Itinerario Spirituale tra Silenzio e Adorazione verso L’Eternità - Primi Quattro Pensieri - n. 126
-di Renzo Ronca - 20-9-25
Prefazione
Questo scritto nasce come itinerario
interiore, una sequenza di nove pensieri che si snodano tra tempo e eternità,
tra sofferenza e gloria, tra silenzio e adorazione. Non è un trattato
sistematico, ma una testimonianza meditativa, nutrita dalla Parola, dalla
riflessione teologica e dalla percezione spirituale di chi cammina nella fede. Uno studio per accompagnare le riflessioni.
Ogni passaggio — dalla memoria del
passato alla tensione del presente, dalla speranza del futuro alla
trasfigurazione del corpo — è un gradino che conduce verso la luce. La
sofferenza non è negata, ma attraversata; la grazia non è concetto, ma forza
viva. E tutto
culmina nell’adorazione eterna, dove il tempo si dissolve e l’anima si riposa
nell’Eterno.
Vi elenco le voci che tratteremo:
1.
Il passato
come testimonianza e non come condanna - La memoria redenta –
2.
Il presente come il tempo della decisine lo spazio di scelta spirituale
3.
Il futuro – La speranza come certezza attiva della
promessa divina
4.
Gli esseri
angelici e l’eternità – La scelta definitiva e il peccato
imperdonabile
5.
La
coscienza come luogo teologico – Dove lo Spirito parla e la verità si rivela
6.
La grazia
come dinamica nel tempo – Forza
trasformante che attraversa la storia
7.
La gloria
come fine ultimo –
Manifestazione della pienezza divina
8. La
sofferenza e il corpo nuovo –
Contrazione del tempo e trasfigurazione spirituale
9.
L’adorazione
eterna all’Eterno – Risposta
totale alla luce che trasforma
Pensiero sintetico
Il passato, pur non potendo tornare identico, è memoria viva che illumina il presente e orienta il credente verso una perfezione celeste, consapevole che sulla terra essa resta un'aspirazione mai pienamente compiuta.
1. Tempo lineare e
memoria
Nel pensiero biblico, il tempo non è ciclico ma lineare: ha un inizio (Genesi) e una fine (Apocalisse). Il passato non si ripete, ma è ricordato per dare senso al presente. Il termine ebraico zakar (זָכַר), “ricordare”, è centrale nella spiritualità dell’Antico Testamento: Dio stesso “ricorda” Noè (Gen 8:1), Abramo (Gen 19:29), il suo patto (Es 2:24). Il ricordo è atto creativo, non nostalgico.
2. La memoria come
strumento di discernimento
La memoria non è solo archivio, ma strumento
di discernimento. In psicologia, secondo la teoria della memoria
autobiografica (Conway & Pleydell-Pearce, 2000), il passato è rielaborato
per costruire l’identità e orientare le scelte. Anche in filosofia, Agostino
nelle Confessioni (libro XI) riflette sul tempo come dimensione
dell’anima: il passato vive nella memoria, il presente nell attenzione, il
futuro nell’attesa.
3. La tensione
verso la perfezione
Il credente è chiamato alla
santificazione (1 Tessalonicesi 4:3), ma sa che la perfezione piena è
escatologica: “Ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora
vedremo faccia a faccia” (1 Corinzi 13:12). La memoria del passato serve a correggere,
consolare, insegnare (Romani 15:4), ma non è sufficiente per
raggiungere la perfezione: essa è dono futuro, non conquista presente.
4. Impossibilità
della perfezione sulla terra
La condizione terrena è segnata dalla
caduta (Romani 3:23). Anche i più giusti, come Paolo, confessano la lotta
interiore: “Non faccio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Romani
7:19). La perfezione è impossibile nel tempo presente, ma possibile
in Cristo, nel tempo escatologico: “Colui che ha cominciato in voi un’opera
buona la porterà a compimento” (Filippesi 1:6).
5. Sintesi
teologica
Il passato è strumento pedagogico,
non prigione. La memoria è alleata della grazia, non ostacolo. Il
credente vive nel presente con lo sguardo rivolto al futuro, ma con il cuore
che ricorda il cammino già fatto. La perfezione è mèta, non misura
del presente.
Studio articolato 2:
Il presente come crocevia tra memoria e speranza
Il presente è il luogo della decisione, dove l’essere umano, illuminato dalla memoria del passato e dalla speranza del futuro, sceglie se camminare nella carne o nello Spirito, consapevole che ogni istante è un’opportunità per conformarsi all’immagine di Cristo, pur nella fragilità del tempo
1. Il presente come
tempo di grazia
Nel pensiero biblico, il presente è il tempo favorevole: “Ecco ora il tempo accettevole; ecco ora il giorno della salvezza” (2 Corinzi 6:2). Non è solo un passaggio tra passato e futuro, ma il luogo della chiamata. Il presente è dove si risponde alla voce di Dio, dove si sceglie se vivere secondo lo Spirito o secondo la carne (Galati 5:16-17).
2. La libertà della
scelta nel tempo
Il tempo presente è segnato dalla libertà: “Scegli dunque la vita” (Deuteronomio 30:19). La memoria del passato aiuta a discernere, ma non determina. La speranza del futuro orienta, ma non costringe. Il presente è il crocevia dove l’essere umano esercita la sua volontà, sotto la guida dello Spirito Santo.
3. La tensione tra
carne e Spirito
Paolo descrive il presente come campo di battaglia: “Lo Spirito ha desideri contrari alla carne” (Galati 5:17). Questa tensione non è solo morale, ma ontologica: l’essere umano vive tra la vecchia natura e la nuova creazione. Il presente è il tempo della trasformazione progressiva: “Siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria” (2 Corinzi 3:18).
4. Il presente come
laboratorio escatologico
Ogni istante è ripieno di eternità. Il presente non è neutro, ma è il luogo dove si anticipa il Regno: “Il Regno di Dio è dentro di voi” (Luca 17:21). La vita del credente è una prova generale della gloria futura, pur sapendo che la perfezione sarà piena solo alla venuta del Signore (1 Giovanni 3:2).
5. Riflessioni
filosofiche e psicologiche
- Kierkegaard parlava del presente
come “l’istante” in cui l’eterno irrompe nel tempo.
- Viktor Frankl, nella logoterapia,
vedeva il presente come spazio di significato, dove l’uomo può
scegliere il senso anche nella sofferenza.
- In psicologia cognitiva, il presente è il momento in cui si attivano le risorse interiori per affrontare la realtà, integrando passato e futuro.
Studio articolato 3:
Il futuro come tensione escatologica e promessa di compimento Il futuro come la speranza come certezza attiva
della promessa divina
Pensiero sintetico
Il futuro è la dimensione della promessa e del compimento, dove il credente proietta la sua speranza, non come evasione dal presente, ma come certezza che orienta ogni passo verso l’incontro con il Perfetto.
1. Il futuro nella
visione biblica
La Scrittura non presenta il futuro come
ignoto, ma come rivelazione progressiva. I profeti parlano di ciò che
“avverrà negli ultimi giorni” (Isaia 2:2), e il Nuovo Testamento annuncia la parusia
come evento certo: “Il Signore stesso… discenderà dal cielo” (1 Tessalonicesi
4:16). Il futuro è promessa, non speculazione.
2. La speranza come
motore del presente
La speranza cristiana non è desiderio
incerto, ma certezza fondata: “Cristo in voi, speranza della gloria” (Colossesi
1:27). Essa agisce nel presente come purificazione: “Chi ha questa
speranza in lui, si purifica” (1 Giovanni 3:3). Il futuro plasma il presente,
non lo sospende.
3. Il giudizio come
verità rivelata
Il futuro include il giudizio, ma
non come minaccia, bensì come manifestazione della giustizia: “Tutti
dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo” (2 Corinzi 5:10). Il
credente non teme il giudizio, ma lo attende come rivelazione della verità
e ricompensa della fedeltà (Apocalisse 22:12).
4. La tensione tra
già e non ancora
Il Regno è già venuto in Cristo,
ma non ancora compiuto. Questa tensione è il cuore dell’escatologia:
viviamo tra la prima venuta e la seconda venuta. Paolo scrive:
“La creazione geme… aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo”
(Romani 8:23). Il futuro è atteso con impazienza, ma vissuto con fedeltà
nel presente.
5. Riflessioni
filosofiche e psicologiche
- Heidegger vedeva l’essere umano come
“essere-per-la-morte”, proiettato nel futuro. Ma la visione cristiana è essere-per-la-vita,
proiettato nella gloria.
- In psicologia positiva, la speranza
è una delle forze interiori che proteggono dalla disperazione e motivano
l’azione.
- Viktor Frankl parlava del futuro
come senso da realizzare, non come tempo da attendere passivamente.
6. Sintesi
teologica
Il futuro è luogo della promessa, tempo
del compimento, spazio della rivelazione. Il credente non lo teme,
ma lo desidera. Non lo anticipa con ansia, ma lo prepara con fedeltà.
Il futuro è Cristo stesso, “l’Alfa e l’Omega” (Apocalisse 22:13).
Studio articolato 4: Gli esseri angelici e l’eternità – La scelta definitiva e il peccato
Pensiero sintetico
Gli esseri angelici vivono in una dimensione prossima all’eternità, dove la chiarezza della verità divina rende ogni scelta definitiva.
1. Gli angeli nella
Scrittura
Gli angeli sono creature spirituali, create da Dio per adorare, servire e comunicare la sua volontà. “Benedite il Signore, voi suoi angeli potenti in forza, che eseguite i suoi comandi” (Salmo 103:20). Non sono simboli, ma esseri reali, presenti nella storia della salvezza: dall’angelo che ferma la mano di Abramo (Genesi 22:11) a quelli che annunciano la nascita di Cristo (Luca 2:13).
2. La caduta degli
angeli
Alcuni angeli, guidati da Lucifero, hanno scelto di ribellarsi. “Tu dicevi nel tuo cuore: salirò in cielo… ma sei stato precipitato nello Sceol” (Isaia 14:13-15). La loro scelta è definitiva, non redimibile. “Dio non risparmiò gli angeli che peccarono, ma li precipitò negli abissi tenebrosi” (2 Pietro 2:4). La loro condanna è eterna, perché il peccato è stato assoluto e consapevole
Così, anche per il credente, il rifiuto consapevole dello Spirito Santo — che agisce con pungoli spirituali simili a quelli angelici — rappresenta una chiusura irreversibile alla grazia.
1. Gli angeli e il
tempo eterno
Gli angeli non vivono nel tempo lineare
umano, ma in una dimensione spirituale atemporale, prossima
all’eternità. Tommaso d’Aquino, nella Summa Theologiae, distingue tra il
tempo umano e l’“aevum”, il tempo degli spiriti creati: un tempo non
successivo, ma simultaneo, dove l’intelligenza è diretta, intuitiva,
non discorsiva.
Questa condizione rende le loro scelte definitive:
una volta presa una decisione, essa è immutabile, perché non soggetta a
ripensamento o evoluzione. Gli angeli caduti, avendo scelto contro Dio in piena
lucidità, non possono essere perdonati (Giuda 1:6; 2 Pietro 2:4).
2. Il peccato
contro lo Spirito Santo
Gesù afferma: “Chi parlerà contro lo
Spirito Santo, non gli sarà perdonato, né in questo mondo né in quello futuro”
(Matteo 12:32). Questo peccato non è un errore momentaneo, ma un rifiuto
consapevole e persistente dell’opera dello Spirito, che testimonia la
verità di Cristo.
Il peccato contro lo Spirito Santo è parallelo
alla ribellione angelica: entrambi sono atti di lucida opposizione alla
verità divina, non ignoranza o debolezza. È il rigetto della luce ricevuta,
non la mancanza di luce.
3. Lo Spirito Santo
e la coscienza del credente
Per il credente, lo Spirito Santo agisce
con pungoli interiori (Atti 9:5), muove la coscienza, illumina la volontà.
Quando la coscienza è permeata dalla volontà di Dio, il rifiuto non è
più semplice debolezza, ma resistenza consapevole. In quel momento, il
credente si avvicina alla responsabilità angelica, dove la chiarezza
della verità rende il rifiuto gravissimo.
4. La soglia tra
tempo e eternità
Il peccato imperdonabile non è una soglia
arbitraria, ma il punto in cui l’essere umano, pur vivendo nel tempo, si
pone spiritualmente fuori dal tempo, rifiutando la grazia in modo definitivo.
È il momento in cui la libertà si cristallizza contro Dio, come negli
angeli caduti.
5. Sintesi
teologica
- Gli angeli vivono nella chiarezza
eterna: per questo, il loro rifiuto è irreversibile.
- Il peccato contro lo Spirito Santo è
rifiuto della chiarezza spirituale.
- Il credente, pungolato dallo
Spirito, è chiamato a rispondere con prontezza.
- Il rifiuto consapevole della volontà
di Dio, quando la coscienza è illuminata, è chiusura alla grazia.
(continua in https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/09/itinerario-spirituale-la-coscienza-n-126.html )
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