La Gloria come Compimento Escatologico e Partecipazione Divina - Itinerario Spirituale 7 - n. 129

 -di Renzo Ronca  21-9-25  - Prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/09/la-grazia-come-dinamica-nel-tempo.html


Pensiero sintetico

La gloria è il fine ultimo del credente: non come premio meritato, ma come partecipazione alla pienezza divina, dove il tempo cessa e l’eternità si rivela, e ogni frammento vissuto nella grazia trova compimento nel volto di Cristo, come nella trasfigurazione (Matt 17:1-9). La gloria è fine e compimento, luce e pienezza, eternità e partecipazione. È il punto verso cui tutto converge: memoria, decisione, speranza, coscienza, grazia. È Cristo stesso, rivelato nella sua bellezza, e il credente, finalmente trasfigurato, lo contempla e lo abita.

Quindi in altre parole possiamo dire che la gloria si irradia già nel presente come segno tangibile di trasformazione: quando il credente vive secondo lo Spirito, la gloria si manifesta come cambiamento reale, visibile, concreto — anticipo del compimento eterno.

 1. La gloria nella Scrittura

La gloria (doxa, kabod) è la manifestazione della presenza di Dio. Nell’Antico Testamento, è la nube che riempie il tempio (Esodo 40:34); nel Nuovo Testamento, è la trasfigurazione di Cristo (Matteo 17:2), la risurrezione e l’ascensione. La gloria è pienezza, luce, verità rivelata.

Il credente è chiamato alla gloria: “A quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati” (Romani 8:30). Non è solo una condizione futura, ma una vocazione presente: “Cristo in voi, speranza della gloria” (Colossesi 1:27).

2. La gloria che si fa visibile

Paolo scrive: “Noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine, di gloria in gloria” (2 Corinzi 3:18). Qui la gloria non è solo meta, ma processo: è trasformazione visibile, cambiamento reale. Il credente che vive nello Spirito riflette la gloria, come Mosè che scende dal Sinai con il volto raggiante (Esodo 34:29-30).

3. La gloria come fine del tempo

La gloria è il superamento del tempo. In essa, non c’è più memoria, decisione, attesa: tutto è compiuto. “Non ci sarà più notte… perché il Signore Dio li illuminerà” (Apocalisse 22:5). La gloria è eternità vissuta, presenza piena, luce senza ombra.

4. La gloria come partecipazione

La gloria non è solo contemplazione, ma partecipazione: “Saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è” (1 Giovanni 3:2). Il credente non solo vede Dio, ma entra nella sua vita. È il compimento della promessa: “Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, affinché vedano la mia gloria” (Giovanni 17:24).

5. La gloria come risposta alla grazia

La gloria non è merito, ma risposta alla grazia. È il frutto di un cammino vissuto nella fede, nella lotta, nella speranza. “Le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria che sarà manifestata in noi” (Romani 8:18). La gloria è dono, non conquista.

 

6. La gloria come frutto dello Spirito

La gloria si manifesta praticamente nei frutti dello Spirito (Galati 5:22-23): amore, gioia, pace, pazienza… Questi non sono solo virtù morali, ma segni visibili della presenza divina. Dove c’è perdono autentico, amore gratuito, pace in mezzo al conflitto — lì la gloria si fa carne, si rende esperienza.

7. La gloria come testimonianza

La gloria è testimonianza vivente: “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro” (Matteo 5:16). Le opere non sono la gloria, ma la manifestazione di essa. Il cambiamento reale nella vita del credente è segno che Dio è all’opera.

8. La gloria come trasfigurazione quotidiana

La trasfigurazione di Cristo (Matteo 17) è evento unico, ma anche modello spirituale: ogni credente è chiamato a trasfigurarsi nel quotidiano. Non con luce visibile, ma con vita trasformata. La gloria è visibile nella coerenza, nella mitezza, nella fedeltà.

 

 9. Riflessioni teologiche e filosofiche

  • John Stott parlava della santificazione come “gloria in movimento”.
  • Dallas Willard vedeva la gloria come “la bellezza del carattere divino riflessa nel discepolo”.
  • Jonathan Edwards scriveva che “la vera gloria di Dio è la sua santità comunicata ai suoi figli”; la gloria come “il godimento pieno di Dio per sempre”.
  • Karl Barth vedeva la gloria come “la rivelazione dell’amore divino nella sua forma ultima”.
  • In filosofia, la gloria è l’essere pienamente se stessi davanti all’Essere assoluto.

10. Sintesi 

La gloria non è solo evento escatologico, ma anche manifestazione pratica. È cambiamento reale, trasformazione visibile, testimonianza concreta. Il credente che vive nello Spirito riflette la gloria, e il mondo la vede. Non è spettacolo, ma santità incarnata.


(continua in https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/09/sofferenza-come-residuo-del-tempo-e-del.html)


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