Atti cap. 15 - Conferenza di Gerusalemme della Antica Chiesa - i Giudaizzanti e la Salvezza - Parte 1 - n. 249
-di Renzo Ronca 17-12-25
Introduzione Il capitolo 15 degli Atti degli Apostoli ci conduce a un momento cruciale della storia della chiesa primitiva: la cosiddetta “conferenza di Gerusalemme”. Non si trattò semplicemente di un dibattito su regole alimentari o pratiche rituali come l’obbligo della circoncisione, ma di una riflessione profonda sul motivo per cui questi atti venivano praticati in merito alla salvezza. In pratica il cuore dell’Evangelo. La giovane comunità cristiana si trovava davanti a una tensione inevitabile: da un lato la chiesa di Gerusalemme, allora di maggioranza, radicata nella tradizione giudaica, dall’altro la missione di Paolo, aperta ai gentili e proiettata verso l’universalità del messaggio di Cristo.
Questo incontro non fu un punto di
arrivo, bensì un punto di partenza. Le decisioni prese permisero una comunione
provvisoria, ma le tensioni rimasero. È significativo che il discernimento
avvenne sotto la guida dello Spirito Santo, come ricorda il testo: “Parve
bene allo Spirito Santo e a noi…” (Atti 15:28).
Oggi, come chiesa rimanente in attesa
del rapimento, siamo chiamati a ripartire da questo capitolo per approfondirlo con
sobrietà e vigilanza. Non per idealizzare un passato che fu segnato da
contrasti, ma per comprendere che la preparazione nella santità anche oggi richiede
equilibrio: evitare gli estremi, custodire la salvezza per grazia mediante la
fede, e distinguere ciò che appartiene alle radici storiche da ciò che riguarda
la speranza futura.
Atti 15:1 – La questione della
salvezza
1 “Alcuni, venuti dalla Giudea,
insegnavano ai fratelli, dicendo: «Se voi non siete circoncisi secondo il rito
di Mosè, non potete essere salvati».”
Questo versetto introduce immediatamente
il cuore del problema: la salvezza. Non si trattava di un dettaglio marginale,
ma della domanda fondamentale che attraversa tutta la Scrittura: cosa deve
fare l’uomo per essere salvato?
Gli “alcuni” venuti dalla Giudea
Il testo parla di “alcuni” che, senza
mandato apostolico, si autoproclamavano maestri e diffondevano un insegnamento
che minava l’Evangelo. È significativo che Luca non li identifichi con nomi, ma
li descriva come provenienti dalla Giudea: un’indicazione che si trattava di
credenti giudaici che volevano imporre la legge mosaica ai gentili. Secondo diversi studiosi (tra cui MacArthur e
S. D. Toussaint), questi giudaizzanti dalla Galilea erano molto dogmatici – probabilmente
quelli descritti in Galati 2:12 - sostenevano che per essere salvati i gentili
dovessero prima diventare giudei, accettando la circoncisione e i rituali della
legge di Mosè. In altre parole, la grazia di Cristo veniva subordinata a un
percorso umano di osservanza.
La gravità dell’eresia La loro affermazione era radicale: “non potete essere
salvati” senza la circoncisione. Non si trattava di una semplice opinione, ma
di una condizione posta alla salvezza. Questo equivaleva a negare la
sufficienza dell’opera di Cristo. È importante notare che tale posizione non
era isolata: a quanto pare, era tacitamente condivisa da una parte
significativa della chiesa di Gerusalemme. Ciò spiega la necessità di convocare
la conferenza: la questione minacciava l’unità e la verità dell’Evangelo.
Il tema centrale: salvezza per grazia
mediante la fede La domanda implicita
è: la salvezza dipende dalla grazia di Dio ricevuta per fede, oppure da un
percorso umano di osservanza rituale? La risposta della Scrittura è chiara:
“Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non
viene da voi, è il dono di Dio. Non è in virtù di opere, affinché nessuno se ne
vanti” (Efesini 2:8-9). Lutero, riprendendo questo principio, lo pose al centro
della Riforma: la giustificazione è per fede sola (sola fide), e ogni
aggiunta di opere come condizione di salvezza è un tradimento dell’evangelo.
Nota etimologica Il termine “circoncisione” traduce il greco peritomé
(περιτομή, “taglio intorno”), rito che nell’Antico Testamento segnava
l’appartenenza al popolo di Israele. Imporlo ai gentili significava subordinare
la salvezza a un segno esteriore, anziché alla fede interiore.
Conclusione di questa sezione Atti 15:1 ci mostra che già la chiesa primitiva
dovette affrontare la tentazione di aggiungere condizioni alla salvezza. La
questione non era secondaria, ma vitale: se la salvezza dipende da Cristo,
allora non può dipendere da rituali umani. La conferenza di Gerusalemme nasce
da questa tensione, e la sua importanza per noi oggi è enorme: ci ricorda che
la chiesa deve vigilare continuamente per custodire la purezza dell’evangelo.
(Cotinua in https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/12/la-difficile-maturita-della-chiesa-da.html )
Per contatti Mail: missionepic@libero.it
Commenti
Posta un commento