Libertina Libertà nell’Applicazione del Concetto di Amore
- di Renzo Ronca – 24-5-25
La distorsione del concetto di amore
nella società occidentale è un fenomeno complesso che ha profonde implicazioni
culturali e spirituali. L’amore autentico, secondo molte tradizioni religiose e
filosofiche, è basato sul rispetto, sulla libertà e sulla valorizzazione
dell’altro. Tuttavia, nella società moderna, si osserva una crescente tendenza
a confondere l’amore con il possesso, il controllo e la dominazione, portando a
comportamenti estremi come la violenza sulle donne e i femminicidi.
L’amore trasformato
in possesso
L’amore, quando viene distorto, può
diventare un mezzo per esercitare potere sull’altro. Questo è evidente nei casi
di violenza domestica e femminicidio, dove l’uomo considera la donna come un
oggetto di sua proprietà, incapace di accettare il rifiuto o la separazione.
Secondo un’analisi di Polis SA Magazine, il femminicidio non è un atto
impulsivo, ma il culmine di un processo di disumanizzazione, in cui l’amore
viene usato come giustificazione per il dominio.
La regressione
all’istinto bestiale
Questa tendenza alla violenza non è solo
un problema sociale, ma può essere vista anche come un segno di allontanamento
da Dio. In molte tradizioni religiose, l’amore è considerato un dono divino,
un’espressione di altruismo e sacrificio. Quando l’amore viene ridotto a un
istinto di possesso e sopraffazione, si perde il suo significato spirituale e
si cade in una forma di regressione primitiva. Secondo alcuni studiosi credenti,
la società occidentale ha ridefinito l’amore in modo fuorviante, permettendo al
male di proliferare sotto il pretesto di una falsa accettazione.
La necessità di un
cambiamento culturale
Per contrastare questa deviazione, è fondamentale un cambiamento culturale che riporti l’amore al suo significato originario. Come sottolineano altre pubblicazioni dedicate, bisogna educare uomini e donne al rispetto reciproco, alla parità e alla bellezza di relazioni libere dalla logica del dominio. Questo implica non solo leggi più severe contro la violenza di genere, ma anche un’educazione che insegni il vero significato dell’amore e il valore della libertà individuale.
Non è facile
Non è facile però mantenere certi valori:
nel discorso pubblico contemporaneo, il termine ‘bigotto’ viene spesso
utilizzato con superficialità, diventando un’etichetta generica per chiunque
segua principi religiosi o morali. Ciò crea una pericolosa semplificazione: il
credente rispettoso, che vive la propria fede senza estremismi, viene
facilmente accomunato a posizioni dogmatiche e irrazionali.
Questa distorsione è evidente anche nel modo in cui la società giudica il pudore e il disagio verso certe manifestazioni pubbliche. Oggi chiunque esprima perplessità di fronte a effusioni particolarmente ostentate – indipendentemente dal fatto che siano eterosessuali o omosessuali – rischia di essere ridicolizzato come moralista o intollerante. Si dimentica che il senso della misura e del rispetto degli spazi comuni non sono necessariamente espressioni di fanatismo, ma possono derivare da una sensibilità personale o culturale.
La modernità tende a confondere la libertà con la completa assenza di regole, alimentando l’idea che ogni forma di moderazione sia un freno alla spontaneità.
Tuttavia, il rispetto per gli altri e per
la dignità dei contesti pubblici non è una negazione della libertà, ma un suo
equilibrio fondamentale. Il rischio, nel tempo, è che l’etica venga
completamente sovrapposta alla moralizzazione forzata, eliminando ogni
distinzione tra chi impone rigidità e chi semplicemente vive secondo valori ben
radicati.
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