Approfondimenti - Blaise Pascal, Giovanni della Croce, Simone Weil - Il Loro Pensiero in Rapporto a Dio – Parte 2 – n. 111
-di Renzo Ronca 8-9-25 [Prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/09/il-nostro-dolore-esistenziale-e-persino.html *
Giovanni della
Croce – La notte oscura dell’anima
La “notte oscura” è il simbolo del cammino
spirituale più profondo e doloroso. È il momento in cui l’anima, pur
desiderando Dio, non lo sente più, non lo vede, non lo percepisce. Ma
non è abbandono: è purificazione.
Due fasi:
- Notte dei sensi: Dio ritira le consolazioni
sensibili (emozioni, fervore, gioia) per insegnare all’anima ad amarlo non
per ciò che dà, ma per ciò che è.
- Notte dello spirito: ancora più profonda, in cui
l’anima è spogliata di ogni certezza, anche spirituale. È il momento in
cui Dio lavora nel silenzio, liberando l’anima da orgoglio,
attaccamenti e volontà propria.
“Notte che mi guidasti, oh notte più
dell’alba compiacente! Oh notte che riunisti l’Amato con l’amata, amata
nell’Amato trasformata!”
È il passaggio necessario per giungere
all’unione mistica: non più io che cerco Dio, ma Dio che vive in me.
L’anima nel buio trova Dio. La notte non è assenza, ma presenza nascosta.
L’anima si svuota, si purifica, e si unisce all’Amato
Blaise Pascal[1]
– Il vuoto infinito che solo Dio può colmare
Dal suo capolavoro Pensieri, ecco
alcuni frammenti che toccano il cuore:
“Tutta l’infelicità degli uomini proviene
da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera.”
“Il cuore ha le sue ragioni che la
ragione non conosce.”
“Se Dio si manifestasse continuamente
all’uomo non vi sarebbe merito alcuno nel credere in lui. Dio non costringe
nessuno a credere. Infatti c’è luce sufficiente per chi vuol credere; ma c’è
buio sufficiente per chi non vuol credere.”
“L’uomo non è che una canna, la più
debole della natura; ma è una canna pensante.”
“La grandezza dell’uomo è grande in
questo: che si riconosce miserabile.”
Pascal ci mostra che la fragilità è la
nostra nobiltà, e che il vuoto che sentiamo è la misura dell’infinito
che ci abita.
Pascal, genio della matematica e della
fede, ha scritto che l’uomo è un essere spezzato, sospeso tra il nulla e
l’infinito. E in mezzo a questa sospensione, nasce un vuoto interiore.
“C’è nel cuore dell’uomo un vuoto che
solo Dio può colmare.”
Questo vuoto non è un difetto, ma una traccia
di Dio. L’uomo lo riempie con piaceri, distrazioni, potere — ma nulla
basta. Per Pascal, questo vuoto è la prova che siamo fatti per l’eterno,
e che la nostra vera patria è l’infinito.
Simone Weil[2]
– Attenzione assoluta a ciò che manca
Simone Weil, filosofa e mistica del
Novecento, ha vissuto la sofferenza del mondo con una lucidità radicale.
Per lei, l’atto più sacro è prestare attenzione — non nel senso
scolastico, ma come spazio vuoto che accoglie l’altro. “L’attenzione
è la forma più rara e pura di generosità.”
Per Weil, l’attenzione è amore senza
possesso, è silenzio che permette all’altro di esistere. E anche
Dio, diceva, si manifesta non nella pienezza, ma nella mancanza.
L’assenza è la sua firma.
Dal suo pensiero mistico e radicale:
“L’attenzione è la forma più rara e pura
di generosità.”
“La sventura è il tocco di Dio. È il
momento in cui l’anima, privata di tutto, può finalmente dire: ‘Sia fatta la
tua volontà’.”
“La croce non è la speranza della
resurrezione. È l’accettazione totale dell’esistenza, così com’è, senza
consolazione.”
“Essere presenti a ciò che manca. Non
cercare di riempire il vuoto, ma abitarlo. Solo così Dio può entrare.”
Simone Weil ci insegna che l’assenza è
una porta, e che l’attenzione è il modo più puro di amare, perché
non possiede, non invade, ma accoglie
Tre voci, un’unica
nostalgia
Giovanni della Croce ci parla del cammino
nel buio. Pascal ci mostra il vuoto come segno di Dio. Weil ci
invita a restare lì dove manca tutto, perché è lì che può nascere
l’incontro.
Ritengo che conoscere questi pensieri
possa dare maggiore gloria al Signore e ai Suoi raggi quando ci illuminano in
infiniti modi. Ci insegnano che la verità non è comoda—è esigente, e ci
chiama a uscire da noi stessi.
[1]
Blaise Pascal (1623–1662)
Genio poliedrico francese che cerca Dio nella ragione
e nel cuore: matematico, fisico, filosofo e teologo. Dopo una profonda
esperienza religiosa, scrisse i Pensieri, una raccolta frammentaria e
postuma che voleva essere un’apologia del Cristianesimo.
·
Celebre per la scommessa su Dio: credere
è una scelta razionale, perché il guadagno eterno supera ogni rischio.
·
Nei Pensieri esplora la miseria e
grandezza dell’uomo, la tensione tra ragione e fede, e il bisogno di Dio
come risposta al vuoto esistenziale.
[2]
Simone Weil (1909–1943) Pensatrice
francese, mistica, operaia, attivista e filosofa. Di origini ebraiche, visse
con radicale coerenza il suo pensiero, fino al sacrificio personale.
·
La sua filosofia è un cammino di attenzione e
purezza, dove la verità si cerca nella sofferenza e nell’amore
disinteressato.
Rifiutò ogni potere, anche religioso, per
restare accanto agli ultimi. Trovò Dio nel dolore e nella giustizia. Nei suoi
scritti come L’Attesa di Dio, emerge una spiritualità cristiana senza
appartenenza confessionale, fondata sull’“obbedienza alla realtà”.
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