Israele e Aggeo oggi - Voce ai Rimanenti Fedeli e Avvento del Regno Messianico - n. 114

 Una lettura profetica tra storia e presente, dove la voce di Aggeo risuona per una minoranza fedele: chiamata alla ricostruzione, alla speranza, e alla preparazione del Regno, in mezzo alle contraddizioni di Israele e del mondo.

-di Renzo Ronca  12-9-25 

 

Inquadriamo subito l’argomento osservando questo schema:

 

Bing IA;  1it.wikipedia.org  2it.chabad.org

 Spiegazione: 

Il profeta Aggeo si riferisce a quello che viene chiamato secondo tempio, che è la riedificazione del primo. Ma vediamolo meglio:

 Il Primo Tempio, costruito da Salomone, fu distrutto nel 586 a.C. dai Babilonesi sotto Nabucodonosor. Dopo l’editto di Ciro (538 a.C.), gli esuli ebrei tornarono a Gerusalemme con il permesso di ricostruire il Tempio. Aggeo, insieme al profeta Zaccaria, incoraggiò il popolo a riprendere i lavori, che erano stati interrotti per scoraggiamento e opposizione. Il tempio che venne completato nel 516 a.C. sotto la guida di Zorobabele e Giosuè (sommo sacerdote) è quello a cui si riferisce Aggeo 2. Il Tempio di Erode è una ristrutturazione e ampliamento del Secondo Tempio, avvenuta secoli dopo, iniziata intorno al 20 a.C. Quindi non è il soggetto della profezia di Aggeo. Il Tempio di Erode dunque non è un “terzo” tempio, ma una ristrutturazione del secondo. Il cosiddetto “Terzo Tempio” o “Tempio di Ezechiele” non è ancora stato costruito, è atteso in prospettiva escatologica, secondo varie tradizioni.

 1noitipreghiamo.com 2www.cristotranoi.it 3it.wikipedia.org

 Aggeo e la Rimanenza: una Parola per il Tempo Presente

La profezia di Aggeo, rivolta a una rimanenza giudaica tornata dall’esilio, parla di ricostruzione in tempi di scoraggiamento. Il tempio da edificare non era solo un edificio, ma un segno di speranza, una promessa di gloria futura. Eppure, quella rimanenza era fragile, marginale, circondata da poteri più grandi e da tensioni interne. Il messaggio dell’Eterno, attraverso Aggeo, non si rivolgeva alla massa, ma a chi aveva ancora orecchie per udire.

Anche oggi, nel tempo della nazione moderna di Israele, possiamo riconoscere una dinamica simile. Come ogni popolo, Israele ha avuto governanti che hanno agito con giustizia e altri che hanno errato. Nessuna nazione è infallibile, e nessun popolo è immune da contraddizioni. Nel 1993, il primo ministro Yitzhak Rabin firmò gli Accordi di Oslo con Yasser Arafat, un gesto che gli valse il Premio Nobel per la Pace. Ma due anni dopo, Rabin fu assassinato da un estremista ebreo, Yigal Amir, che lo considerava un traditore per aver cercato la pace con i palestinesi.

Quell’evento tragico segnò una svolta. La voce moderata fu sopraffatta da una corrente più radicale, e negli anni successivi, la politica israeliana si è irrigidita. Recentemente, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato pubblicamente: “Non ci sarà uno Stato palestinese, questa terra ci appartiene”. Parole che, al di là delle motivazioni politiche, mostrano quanto sia cambiato il tono rispetto a quella stretta di mano del 1993.

Ma la profezia di Aggeo non si rivolgeva alla maggioranza. Era per una minoranza fedele, chiamata a farsi forte, a ricostruire, a credere nella gloria futura. 

Anche oggi, possiamo leggere quel messaggio come un incoraggiamento a chi, dentro e fuori Israele, non cede all’odio né all’estremismo, ma continua a sperare, a costruire, a preparare il regno messianico.

La rimanenza non è necessariamente visibile, né potente. Ma è il luogo dove Dio parla. E forse, come allora, anche oggi il Signore sta dicendo a quella minoranza: La vostra forza sono Io, non altre nazioni che sembrano potenti. Abbandonate alleanze empie, tornate a me, riedificate un nuovo tempio, allora Io sarò con voi, non temete.

 Bing IA; 1INFODIFESA;   2it.wikipedia.org;  3L'Unione Sarda; F. D. Lindsey “Commento ad Aggeo cap.2”


(Continua in https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/09/israele-e-il-cristianesimo-da-osea-8-ad.html )




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