Verso gli Ultimi Tempi Parte 3 - La Chiesa del Rimanente e il Discernimento Spirituale – Piccoli Gruppi, Libertà con Princìpi Morali, Guida dello Spirito Santo - n. 188

 -di Renzo Ronca  5-11-25   Prosgue da: https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/11/la-via-del-discepolo-negli-ultimi-tempi.html

  

Nota introduttiva

Alcune riflessioni che seguono nascono da considerazioni condivise con credenti maturi nella fede; uno sviluppo che tiene conto di obiezioni intelligenti e ponderate, espresse con rispetto e profondità.

1. La chiesa di Laodicea e l’illusione dell’ecumenismo

“All’angelo della chiesa di Laodicea scrivi…” (Apocalisse 3:14–22) La chiesa di Laodicea è considerata da molti studiosi come rappresentativa della condizione spirituale degli ultimi tempi: una chiesa autosufficiente, organizzata, piacevole al mondo, ma rigettata da Dio. È altamente probabile che in essa confluiscano le prospettive dottrinali, sociali e politiche di quel movimento religioso oggi chiamato “ecumenismo”, che però non corrisponde al significato positivo che il nome suggerisce.

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Nota storica sintetica – Origine e sviluppo dell’ecumenismo moderno Il movimento ecumenico moderno nasce nel contesto protestante tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, con l’intento di favorire l’unità tra le chiese cristiane in vista della missione evangelica. – 1910: Conferenza missionaria mondiale di Edimburgo, considerata l’evento fondativo dell’ecumenismo moderno. – 1948: Nasce il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) a Ginevra, che riunisce chiese protestanti, ortodosse e anglicane. – 1964: Il Concilio Vaticano II apre ufficialmente la Chiesa cattolica al dialogo ecumenico, con il decreto Unitatis Redintegratio. – Dagli anni ’70 in poi, il movimento si estende includendo anche dialoghi interreligiosi, coinvolgendo religioni non cristiane. – Oggi, l’ecumenismo è spesso gestito da organismi centrali e tende a promuovere una unità formale tra confessioni diverse, talvolta a scapito della chiarezza dottrinale.

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2. Non un organismo, ma un movimento spontaneo

La Chiesa invisibile non è un organismo strutturato, né una denominazione con regolamenti e gerarchie. Ma non è nemmeno un insieme disordinato di autonomie locali dove ognuno segue la dottrina che preferisce. La libertà spirituale, se non vigilata, può degenerare in confusione. Per questo, il movimento spontaneo che si sta formando non è anarchico, ma guidato interiormente dallo Spirito Santo, con un senso di ordine che nasce dalla maturità spirituale.

Chi compone questa Chiesa del rimanente, invisibile?

– E’ bene dire che “Chiesa invisibile” non è una nostra invenzione. – Esistono studi e riflessioni di autori evangelici come Petrelli, Tozer, Watchman Nee, Andrew Murray, A.W. Pink, che hanno parlato di una Chiesa spirituale, non visibile, composta da credenti rigenerati, fedeli, spesso emarginati dalle strutture ufficiali.

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Nota storica sintetica – Riflessioni evangeliche sulla Chiesa invisibile Il concetto di Chiesa invisibile è presente nella teologia evangelica fin dal XIX secolo. – Giuseppe Petrelli (Italia, XX secolo) parlò di una “Chiesa spirituale” non identificabile con le denominazioni. – A.W. Tozer (1897–1963) denunciò la mondanizzazione delle chiese visibili e richiamò alla santità interiore. – Watchman Nee (1903–1972) descrisse la vita della Chiesa come comunione spirituale, non istituzionale. – Andrew Murray e A.W. Pink sottolinearono la necessità di una guida dello Spirito e di una separazione dal formalismo religioso.

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Molti di questi credenti erano o sono ancora dentro le denominazioni – Soffrono per tradizioni, imposizioni o scelte non conformi alla Parola – A volte non sanno dove andare – A volte se ne vanno e vagano per Internet – A volte formano nuclei o piccoli gruppi che pregano insieme, come i primi cristiani

“Salutate la chiesa che è nella loro casa” (Romani 16:5) – “La chiesa che si riunisce nella tua casa” (Filemone 1:2)

Come già scritto nel nostro dossier di cui vi consiglio la lettura  https://drive.google.com/file/d/1vc16fyblO9dnZaGZnwcOWy5O8u0I9RNt/view?usp=drive_link  , pensiamo - a Dio opiacendo - di essere parte un movimento trasversale, invisibile appunto, non identificabile facilmente, ma ben conosciuto dal Signore, come un vento spirituale Dello Spirito che attraversa le chiese visibili e trasporta i cuori che Dio chiama.

La missione sarà essenzialmente quella di prepararci e preparare la Chiesa del rimanente — i cristiani rimasti fedeli, come la chiesa di Filadelfia:

“Tu hai poca forza, eppure hai serbato la mia parola e non hai rinnegato il mio nome” (Apocalisse 3:8) – “Io ti preserverò dall’ora della prova che verrà su tutto il mondo” (Apocalisse 3:10)

Questi saranno trovati pronti al momento del rapimento, momento che solo Dio conosce:

“Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Matteo 25:13) – “Il Signore stesso… rapirà i credenti per incontrarlo nell’aria” (1 Tessalonicesi 4:16–17)

 

3. Libertà vigilata e maturità spirituale

Questa libertà non è anarchia spirituale. Gestire la libertà richiede un autoregolamento interiore profondo, che può nascere solo da un cammino verso la maturità di fede tramite lo Spirito Santo.

Molti gruppi affermano di essere guidati dallo Spirito, ma non è nostro compito confutare continuamente. Si vedrà dai frutti, dalla linearità della nuova nascita, dalla semplicità non legalistica né farisaica:

“Li riconoscerete dai loro frutti” (Matteo 7:16) – “Se uno non è nato di nuovo…” (Giovanni 3:3)

4. Il campo d’azione e il tempo profetico

Il campo d’azione — o meglio, l’ambito spirituale operativo — sarà quello degli ultimi tempi. Le profezie verranno confrontate con gli eventi presenti e futuri, con molta attenzione e preghiera.

Inciampare sarà inevitabile. Le difficoltà saranno molte. Ma il rimanente fedele, che non ha piegato le ginocchia davanti a Baal (1 Re 19:18), se confida in Dio e ascolta la guida dello Spirito, riuscirà ad assolvere la sua missione prima del ritorno del Signore.

“Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Matteo 25:13) – “Ecco, io vengo presto” (Apocalisse 22:12)

 

Conclusione – Una missione non facile, ma possibile

Non ci si deve aspettare facilità in questa missione. Camminare fuori dalle strutture consolidate, cercare l’essenziale, ascoltare lo Spirito, mantenere la sobrietà e la fedeltà alla Parola — tutto questo comporta fatica, solitudine, incomprensioni.

Ma non siamo soli. C’è un punto importante nella Scrittura, spesso citato da un pastore stimato: quando Gedeone si sentiva inadeguato, timoroso, incerto se proseguire la battaglia, il Signore gli disse:

Va’ con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non sono io che ti mando?” (Giudici 6:14)

Non gli disse di aspettare una forza straordinaria, ma di partire con quella che aveva. Un uomo consapevole della propria debolezza, ma fiducioso in Dio, può iniziare il cammino. E questo — la fiducia nel Signore — non è poco. Il resto, lo compirà Lui.

“La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza” (2 Corinzi 12:9) – “Fedele è colui che vi chiama, ed egli farà anche questo” (1 Tessalonicesi 5:24)

 

E’ con questo spirito di umiltà e fedeltà che partiamo anche noi a servire il Signore e la Chiesa. Quella Chiesa che Gesù si è acquistato a caro prezzo.

Chiunque si sente chiamato allo stesso percorso ci scriva pure:  missionepic@libero.it

 

 (Continua in https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/11/verso-gli-ultimi-tempi-parte-4.html

 

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