Dal Comando a Giosuè al Tempio Vivente: Fedeltà, Separazione e Attesa del Regno - Studio Parte 3 - n. 258

 -di Renzo Ronca  25-12-25  Prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/12/la-chiamata-ad-alzarsi-attraversare-e.html


 

«Sii forte e coraggioso»: presenza di Dio e purezza del tempio

L’invito rivolto da Dio a Giosuè è allo stesso tempo consolazione e comando, promessa e responsabilità. La stessa linea si prolunga nel Nuovo Testamento, dove la presenza di Dio non è più legata a un tempio di pietra, ma al tempio vivente che è il credente e la comunità dei riscattati in Cristo. La fedeltà richiesta a Giosuè viene così “approfondita” e interiorizzata, fino a diventare santificazione continua nel cuore.

 

1. Giosuè 1:9: forza, coraggio e presenza

«Non te l'ho io comandato? Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il SIGNORE, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai».

  • «Sii forte» – ebraico ḥāzaq (חָזַק) Il verbo indica l’idea di “essere saldo, essere reso forte, consolidato”. Non si tratta solo di forza naturale, ma di una forza “rinforzata” da Dio stesso. È la stabilità interiore che nasce dal sapere che il SIGNORE ha parlato e rimane fedele a ciò che ha promesso.
  • «Coraggioso» – ebraico ’āmēṣ (אָמֵץ) Questo termine suggerisce “essere risoluto, essere fermo, mostrare audacia”. Non è imprudenza, ma la decisione di non tirarsi indietro quando la volontà di Dio è chiara.

Il comando viene ripetuto più volte (Giosuè 1:6, 7, 9), a indicare che la forza e il coraggio sono strettamente legati a un fattore: la consapevolezza che «il SIGNORE, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai». Il punto della forza non è tanto il carattere di Giosuè, ma la presenza di Dio.

Nota biblica laterale: la promessa della presenza di Dio con Giosuè richiama il tema dell’Emmanuele – “Dio con noi” – che trova il suo compimento supremo in Gesù Cristo, «Dio con noi» nel senso pieno e definitivo.

 

2. Dal tempio di pietra al tempio vivente (2 Corinzi 6)

Paolo riprende la stessa logica di fondo: Dio che chiama, promette la sua presenza e chiede una risposta di santità.

«Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c'è tra la giustizia e l'iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? [...] Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come disse Dio: “Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Perciò uscite di mezzo a loro e separatevene”, dice il Signore, “e non toccate nulla d'impuro; e io vi accoglierò. E sarò per voi come un padre e voi sarete come figli e figlie”, dice il Signore onnipotente».

  • «Non vi mettete sotto un giogo» – greco heterozygéō (ἑτεροζυγέω) Il verbo richiama l’immagine dei due animali uniti sotto lo stesso giogo (Deuteronomio 22:10). Qui indica un legame vincolante, una unione profonda che orienta il cammino. Paolo ammonisce a non entrare in rapporti vincolanti con chi resta “infedele” a Dio.
  • «Tempio» – greco naós (ναός) Naós non indica solo l’area del tempio in generale, ma il santuario, il luogo più interno e santo. Quando Paolo dice: «Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente», afferma che il luogo della presenza di Dio non è più il tempio di Gerusalemme, ma il popolo dei credenti in Cristo, e in modo personale ogni credente in cui dimora lo Spirito Santo.

Questo è per noi il passaggio decisivo: ciò che in Giosuè era legato allo spazio sacro (la terra promessa, l’arca, il tabernacolo, poi il tempio) nel Nuovo Testamento diventa una realtà interiore. Il cuore del credente, rinnovato in Cristo, è il luogo in cui Dio «abita e cammina».

 

3. Lo Spirito Santo che dimora: la legge nel cuore di carne

Il tempio vivente è tale perché Dio vi abita tramite lo Spirito Santo.

  • Dimorare – greco enoikéō (ἐνοικέω) Il verbo indica “abitare stabilmente, fare la propria casa in”. Lo Spirito Santo non visita soltanto, ma prende dimora nel credente. Questa dimora è promessa a chi si accosta al Padre nel nome di Cristo e riceve la nuova nascita.
  • La legge nel cuore – dall’esteriorità all’interiorità La promessa profetica di un “cuore di carne” al posto del “cuore di pietra” (Ezechiele 36:26-27) annuncia questa realtà: la legge di Dio non è più solo esterna, scolpita su tavole di pietra, ma scritta nel cuore tramite l’opera dello Spirito Santo. L’ebraico lēv (לֵב), “cuore”, indica il centro della persona, dei pensieri, delle decisioni.

In questo senso, il “non deviare” dal libro della legge (Giosuè 1:7-8) si approfondisce nel credente in Cristo come santificazione continua. Il termine greco hagiasmós (ἁγιασμός) designa un processo: essere messi da parte per Dio e trasformati progressivamente alla sua immagine. Questa santificazione è alimentata dalla comunione personale con Dio in preghiera, come vediamo nei salmi di Davide, dove il cuore si apre, si pente, si affida, si riorienta alla volontà di Dio.

 

4. Unità del popolo e preparazione al combattimento

Giosuè non entra nella terra promessa da solo: con lui vi sono le “truppe scelte”, le tribù che passano il Giordano pronte a combattere. La forza e il coraggio richiesti non sono solo individuali, ma comunitari: è il popolo che deve restare unito, concentrato sulla chiamata di Dio, senza dividersi, senza distrarsi, senza contaminarsi con gli usi delle nazioni circostanti.

Questo ha un parallelo forte con la Chiesa di Gesù: anche oggi il popolo di Dio è chiamato a non perdere l’unità spirituale, fondata sulla verità della Parola e sulla guida dello Spirito Santo. Una comunità che diventa tempio vivente non può mescolare facilmente il sacro con il profano, la luce con le tenebre, pur mantenendo un atteggiamento di rispetto e bontà verso tutte le persone.

 

5. Il vero nemico: la radice satanica e la triade contraffatta

Nel libro di Giosuè il nemico appare esterno: i popoli di Canaan, le città fortificate, i giganti. Nel cammino della rivelazione, la Scrittura mostra sempre più chiaramente che dietro l’opposizione al piano di Dio c’è una radice più profonda: la realtà satanica. Dopo la caduta in Eden, il cuore dell’uomo è segnato dal peccato e soggetto alle influenze del maligno.

Paolo parla in 2 Corinzi 6 di «Cristo» e «Beliar» (o Belial).

  • Belial – ebraico beliyya‘al (בְּלִיַּעַל) Il termine significa “senza valore, senza giogo, senza freno”, e diviene un nome per indicare il principio di ribellione contro Dio, fino a divenire un titolo per il maligno.

Nel quadro profetico del Nuovo Testamento, soprattutto nell’Apocalisse (rivelazione), appare una triade diabolica che cerca di imitare e falsificare la rivelazione del Dio trino (Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo):

  • il dragone (Satana),
  • la bestia (l’Anticristo),
  • il falso profeta.

Questa triade satanica tenterà di dominare il mondo, di sedurre le nazioni, di trascinare l’umanità verso la ribellione estrema a Dio, fin quasi verso la loro autodistruzione.

 

6. Il periodo della tribolazione e la duplice strategia divina

Secondo una lettura pretribolazionista che io condivido, coerente con l’idea che la Chiesa fedele a Gesù sia preservata dall’ira finale, il periodo della grande tribolazione sarà caratterizzato da una manifestazione progressivamente intensa e quasi sfacciata del potere satanico. In un certo senso, sarà il tempo in cui Satana e i suoi strumenti “usciranno allo scoperto”, pensando di aver conquistato una vittoria definitiva, dominando le strutture politiche, religiose ed economiche del mondo e conducendolo verso Armaghedon.

A questo quadro si aggiunge un elemento importante: la Scrittura lascia intravedere una duplice strategia divina, nella quale Dio, nella sua sovranità, permette che l’ingannatore venga ingannato da se stesso. Da una parte, Satana sarà convinto di essere sul punto di ottenere la vittoria finale, fino a spingere l’umanità verso un conflitto devastante, probabilmente globale, che la profezia identifica con Armaghedon. Dall’altra, proprio questa superbia lo porterà a rivelarsi in modo sempre più sfacciato, come accade ai grandi despoti della storia quando perdono il senso della realtà. La sua natura feroce, bestiale, superba e ribelle verso Dio diventerà evidente, e l’Anticristo – nel culmine della sua esaltazione – arriverà a proclamarsi salvatore, unto, liberatore, paragonandosi al Signore Gesù stesso come il messia atteso.

In questo processo, mentre Satana ‘inganna se stesso’, i fedeli rimanenti riconosceranno con chiarezza la manifestazione dell’Anticristo, perché la sua arroganza e la sua blasfemia renderanno impossibile confonderlo con il vero Cristo. La sua pretesa di divinità, la sua deturpazione della santità, la sua auto-esaltazione lo smaschereranno completamente.

In questa prospettiva, Dio preserverà la Chiesa fedele tramite il rapimento, togliendola dal quadro del giudizio imminente sul mondo ribelle. I credenti purificati e pronti non subiranno i giudizi descritti nell’Apocalisse. Resteranno sulla terra durante la tribolazione solo alcuni che, pur non avendo riconosciuto subito il vero Cristo, potranno rendersi conto più tardi – proprio attraverso la folle manifestazione dell’Anticristo – della verità del Vangelo. Questa minoranza, composta in gran parte da giudei, potrà essere salvata e, in modi che non conosciamo, aggiunta alla Chiesa già rapita (Apoc 7:14).

Sarà poi Cristo stesso, con l’esercito celeste, a intervenire per distruggere le potenze sataniche e instaurare il suo regno per un periodo esteso (il millennio). La vittoria non sarà il frutto dello sforzo umano, ma l’opera sovrana del Signore Gesù.

Per questo è essenziale comprendere bene la natura di questa lotta: i fedeli devono continuare a camminare in Dio senza paura, custodendo la propria comunione con Lui, mentre all’esterno sembrerà trionfare l’ingiustizia di chi pretende di costruire la pace attraverso le armi o le alleanze politiche. La fedeltà interiore sarà la vera forza del popolo di Dio, in attesa del ritorno del Signore.

 

7. La chiamata dei responsabili di oggi: forza, fedeltà e separazione

Applicando il comando a Giosuè ai giorni nostri, possiamo dire che ogni responsabile chiamato da Dio è invitato a essere forte e coraggioso in un senso nuovo e più profondo:

  • Fedele a tutti gli insegnamenti di Gesù: non selezionare ciò che è più piacevole o culturalmente accettabile, ma rimanere attento a tutto il consiglio di Dio, così come è spiegato dagli apostoli.
  • Attento alle profezie: le rivelazioni contenute nel Nuovo Testamento, in particolare nell’Apocalisse, non sono dettagli marginali ma parte integrante del progetto divino. Essere forti oggi significa non ignorare le profezie, ma leggerle con umiltà e timore di Dio.
  • Separazione dalle mescolanze: «Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi» non significa arroganza o disprezzo delle persone, ma rifiuto di entrare in comunioni spirituali e religiose ambigue, dove si mescolano culti, dottrine e pratiche che non sono in armonia con la Parola di Dio. I responsabili che sentono la chiamata del Signore non possono più seguire chiese o movimenti in cui sacro e profano si confondono, dove il Vangelo è annacquato o deformato.
  • Consapevolezza della natura del conflitto: come i giganti di Canaan spaventarono Israele di 40 anni prima del Giordano, così oggi le forze spirituali malvagie sembrano più grandi di noi. Sono “potenze superiori” dal punto di vista umano, non ce la faremmo mai da soli, ma sono già state vinte dalla croce da Cristo. La nostra battaglia lo sappiamo “non è contro carne e sangue, ma contro principati e potenze spirituali”. A vincere sarà il Signore, non le nostre capacità.

 

8. Tempio vivente, guerra spirituale e perseveranza

Giosuè 1:9 Non te l'ho io comandato? Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il SIGNORE, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai».

2 Cor 6:14 Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c'è tra la giustizia e l'iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? 15 E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c'è tra il fedele e l'infedele? 16 E che armonia c'è fra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come disse Dio: «Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. 17 Perciò uscite di mezzo a loro e separatevene», dice il Signore, «e non toccate nulla d'impuro; e io vi accoglierò. 18 E sarò per voi come un padre e voi sarete come figli e figlie», dice il Signore onnipotente


Il filo che unisce Giosuè 1:9 e 2 Corinzi 6 è chiaro e profondo:

  • In Giosuè, Dio chiama un uomo e un popolo a entrare nella terra promessa, comandando: «Sii forte e coraggioso [...] il SIGNORE, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai».
  • Nel Nuovo Testamento, lo stesso Dio chiama i credenti a essere il suo tempio vivente, separato dall’idolatria e dall’ingiustizia, promettendo: «Abiterò e camminerò in mezzo a loro [...] sarò per voi come un padre e voi sarete come figli e figlie».

Il tempio non è più una struttura esterna, ma il cuore del credente, rinnovato e reso dimora dello Spirito Santo. La legge non è più soltanto scritta su tavole, ma incisa nel cuore di carne. Il “non deviare” si traduce in una santificazione quotidiana, alimentata dalla preghiera personale, dal rapportarsi a Dio come faceva Davide nei salmi, dalla obbedienza umile all’intera rivelazione biblica.

La battaglia è reale, spirituale, più grande di noi. Ma il comandamento resta lo stesso: «Sii forte e coraggioso». Non perché siamo forti in noi stessi, ma perché il Dio vivente ha promesso di essere con noi, fino alla fine dell’età presente. Ai responsabili e a tutti i credenti è chiesta fedeltà, fermezza, lucidità nel discernere i tempi e nel spiegare la verità a chi ancora vuole ascoltare, in attesa del ritorno del Signore.

 

9. La parte che non attraversa il Giordano: simbolo della santificazione che sarà compiuta nel millennio

Giosuè 1:14a “Le vostre mogli, i vostri bambini e il vostro bestiame rimarranno nel paese che Mosè vi ha dato di qua dal Giordano…”

Nel passo di Giosuè, un dettaglio apparentemente secondario assume un valore tipologico di grande profondità: mentre gli uomini di Ruben, Gad e metà Manasse attraversano il Giordano per combattere insieme ai fratelli, mogli, figli e bestiame rimangono oltre il fiume, in attesa di una riunificazione futura. Questa separazione temporanea, che sul piano storico rispondeva a esigenze pratiche, sul piano simbolico apre una finestra sulla dinamica della redenzione e sulla santificazione che Dio porterà a compimento nel Regno millenario.

Le famiglie e il bestiame rappresentano ciò che appartiene pienamente al popolo di Dio, ma che non entra subito nella pienezza dell’eredità. È un’immagine che richiama la distinzione profetica tra la Chiesa rapita prima della grande tribolazione e coloro che, pur appartenendo al popolo di Dio, riconosceranno più tardi la verità del Messia, spesso attraverso il martirio. Come le famiglie transgiordane, essi non sono esclusi: sono semplicemente in attesa di essere riuniti nella piena manifestazione del Regno.

Il riferimento al bestiame non è marginale. La Scrittura mostra più volte che la creazione intera è coinvolta nel progetto di Dio. Paolo afferma che la creazione “geme” nell’attesa della redenzione (Romani 8:19-22). Isaia annuncia che nel Regno messianico “il lupo abiterà con l’agnello” e che la ferocia animale sarà trasformata in pace (Isaia 11:6-9). Persino a Ninive, Dio ricorda “molti animali”, includendoli nel suo sguardo misericordioso, e il re impone il digiuno anche a loro, come segno di un pentimento che coinvolge l’intera città. Tutto questo suggerisce che la creazione non è estranea alla santificazione finale, ma partecipe della restaurazione che Cristo porterà.

Così, le famiglie e il bestiame rimasti oltre il Giordano diventano una figura della santificazione che sarà compiuta nel millennio, quando il popolo di Dio sarà finalmente riunito e la creazione stessa sarà pacificata. La separazione temporanea lascia intravedere una promessa: ciò che oggi è incompleto, ciò che sembra rimanere indietro, ciò che ancora attende, sarà ricapitolato in Cristo nel tempo stabilito da Dio. La fedeltà dei guerrieri che attraversano il Giordano anticipa la fedeltà della Chiesa rapita; l’attesa delle famiglie prefigura la redenzione dei martiri della tribolazione e del residuo d’Israele; il bestiame richiama la creazione che sarà liberata dalla corruzione.

In questa prospettiva, il racconto di Giosuè non è solo memoria storica, ma profonda profezia: il popolo di Dio, in tutte le sue componenti, sarà santificato e riunito nel Regno del Messia, quando ogni cosa sarà posta sotto la signoria di Cristo.

 

Interpretazione tipologica [1] secondo studiosi protestanti

1. A.C. Gaebelein (dispensazionalista classico)

Gaebelein, commentando Numeri 32 e Giosuè 1, osserva che le tribù transgiordane rappresentano una parte del popolo di Dio che non entra subito nella piena eredità, pur appartenendo al popolo dell’alleanza. Egli non parla direttamente del millennio, ma afferma che:

  • queste tribù sono “un tipo di coloro che appartengono al popolo di Dio ma non godono immediatamente della pienezza della promessa”
  • la loro posizione “a metà” prefigura una distinzione futura nel modo in cui Dio radunerà il suo popolo.

Questa linea è compatibile con una lettura che vede una riunificazione futura, anche se Gaebelein non la collega esplicitamente al millennio.

2. Leslie M. Grant (commentatore evangelico)

Grant, nel suo commento a Numeri 32, sottolinea che:

  • le tribù di Ruben, Gad e Manasse “scelgono una eredità anticipata”
  • ma devono comunque combattere per l’eredità dei fratelli
  • e solo dopo “ritornano alle loro famiglie e ai loro beni”

Grant interpreta questo come una figura della fedeltà richiesta ai credenti, ma lascia aperta la possibilità che la “separazione temporanea” abbia valore simbolico.


Possibile sintesi teologica coerente con la nostra linea:

1. Le tribù transgiordane come figura di una “separazione temporanea”

  • I guerrieri attraversano il Giordano (figura della morte/risurrezione e dell’ingresso nell’eredità).
  • Le famiglie restano oltre il Giordano, in attesa della riunificazione.

2. Parallelismo con la Chiesa rapita e i martiri della tribolazione

  • La Chiesa rapita: come i guerrieri che entrano per primi nella terra promessa.
  • I martiri della tribolazione: come le famiglie che restano oltre il Giordano, ma che appartengono comunque al popolo e saranno riunite.

3. La riunificazione nel millennio

È teologicamente coerente affermare che:

  • la piena riunificazione del popolo di Dio avverrà nel regno millenario,
  • quando Cristo regnerà con:
    • la Chiesa rapita e glorificata
    • i martiri risorti della tribolazione (Apocalisse 20:4)
    • il residuo d’Israele convertito

Questa è una conclusione compatibile con la struttura profetica del Nuovo Testamento.



[1] Che cosa significa “lettura tipologica”

La lettura tipologica è un modo classico, sobrio e rispettato di leggere la Scrittura, molto usato dagli interpreti evangelici che desiderano cogliere l’unità della rivelazione senza scivolare nell’allegoria arbitraria.

È un metodo che riconosce che Dio agisce nella storia attraverso “figure” (tipi) che anticipano realtà più piene rivelate in Cristo e nella redenzione finale.

1. Definizione essenziale

Tipologia = riconoscere che persone, eventi o istituzioni dell’Antico Testamento sono anticipazioni reali, radicate nella storia, di realtà compiute nel Nuovo Testamento.

·         Tipo (dal greco týpos, “impronta, modello, figura”)

·         Antitipo (dal greco antítupos, “corrispondente, compimento”)

Esempi classici:

·         Adamo come “figura” di Cristo (Romani 5)

·         L’agnello pasquale come figura del sacrificio di Cristo

·         Il passaggio del Mar Rosso come figura della liberazione definitiva

2. Come si distingue dalla lettura allegorica

La tipologia non inventa significati nascosti. Si basa su:

·         eventi storici reali

·         connessioni interne alla Bibbia

·         continuità della rivelazione

·         conferme esplicite del Nuovo Testamento (quando presenti)

L’allegoria, invece, tende a:

·         staccarsi dalla storia

·         attribuire significati simbolici non fondati nel testo

·         creare parallelismi arbitrari

Per questo gli interpreti evangelici dicono “senza forzare l’allegoria”.

3. Perché molti evangelici la applicano alla storia di Israele

Perché vedono in Israele:

·         un popolo reale, con una storia reale

·         che però anticipa, in modo non sostitutivo,

o    la redenzione in Cristo

o    il popolo di Dio rinnovato

o    il compimento escatologico

Esempi tipologici sobri:

·         l’Esodo come modello della liberazione finale

·         il deserto come figura del cammino della fede

·         il ritorno dall’esilio come anticipazione della restaurazione finale

·         il Giordano come passaggio verso una nuova fase della vita del popolo (tema che stiamo sviluppando nel nostro studio)

 

(Continua in https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/12/ricostruire-le-porte-interiori.html


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