Le Pieghe del Tempo – Parte 1 - il Tempo e l'Eternità – n. 105
-di Renzo Ronca 5-9-25
Uno dei motivi della nostra limitatezza
sta nell’abitudine di attribuire a Dio comportamenti umani. In parte è
comprensibile, perché abbiamo come unico riferimento tangibile questa realtà
terrena e il nostro corpo fisico. Tuttavia, quando affrontiamo temi più
complessi, dovremmo sempre ricordare che ci troviamo davanti a un Essere di
grandezza e potenza inconcepibili, che non si possono né comprendere né
spiegare con parole ed esperienze umane.
Oltre all’essenza di Dio—di cui ci ha
rivelato solo raggi tenui—esiste un concetto che spesso ci fa inciampare: il
tempo. Del tempo terreno e del tempo di Dio abbiamo già parlato a lungo, e non
li riprenderemo ora in profondità. Vorrei però aggiungere alcune semplici
considerazioni che ci aiuteranno ad avvicinarci a un’altra parola difficile:
“predestinazione”, che affronteremo più avanti.
La dicitura “tempo di Dio” è, di per sé,
impropria, perché Dio è al di fuori del tempo come lo intendiamo noi. Egli era
letteralmente “fuori dal tempo”, poiché il tempo terreno—fatto di passato e
futuro, misurato in modo lineare in giorni e anni—è una delle creazioni di
questo sistema di cose. Prima che esistesse la Terra, non esisteva il tempo
terreno, ma esisteva l’Eterno. E ciò che chiamiamo ‘eternità’ non è un
tempo lungo, ma la realtà misteriosa e infinita in cui Dio vive, pensa e ama,
fuori da ogni misura e da ogni successione. Che possa poi “permeare” ogni atomo
e spirito della creazione è vero ma riguarda un altro discorso.
Dio, l’Eterno, era ed è nell’eternità. Non
avendo un corrispettivo concreto, chiamiamo “eternità” la dimensione più
elevata che possiamo immaginare. Poi pensiamo alla dimensione delle creature
spirituali, come gli angeli, superiori a noi e creati presumibilmente prima di
noi. Infine, in una dimensione molto più bassa, c’è la generazione umana
post-Eden, dove esistono limitazioni che Dio, per ora, ha lasciato attorno e dentro
noi in attesa della trasformazione.
Per fare un esempio, possiamo immaginare il nostro tempo terreno come
un classico orologio con le lancette che si muovono e misurano minuti e ore.
Dopo un certo numero di giri, passa un giorno, poi gli anni, poi i secoli… e
così via nei calendari storici della Terra.
Se invece volessimo rappresentare
l’eternità di Dio e il Suo “vivere” attraverso di essa, potremmo pensare a un orologio
senza lancette. Un orologio senza lancette può sembrare un oggetto rotto,
da buttare perché non segna nulla. Oppure, se per assurdo funzionasse ma non
mostrasse il trascorrere delle ore e dei giorni, potrebbe indicare solo e
sempre un presente mutevole, in ogni sua forma e in ogni suo momento.
Questo impossibile orologio senza lancette, però funzionante in qualche misterioso modo, se lo potessimo fotografare in un attimo al tempo di Noè, vedremmo nel quadrante Noè intento a costruire l’arca. Un’altra foto e lo vedremmo nel diluvio. Poi, quando scende sulla terra ferma. Immagini diverse nello stesso quadrante, nello stesso “ETERNO PRESENTE”: sempre diverso, ma sempre presente.
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