Israele e il Cristianesimo da Osea 8 ad Oggi: Il Culto Contaminato e la Voce che Chiama alla Separazione - n. 117
-di Renzo Ronca 13-9-25 [prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/09/il-profeta-aggeo-nei-nostri-giorni-voce.html ]
Riflessione da Osea 8:13–9:1 - Voce ai rimanenti fedeli ebrei e cristiani
Il culto che Dio
non gradisce
«Benché offrano
sacrifici e immolino carne, e l’Eterno la mangi, il Signore non li gradisce.
Egli si ricorda della loro iniquità, e punirà i loro peccati…» (Osea 8:13)
Il culto continua, ma Dio non lo riceve.
Le offerte sono abbondanti, i riti solenni, ma l’altare è vuoto. Il cuore del
popolo è lontano, e l’iniquità non è stata rimossa. Anche oggi, nell’ebraismo come
nel cristianesimo, molte strutture religiose mantengono forme esteriori, ma lo
Spirito non vi dimora. Il sacrificio offerto, senza obbedienza al cuore di Dio,
è solo rumore.
La voce profetica chiama i rimanenti a
discernere: non tutto ciò che è religioso è santo. Non tutto ciò che è solenne
è gradito. Il Signore cerca cuori puri, non palazzi sontuosi.
Templi e città
fortificate: il falso rifugio
«Israele ha
dimenticato il suo Fattore, e ha edificati de’ tempii; e Giuda ha fatte molte
città forti…» (Osea 8:14, Diodati)
La Diodati coglie il cuore del problema:
non solo palazzi, ma tempii — luoghi di culto deviato, costruiti in nome
di Dio ma contaminati da idolatria. Israele ha dimenticato il suo Creatore, e
ha edificato ciò che non è da Lui. Giuda ha cercato sicurezza nelle mura, non
nella fedeltà all’Eterno.
Anche oggi, si moltiplicano i “tempii” —
edifici religiosi, movimenti, dottrine — che portano il nome di Dio ma non la Sua
presenza. E si fortificano le “città” — sistemi, ideologie, poteri — che
promettono protezione ma non conoscono la giustizia.
Il fuoco di Dio non è distruttivo per i
giusti, ma purificatore. Egli consumerà ciò che è falso, per far risplendere
ciò che è vero.
Il raccolto che non
sazia
«Essi hanno amato
il salario della prostituzione… non abiteranno più nella terra dell’Eterno»
(Osea 9:1)
Il popolo ha cercato ricompensa, non
relazione. Ha amato il beneficio, non il Benefattore. Ha prostituito la propria
vocazione, vendendosi a potenze straniere, a idoli culturali, a compromessi
spirituali.
Oggi, la voce profetica denuncia lo
stesso scambio: la verità barattata per consenso, la santità svenduta per
visibilità. Ma il raccolto non sazia, e la terra promessa si allontana.
Chiamata ai rimanenti
In mezzo a tutto questo, la voce di Osea
— come quella di Aggeo — risuona per i rimanenti fedeli. Non per condannare, ma
per chiamare. Non per distruggere, ma per separare. Il Signore cerca coloro che
non hanno dimenticato il Fattore, che non si rifugiano nei tempii contaminati,
che non cercano il salario della prostituzione spirituale.
A loro è affidata la ricostruzione. A
loro è promessa la terra. A loro è riservata la gioia del Regno che viene.
Osea 8:9–10 dice: «Poiché sono saliti in Assiria,
come un asino selvatico che va solo per conto suo; Efraim ha fatto alleanze con
gli amanti. Anche se pagano il prezzo tra le nazioni, io li radunerò…»
Israele, nella sua identificazione
biblica, rappresenta nel bene e nel male un popolo guidato da Dio, che nel
passato ha spesso cercato sicurezza stringendo alleanze con potenze straniere:
- Con l’Egitto: Isaia 30:1–2 denuncia «Guai ai
figli ribelli… che si confidano nell’ombra dell’Egitto»
- Con l’Assiria e Babilonia: Osea stesso parla di Efraim come
di una colomba stolta che «va in Egitto, poi in Assiria» (Osea
7:11)
- Con Tiro e altre nazioni idolatriche: Geremia 2:18–25 accusa Israele di «correre dietro agli amanti»
Queste alleanze non erano solo politiche: erano fornicazione spirituale, perché sostituivano la fiducia in Dio con la dipendenza da potenze terrene. Il linguaggio profetico è chiaro: Israele si prostituisce, si vende, si contamina. Non a caso, nelle visioni escatologiche, appare il simbolo di una prostituta che cavalca una bestia: un’unione profana tra potere religioso corrotto e dominio politico, destinata alla distruzione secondo il giudizio divino (cfr. Apocalisse 17)
Applicazione al
presente
Oggi, Israele — come molte nazioni —
cerca protezione e potere attraverso alleanze strategiche, in particolare con
gli Stati Uniti. Questo non è un giudizio politico perché a noi non interessa
la politica, ma una lettura religiosa profetica: quando la forza di Israele non
è più solo nel suo Dio, ma nei suoi armamenti, nei suoi trattati, nei suoi
alleati, allora si ripete l’antico errore.
La Scrittura non condanna la prudenza politica, ma denuncia la sostituzione del Signore con altri “amanti”. La vera sicurezza di Israele — e di ogni popolo — è nel patto con Dio, non nei missili, nei patti militari, o nelle diplomazie mondane.
Voce ai rimanenti
I rimanenti fedeli siano essi ebrei o
cristiani, sono chiamati a non confondere la forza con il potere. La forza di
Dio è nella fedeltà, nella giustizia, nella santità. Il Regno Messianico non
verrà per mezzo di alleanze terrene, ma per mezzo di cuori purificati,
occhi aperti, e mani pronte alla ricostruzione.
Come dice Zaccaria 4:6: «Non per
potenza, né per forza, ma per lo Spirito mio, dice il Signore degli eserciti.»
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