CAINO E ABELE IL SIGNORE NON POTEVA IMPEDIRE L’UCCISIONE? PERCHÉ AVVENNE?

- di Renzo Ronca 2-4-24

[prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/06/da-adamo-caino-peccato-paura-conflitti.html  ]

Non poteva il Signore impedire l’uccisione di Abele?

Si certo avrebbe potuto, così come avrebbe potuto intervenire nell’Eden quando il serpente insidiava l’uomo appena creato, o eliminare subito Satana; oppure poteva intervenire quando Gesù stava per essere crocefisso e salvarlo. L’Eterno poteva anche non creare l’universo gli angeli e l’uomo; oppure poteva distruggere tutto al tempo del diluvio. Ma domande di questo genere potrebbero portarci a fare delle ipotesi filosofiche dispersive. Forse nel nostro caso sarebbe più giusto dire: Quale insegnamento possiamo trarre dall’episodio della morte di Abele?

 Quale insegnamento possiamo trarre dall’episodio della morte di Abele?

La domanda va sviluppata e meditata. Il punto di partenza nel nostro ragionamento è il seguente: l’uomo post-Eden si trova in un sistema di vita completamente diverso da come si aspettava; non è preparato a questa nuova realtà che si è scelto da solo per la sua avventatezza e disubbidienza. La vita terrena dopo la caduta dell’uomo è sconcertante, faticosa, ingiusta, incomprensibile. L’uomo contempla e suo malgrado sperimenta una cosa nuova terribile: la morte. In particolar modo la spinta ad uccidere e la morte di un innocente. Bisogna partire da qui. La realtà adesso è questa e non c’è più niente da fare.

 La spinta ad uccidere

Satana non comandava nell’Eden; il responsabile era l’uomo. L’uomo avrebbe potuto e dovuto vigilare e neutralizzare il tentativo di ribellione del serpente. Ma una volta che il serpente assoggettò l’uomo, ecco che Satana diventò lui il governatore della Terra; e l’uomo di conseguenza, divenne suo dipendente. Nel momento in cui Satana vince l’uomo, per un meccanismo difficile a capirsi ma facile a dirsi, l’uomo tende in gran parte ad assomigliare a lui. D’altra parte lo spirito dell’uomo, soffiatogli da Dio, è inattaccabile da Satana e tenderà a riunirsi sempre con Dio. Ecco allora tra le varie componenti dell’uomo, una parte fisica terrena tenderà a seguire imitare il principe del mondo, cioè Satana; ed una parte spirituale tenderà a seguire Dio. Potremmo, ai fini del nostro ragionamento, suddividere queste due tendenze in “pulsione di vita” (quando pensiamo allo spirito nostro che anela a Dio, verso l’eternità) e “pulsione di morte” (quando seguiamo le tendenze carnali ereditate dal peccato, verso la morte fisica). La spinta ad uccidere rientra nella “pulsione di morte” e Caino ne fu il primo rappresentante.

Perché esiste la spinta ad uccidere?

Ce lo rivela la Bibbia quando dice che Satana è stato “omicida fin dal principio”.[2]  Ora un figlio tende ad assomigliare al padre. Chi segue la spinta del peccato tende ad assomigliare a Satana; dunque la spinta ad uccidere è come se fosse ereditata dal seme di Satana. Caino manifestò questa eredità del diavolo.

 Caino era “obbligato” ad agire in quel modo?

Assolutamente no! Prima dell’uccisione del fratello, Dio avvertì Caino dicendogli la verità su quanto stava accadendo e su come avrebbe dovuto prevenire l’omicidio: Genesi 4:6 Il SIGNORE disse a Caino: «Perché sei irritato? e perché hai il volto abbattuto? 7 Se agisci bene, non rialzerai il volto? Ma se agisci male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti contro di te; ma tu dominalo!»

Ma Caino non volle ascoltare e seguendo un “suo” ragionamento di gelosia e rancore in cui si sentiva trattato con ingiustizia, non poté frenare l’impulso verso il primo omicidio della storia biblica.

 Caino seguiva una sua logica, era proprio tanto colpevole?

Il punto è proprio che seguiva una “sua” logica; l’uomo post-Eden non ha più i pensieri di Dio “in automatico” che gli avrebbero permesso di arrivare alla verità in modo graduale. Preferendo fare di testa sua (sotto la tentazione del serpente che propagandava l’autonomia da Dio), l’uomo si ritrovò solo in una realtà sconosciuta. La libertà senza princìpi non è una conquista superiore, ma è la regressione della dignità dell’uomo, che non è più solo ad immagine di Dio, ma anche a somiglianza di Satana. Queste due “somiglianze” generano tensioni opposte. A volte l’uomo può scegliere di seguire Dio a volte seguirà l’ingannatore. La scelta non sarà più facile coerenza, ma sarà il superamento di un conflitto di forze.

 La novità è il “giudizio di Dio”.

Probabilmente seguendo un certo ragionamento utile a capire, se l’uomo non avesse peccato, non sarebbe stato espulso dall’Eden e non sarebbe dovuto passare attraverso il giudizio universale di Dio, che completerà tutta la storia dell’uomo terreno prima dell’eternità. Tutti gli uomini, da Caino che era il primogenito tra i nati nel post-Eden, verranno sottoposti al giudizio. Il giudizio viene dato in base alle opere:  Apocalisse 20:12 E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro, che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere.

L’uomo che si trovava nell’Eden in uno stato di grazia, poteva benissimo continuare in quel modo fino ad arrivare all’eternità, senza conflitti sofferti o dolorosi, senza passare attraverso la morte. Sarebbe bastato seguire le direttive di Dio, senza traumi. Modificando il suo stato invece, si autoesclude da una posizione di grazia protezione di Dio Padre ed entra invece in una realtà dove l’ultima fase della generazione umana è solo la morte. Caino non vuole ascoltare Dio e di conseguenza non può riuscire a comprendere la malignità del pressing satanico. Probabilmente avverte questa tensione maligna in se stesso come parte “normale” di se stesso.

 La logica dell’ingannatore in Caino

Secondo la logica dell’ingannatore, in fondo Caino era più grande del fratello minore Abele, quindi aveva dei “diritti” di supremazia; non era concepibile che il fratello minore avesse una preferenza agli occhi di Dio. È questo modo di pensare che, come il lievito, “monta” in Caino una serie di sentimenti pieni di risentimento rabbia e rancore sempre più violenti. Ad un certo punto certe pulsioni si accumulano così tanto da diventare ingestibili e si scaricano rapidamente nell’omicidio. La “pulsione di morte” in se stessa è cieca, può colpire chiunque, anche se stessi nel suicidio. Ma quando questa spinta trova un nemico verso cui focalizzare tutte le emozioni di rabbia e scontentezza, si carica come un arco e diventa acuta e pericolosa come una freccia, fino scoccare nell’uccisione di chi viene considerato nemico, pensando di fare una cosa “giusta” che gli porterà stabilità. Per questo la Scrittura parla di “dardo  della morte”.[3]    Ma non c’è pace né stabilità nel seguire la logica maligna; è una giustizia falsa ed illusoria, perché la “pulsione di morte” è un fuoco che distrugge e non si placa mai. Dopo il primo nemico se ne cercherà un altro e un altro ancora, come una crescita in negativo. Ecco infatti cosa dice un discendente di Caino: Genesi 4:23 Lamec disse alle sue mogli: «Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamec, porgete orecchio al mio dire! Sì, io ho ucciso un uomo perché mi ha ferito, e un giovane perché mi ha contuso. 24 Se Caino sarà vendicato sette volte, Lamec lo sarà settantasette volte».

 Ma Abele che colpa aveva? Perché Dio non l’ha salvato?

La morte di ogni essere vivente è sempre sconvolgente, non rientra nel piano di Dio per l’uomo, infatti l’uomo è stato creato per vivere non per morire. La morte è l’essere senza Dio-Vita, per questo subentrò dopo il distacco dell’uomo da Dio per via del peccato. La morte è la dura nuova realtà di questo sistema di cose post-Eden; quindi come dicevamo prima, dobbiamo partire da questa considerazione: adesso si muore; l’uomo terreno muore; prima o dopo tutti gli uomini muoiono. Non è cinismo è realismo e dobbiamo convivere con questo peso doloroso e umanamente inaccettabile. Che muoiano anche gli innocenti è difficile da accettare eppure anche questo fa parte della realtà attuale.

 Ricordate l’abito di pelli con cui Dio rivestì l’uomo? Genesi 3:21 Dio il SIGNORE fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì. Ebbene la tunica di pelle era fatta con la pelle di un animale morto. Quell’animale non aveva certo colpa, ma fu necessario all’uomo per vivere. I progenitori caduti  si erano coperto con delle foglie, un rivestimento inadatto alla nuova realtà. L’abito di pelle simboleggia il sacrificio di un altro animale importante: l’agnello sacrificale identificato nel corso della Bibbia in Gesù Cristo. Senza la morte dell’Agnello Gesù innocente, cioè perfetto senza colpa alcuna, noi come avremmo potuto salvarci da soli?

Che non sia una cosa “giusta” è evidente, ma per una redenzione dalla morte era necessaria la morte stessa, ovvero il superamento della condanna a morte per poter vivere oltre la morte. Ma poteva un uomo vincere la morte?  Solo Il Cristo che prese un corpo umano, ebbe, superata la Sua missione carnale, il potere di risorgere:

Giovanni 10:17 Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita per riprenderla poi. 18 Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest'ordine ho ricevuto dal Padre mio».

I Giudei ancora oggi non l’accettano. Dal un punto di vista cristiano invece, solo attraverso il sacrificio “ingiusto” di Cristo, per i Suoi meriti, noi possiamo trovare la salvezza e tornare alla speranza della vita eterna per i Suoi meriti.

 Ora Abele rappresenta anche questa sconvolgente verità: esistendo la morte in questo sistema terreno, esiste anche la morte degli innocenti assieme alla morte degli empi.



[2] Giovanni 8:44 Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo, perché è bugiardo e padre della menzogna.

 [3] 1Corinzi 15:55 «O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, dov'è il tuo dardo?» 56 Ora il dardo della morte è il peccato […]

 

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