Eliu un Personaggio Particolare nel libro di Giobbe

 -di Renzo Ronca 13-6-25

 [precedente: https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/06/confronti-tra-gli-amici-di-giobbe-e-noi.html ]

 La  sofferenza di Giobbe non è una punizione né una prova di giustizia divina, ma un mistero che va oltre la logica umana. Eliu insiste sul fatto che Dio è giusto e che l’uomo deve accettarlo, e questo è corretto, ma non può offrire una vera risposta al dolore innocente e nemmeno fare un a condizione dogmatica al “non conoscere”. Dio infatti ha dei modi per rivelarsi e per “riempire” la nostra conoscenza così meravigliosi  che nemmeno immaginiamo. Questo rende Eliu un mediatore parzialmente illuminato, che apre una porta al mistero, ma che non dovrebbe dovrebbe poi lasciare aperta.[1]

Eliu può essere paragonato a certi cristiani che, pur avendo una visione più aperta rispetto ai legalisti estremi, continuano a interpretare la fede in modo abbastanza razionale e schematico, senza cogliere le profondità dinamiche di Dio.

Alcuni credenti applicano le parole di Paolo o di altri apostoli ancora in modo rigido, fisso, lineare, senza considerare il contesto e la rivelazione progressiva dell'Eterno. Questo atteggiamento, pur non essendo completamente farisaico, può comunque limitare la comprensione della grazia e della misericordia.

Eliu potrebbe rappresentare un cristianesimo di mediazione, che esclude la parte legalista, ma corregge anche la parte in cui un credente come Giobbe, potrebbe elevarsi troppo fin quasi a dare giudizi contro Dio, in base ad un concetto di giustizia personale.

I lunghi discorsi di Eliu sono come un ponte che stacca e mette a tacere i teologi sapientoni dagli schemi logici ma limitatissimi; inoltre permettono forse a Giobbe stesso di fare una pausa preparatoria e predisporlo all’ascolto di Dio, nella Sua manifestazione potente che non necessita di troppe spiegazioni per la nostra mente. 

Quando il Signore aprirà la nostra mente – nel momento che Dio stabilisce - non avremo più domande. Infatti questo senso di pienezza e di “sazietà spirituale”, per chi l’ha provata, è già consapevole di una dimensione spirituale superiore che ci avvolge e di cui si potrà far parte.

 

(continua in https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/06/i-dieci-figli-di-giobbe-riflessione.html )



[1] Nella Bibbia, il termine mistero ha un significato diverso dal nostro: è più vicino a un segreto divino destinato a essere rivelato nel tempo. L'etimologia del termine deriva dal greco "mystērion", che a sua volta proviene dal verbo mýein ("chiudere la bocca"), indicando qualcosa di nascosto o riservato. Nel Nuovo Testamento, specialmente negli scritti di Paolo, il mystērion si riferisce al piano di salvezza di Dio, che era celato ma che, con Cristo, viene progressivamente svelato. Nel Libro di Daniele, il concetto di mistero è legato alla rivelazione di eventi futuri, scritti nei cieli e destinati a compiersi. Quindi, più che un enigma irrisolvibile, il mistero biblico è una verità nascosta che Dio, nel tempo opportuno, decide di rivelare.

 

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