La Difficile Maturità della Chiesa da Atti 15 ad Oggi - Studio - Parte 2 - n. 250

 di Renzo Ronca  18-12-25  Prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/12/atti-15-conferenza-di-gerusalemme-parte.html


La Chiesa come “mistero” rivelato

La conferenza di Gerusalemme (Atti 15) fu un momento di chiarificazione, ma non ancora di piena rivelazione e maturità. La chiesa primitiva era percepita quasi come un “mistero”: una realtà nuova, nascosta nei secoli, che Dio stava manifestando progressivamente.

Paolo, nelle sue lettere, usa più volte il termine greco mystērion (μυστήριον, “segreto divino ora rivelato”). In Efesini 3:3-6 scrive: “Per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero… che i gentili sono eredi con noi, membri di un medesimo corpo e partecipi della promessa in Cristo Gesù mediante il vangelo.” Qui il mistero non è un enigma insolubile, ma una verità nascosta nell’Antico Testamento e resa chiara solo con Cristo: la chiesa come corpo unico, formato da giudei e gentili.

 

Il mistero e l’escatologia

Paolo parla anche del rapimento come mistero: “Ecco, vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, in un momento, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba” (1 Corinzi 15:51-52). Il verbo greco harpázō (ἁρπάζω, “afferrare, portare via con forza”) in 1 Tessalonicesi 4:17 descrive l’evento improvviso con cui i credenti saranno portati dal Signore.

Questi aspetti escatologici non erano stati rivelati prima. La chiesa primitiva, radicata nella tradizione giudaica, non poteva ancora comprendere pienamente la portata universale e futura dell’opera di Cristo.

 

Il mistero e la nuova nascita

Un altro punto centrale è la nuova nascita. Gesù ne parla a Nicodemo (Giovanni 3:3: “Se uno non nasce di nuovo, non può vedere il regno di Dio”), ma Paolo ne sviluppa le implicazioni teologiche: il credente è una nuova creatura (kainē ktisis, καινὴ κτίσις, “nuova creazione”) in Cristo (2 Corinzi 5:17). Questo fa parte del mistero rivelato: la trasformazione interiore operata dallo Spirito Santo.

 

Studiosi protestanti

  • John Stott: sottolinea che il mistero della chiesa è la sua universalità, l’unità di giudei e gentili in Cristo.
  • Alister McGrath: evidenzia che la dottrina della giustificazione e la rivelazione della chiesa come corpo di Cristo furono sviluppi paolini che chiarirono ciò che inizialmente era percepito come realtà nascosta.
  • Charles Ryrie: nel suo studio escatologico, ricorda che il rapimento è parte del mistero rivelato a Paolo, non annunciato nell’Antico Testamento.

 

Conclusione meditativa La conferenza di Gerusalemme fu un passo importante, ma non definitivo. La chiesa primitiva era ancora avvolta nel mistero. Con Paolo, Dio rivelò progressivamente la pienezza del suo piano: la salvezza per grazia mediante la fede, la chiesa come corpo di Cristo, la nuova nascita e il rapimento. Questo ci ricorda che la rivelazione di Dio è graduale, e che la chiesa rimanente oggi deve custodire con sobrietà ciò che è stato manifestato, preparandosi nella santità già adesso e nell’attesa del ritorno del Signore.

 

La chiesa di Gerusalemme verso la decadenza  

È possibile ipotizzare che la chiesa di Gerusalemme, pur avendo avuto un ruolo centrale agli inizi, abbia gradualmente perso la sua influenza con il sorgere delle comunità paoline, come quella di Antiochia.

 

Nota storica

La chiesa di Gerusalemme, guidata da Giacomo e poi da Simeone, fu progressivamente marginalizzata. Dopo la guerra giudaica con Roma del 66 d.C. e la distruzione della città e del tempio del 70 d.C. i cristiani giudaici quasi si estinsero.  Pochi rimanenti si trovarono divisi: alcuni mantennero un equilibrio (Nazareni), altri caddero in un legalismo che negava la grazia (Ebioniti). Gli storici protestanti (come F.F. Bruce) sottolineano che proprio in questo periodo la chiesa paolina, fondata sulla salvezza per fede e sulla nuova nascita, divenne la corrente principale del cristianesimo.

 

Collegamento meditativo al nostro tempo

Questa vicenda storica illumina il nostro tempo: la tentazione di ridurre la fede a rituali o di negare la divinità di Cristo non è scomparsa. Oggi, come allora, la chiesa rimanente deve vigilare. La salvezza non viene dalla legge rituale, ma dalla grazia di Dio in Cristo. Le lettere alle sette chiese in Apocalisse mostrano che la fede deve essere provata e purificata, come un setaccio, per prepararsi al rapimento e al ritorno del Signore. In questo processo, lo Spirito Santo operò potentemente attraverso Paolo, rivelando aspetti nuovi e decisivi: la chiesa come corpo di Cristo, la salvezza per grazia mediante la fede, la nuova nascita e l’attesa del rapimento. Questi elementi costituiscono oggi il cuore della fede evangelica, e mostrano come il mistero nascosto nei secoli sia stato manifestato in pienezza.

 

Il problema di ieri e quello di oggi

Nel 49 d.C., alla conferenza di Gerusalemme, il problema era l’aggiunta di condizioni legaliste alla salvezza: i giudaizzanti volevano imporre la circoncisione e i riti mosaici. Oggi il rischio è meno evidente ma ancora presente: non tanto l’imposizione di rituali giudaici - che comunque si tenta sempre di riproporre in qualche modo -  quanto la tendenza a trasformare alcune parole del Vangelo, non come parole viventi, ma come parole-leggi e dogmi rigidi, o a cercare compromessi con forme di legalismo che svuotano la grazia.

La Scrittura ammonisce: “Se la giustizia si ottiene per mezzo della legge, Cristo è morto inutilmente” (Galati 2:21). Dopo duemila anni, la chiesa ha ricevuto indicazioni sufficienti per vivere nella santità, e non può più dare spazio a riti che non salvano; ma a quanto pare nemmeno oggi abbiamo raggiunto questa maturità.

 

La nuova nascita come centro

Il vero segno del cristiano maturo non è l’osservanza di regole esteriori, ma la nuova nascita operata dallo Spirito Santo. Paolo lo afferma con forza: “Se uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17). La nuova nascita è il cuore della fede, e deve guidare la chiesa rimanente nella preparazione al rapimento e al ritorno del Signore.

 

Apocalisse e i protocolli della fede

Le lettere alle sette chiese in Apocalisse 2–3 possono essere viste come protocolli spirituali, setacci attraverso cui la fede viene provata e misurata. Ogni comunità riceve un richiamo specifico: perseveranza, purezza, vigilanza, amore. Questi criteri mostrano se la fede è davvero matura e pronta per incontrare il Signore.

 

Conclusione meditativa

La chiesa di Gerusalemme affrontò la tentazione di aggiungere condizioni alla salvezza. Oggi la chiesa rimanente deve affrontare la tentazione opposta: la tendenza di ridurre la grazia a regole e compromessi. Ma la rivelazione è chiara: la salvezza è dono di Dio, la nuova nascita è il segno del credente, e la santità è la via di preparazione al rapimento. Chi ancora si rivolge a pratiche che cercano intercessioni da parte di persone morte o rituali che sostituiscono la fede viva, non si colloca nella chiesa che il Signore gradisce. La chiesa rimanente è chiamata a custodire la purezza dell’evangelo e a vivere nell’attesa sobria e vigilante del ritorno di Cristo.

 

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