Israele e Aggeo oggi - Voce ai Rimanenti Fedeli e Avvento del Regno Messianico - n. 114
Una lettura profetica tra storia e presente, dove la voce di Aggeo risuona per una minoranza fedele: chiamata alla ricostruzione, alla speranza, e alla preparazione del Regno, in mezzo alle contraddizioni di Israele e del mondo.
-di Renzo Ronca 12-9-25
Inquadriamo subito l’argomento osservando questo schema:
Bing IA; 1it.wikipedia.org 2it.chabad.org
Il profeta Aggeo si
riferisce a quello che viene chiamato secondo tempio, che è la riedificazione del primo. Ma vediamolo meglio:
La profezia di Aggeo, rivolta a una rimanenza
giudaica tornata dall’esilio, parla di ricostruzione in tempi di
scoraggiamento. Il tempio da edificare non era solo un edificio, ma un segno di
speranza, una promessa di gloria futura. Eppure, quella rimanenza era fragile,
marginale, circondata da poteri più grandi e da tensioni interne. Il messaggio
dell’Eterno, attraverso Aggeo, non si rivolgeva alla massa, ma a chi aveva
ancora orecchie per udire.
Anche oggi, nel tempo della nazione
moderna di Israele, possiamo riconoscere una dinamica simile. Come ogni popolo,
Israele ha avuto governanti che hanno agito con giustizia e altri che hanno
errato. Nessuna nazione è infallibile, e nessun popolo è immune da
contraddizioni. Nel 1993, il primo ministro Yitzhak Rabin firmò gli Accordi di
Oslo con Yasser Arafat, un gesto che gli valse il Premio Nobel per la Pace. Ma
due anni dopo, Rabin fu assassinato da un estremista ebreo, Yigal Amir, che lo
considerava un traditore per aver cercato la pace con i palestinesi.
Quell’evento tragico segnò una svolta. La
voce moderata fu sopraffatta da una corrente più radicale, e negli anni
successivi, la politica israeliana si è irrigidita. Recentemente, il primo
ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato pubblicamente: “Non ci sarà uno
Stato palestinese, questa terra ci appartiene”. Parole che, al di là delle
motivazioni politiche, mostrano quanto sia cambiato il tono rispetto a quella
stretta di mano del 1993.
Ma la profezia di Aggeo non si rivolgeva alla maggioranza. Era per una minoranza fedele, chiamata a farsi forte, a ricostruire, a credere nella gloria futura.
Anche oggi, possiamo leggere quel messaggio come
un incoraggiamento a chi, dentro e fuori Israele, non cede all’odio né
all’estremismo, ma continua a sperare, a costruire, a preparare il regno
messianico.
La rimanenza non è necessariamente visibile, né potente. Ma è il luogo dove Dio parla. E forse, come allora, anche oggi il Signore sta dicendo a quella minoranza: La vostra forza sono Io, non altre nazioni che sembrano potenti. Abbandonate alleanze empie, tornate a me, riedificate un nuovo tempio, allora Io sarò con voi, non temete.
(Continua in https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/09/israele-e-il-cristianesimo-da-osea-8-ad.html )
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