Il Nostro Dolore Esistenziale e Persino l’Apparente Assenza del Riscontro Divino, Possono Essere una Porta Aperta alle Profondità Sublimi di Dio - Parte 1- n.110
-di Renzo Ronca 8-9-25
Nota per i lettori evangelici
Se in questo testo si fa riferimento a
mistici cattolici, vi invitiamo a non lasciarvi frenare da preconcetti.
Prendete solo il buono e il vero di quanto un’anima, in qualunque
tradizione cristiana, possa ricevere da Dio e comunicarlo a noi. La sete di
Dio, il dolore redento, e la luce che nasce nel buio sono esperienze
universali per chi ama il Signore con cuore sincero.
Il dolore come luogo dell’incontro
Nel mondo di oggi, il dolore è visto come
un errore da correggere, una debolezza da nascondere, un ostacolo da superare.
Ma nella visione cristiana più profonda, il dolore è una soglia. Non la
fine, ma l’inizio di qualcosa che non si può vedere con gli occhi del mondo.
“Beati quelli che sono nel pianto, perché
saranno consolati.” (Matteo 5:4) “Il mio Dio, il mio Dio, perché mi hai
abbandonato?” (Salmo 22 / Matteo 27:46)
Queste parole non sono contraddizioni. Sono la verità del cuore umano che cerca Dio anche quando non lo sente. E proprio lì, nella notte dell’anima, può avvenire l’incontro più puro.
Giovanni della
Croce: il buio che purifica
San Giovanni ci insegna che Dio, per
unirsi all’anima, la conduce attraverso una notte oscura. Non per
punirla, ma per liberarla da ogni appoggio umano, da ogni immagine, da
ogni consolazione.
“Dio si fa assenza per purificare
l’amore.” “L’anima deve camminare al buio, perché solo nel buio si vede la luce
che non è di questo mondo.”
Il dolore, allora, non è segno che Dio è lontano, ma che sta operando nel profondo, dove nessuno può vedere.
Pascal: il vuoto
che ci rivela
Pascal ci ricorda che l’uomo è una
canna pensante, fragile ma capace di riconoscere la propria miseria. E in
quel vuoto, in quella mancanza, si apre lo spazio per Dio.
“Nel cuore dell’uomo c’è un vuoto che
solo Dio può colmare.” “La grandezza dell’uomo è grande in questo: che si
riconosce miserabile.”
Il dolore esistenziale non è da evitare, ma da abitare con fede, perché è lì che si rivela il bisogno di infinito.
Simone Weil:
l’attenzione al vuoto
Simone Weil ci insegna che l’atto più
sacro è prestare attenzione a ciò che manca. Non riempire il vuoto, ma accoglierlo.
Perché è nel vuoto che la grazia può entrare.
“L’attenzione è la forma più rara e pura
di generosità.” “L’abbandono in cui Dio ci lascia è il suo modo di
accarezzarci.”
Il dolore, allora, non è solo sofferenza: è spazio aperto, terra santa, attesa di Dio.
Gesù sulla croce:
il dolore redentore
Nel momento più buio, Gesù non fugge dal
dolore. Lo abbraccia, lo trasforma, lo redime. E nel suo
grido — “Perché mi hai abbandonato?” — c’è l’unione perfetta con ogni anima
che soffre.
“Egli ha portato i nostri dolori.” (Isaia
53:4) “Nella sua piaga siamo stati guariti.” (Isaia 53:5)
La croce non è solo strumento di morte. È
trono dell’amore divino, come diceva Paolo della Croce. [nota 1]
Conclusione: il
dolore come via
Per i credenti veri, il dolore non è da
evitare. È da trasfigurare. È il luogo dove Dio si nasconde per farsi
trovare. È la notte che prepara l’alba. È il vuoto che accoglie la
pienezza.
“Siamo nel mondo, ma non del mondo.” (Giovanni
17:14–16) “La sofferenza accolta con amore è il seme della resurrezione.” (San
Paolo della Croce)
Continua in https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/09/approfondimenti-blaise-pascal-giovanni.html
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[1] Per noi evangelici è facile confondere quelli che la chiesa cattolica considera santi come Paolo della Croce e Giovanni della Croce. Riporto una nota per chiarire:
Paolo della
Croce (1694–1775)
- Origine: Italiano, nato a Ovada (Piemonte).
- Fondatore: Ha istituito la Congregazione
della Passione di Gesù Cristo, detti Passionisti.
- Spiritualità: Centrata sulla memoria viva
della Passione di Cristo come espressione suprema dell’amore divino.
Non vede la Croce solo come sofferenza, ma come rivelazione dell’amore
redentivo.
- Stile di vita: Eremita, poi predicatore
itinerante. Molto attivo nella missione popolare e nella formazione
spirituale.
- Carisma: Forte, sanguigno, ma profondamente
sensibile. La sua spiritualità è concreta, rivolta al popolo, con enfasi
sulla conversione e sulla compassione.
Giovanni della
Croce (1542–1591)
- Origine: Spagnolo, nato a Fontiveros
(Castiglia).
- Riformatore: Cofondatore dell’Ordine dei
Carmelitani Scalzi con Santa Teresa d’Avila.
- Spiritualità: Mistica profonda, centrata
sull’unione dell’anima con Dio attraverso la notte oscura e il
distacco radicale da tutto ciò che non è Dio.
- Stile di vita: Monastico e contemplativo. Scrisse
opere poetiche e teologiche come Salita al Monte Carmelo e Notte
Oscura dell’Anima.
- Carisma: Introspettivo, poetico,
silenzioso. La sua spiritualità è più esigente, orientata alla
purificazione interiore e all’estasi mistica.
🔍 In sintesi:

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