- “Proteggimi, Signore.”
- “Sia la gloria a te.”
Sono parole brevi, ma aprono spiragli di
luce. Quando qualcosa ci riesce bene, possiamo dire: “Grazie a te, Signore.”
Quando evitiamo un pericolo: “Lode a te che mi hai protetto.” Quando
siamo stanchi: “Sostienimi, Signore.” Quando siamo sereni: “Tu sei
buono.”
Sono frasi che non richiedono tempo, ma attenzione.
Non interrompono la vita: la profumano.
E qui ritroviamo l’immagine che abbiamo
meditato nello studio: il profumo sacro dell’antico santuario. I sacerdoti
offrivano incenso davanti a Dio, non per compiere magie, ma per esprimere onore,
amore, appartenenza. Oggi non portiamo più incenso materiale, ma possiamo
offrire un profumo spirituale: la continuità del nostro cuore rivolto a Lui.
Sottolineo questa parola ‘CONTINUITÀ’. Se queste espressioni verbali di adorazione di lode
a Dio, che trasportano un sentimento del cuore, le inseriamo in maniera
appropriata tra un’azione e l’altra, ecco che anche nella nostra mente si
formerà una dolce abitudine alla vicinanza del Signore. E in questo caso il
Signore si farà trovare da dal nostro affetto dalle nostre buone parole di
confidenza, tra il nostro cuore e il Suo. Sono espressioni d’amore, che nella
continuità diventano presenza accanto a Lui. Continuità della Sua presenza
accanto a noi. Si forma così una connessione sacra con parole adatte e
sentimenti adatti. Una intimità crescente, che solo due cuori che si amano teneramente
possono capire. Non è assolutamente un peso. Non sacrifici, non formule, non
parole imparate a memoria. Dio desidera misericordia, non sacrificio; verità,
non rituali vuoti. Per questo è prezioso usare il linguaggio semplice del
cuore-mente, quello che nasce spontaneo, come un soffio, come un sussurro che
solo Dio ascolta.
Se impariamo a inserire queste brevi
espressioni nella nostra giornata, senza forzarci, senza ansia, scopriremo che
la nostra interiorità si trasforma lentamente in un luogo profumato. Un luogo
dove Dio è ricordato, amato, invocato. Un luogo dove la preghiera non è un
momento, ma un respiro.
E forse allora comprenderemo che “non
cessare mai di pregare” non è un ordine impossibile, ma un invito a vivere con
il cuore aperto, sempre, in ogni cosa, davanti al Signore.
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