La Chiamata ad Alzarsi, Attraversare e Governare - Giosuè 1:2-9 – Studio Parte 2 – n. 256

 -di Renzo Ronca  24-12-25  Prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/12/il-passaggio-decisivo-preparato-da-dio.html


 Giosuè 1:2 «Mosè, mio servo, è morto. Àlzati dunque, attraversa questo Giordano, tu con tutto questo popolo, per entrare nel paese che io do ai figli d'Israele. 3 Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, io ve lo do, come ho detto a Mosè, 4 dal deserto e dal Libano che vedi là sino al gran fiume, il fiume Eufrate, tutto il paese degli Ittiti sino al mar Grande, verso occidente: quello sarà il vostro territorio. 5 Nessuno potrà resistere di fronte a te tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; io non ti lascerò e non ti abbandonerò. 6 Sii forte e coraggioso, perché tu metterai questo popolo in possesso del paese che giurai ai loro padri di dar loro. 7 Solo sii molto forte e coraggioso; abbi cura di mettere in pratica tutta la legge che Mosè, mio servo, ti ha data; non te ne sviare né a destra né a sinistra, affinché tu prosperi dovunque andrai. 8 Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai. 9 Non te l'ho io comandato? Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il SIGNORE, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai».

 

1. “Mosè, mio servo, è morto”: la ripetizione che apre un nuovo inizio

Il Signore ripete a Giosuè ciò che già sappiamo: “Mosè, mio servo, è morto”. Non è un ricordo affettuoso, né un omaggio alla persona. È una dichiarazione teologica: la stagione precedente è conclusa, e Dio sta aprendo un nuovo tempo. La ripetizione serve a fissare nel cuore di Giosuè che non può più guardare indietro. Il passato è giusto, necessario, prezioso, ma non è più vivo. Ora Dio parla per inaugurare un cammino nuovo.

 

2. Per i cristiani di oggi: un nuovo tempo che non ammette nostalgie legaliste

Per il credente di oggi, la frase “Mosè, mio servo, è morto” ha anche un significato spirituale più profondo. Mosè rappresenta non solo la persona, ma l’intero sistema dell’Antico Patto: una radice preziosa, una rivelazione necessaria, una pedagogia voluta da Dio per guidare il suo popolo nei primi passi della fede. Il decalogo rimane valido, perché esprime la volontà morale di Dio. Ma molti aspetti dell’Antico Testamento erano tutori (come dice Paolo), strumenti provvisori per condurre verso Cristo. Ora che la pienezza è venuta, quei tutori non possono più essere riproposti come modello di vita spirituale.

Il rimanente che sta per attraversare il Giordano non può portare con sé nostalgie legaliste, né forme di religiosità che appartengono a un’epoca passata. La nuova fase che Dio sta aprendo richiede chiarezza di culto, purezza di devozione, semplicità evangelica.

Per questo, nella Chiesa del rimanente non troveranno più spazio:

  • la preghiera ai morti,
  • la ricerca di intermediari diversi dal Signore Gesù,
  • la devozione agli angeli,
  • ogni forma di mediazione spirituale che non sia radicata in Cristo.

Non si tratta di giudicare altri, ma di riconoscere che il passaggio decisivo preparato da Dio richiede un ritorno alla centralità assoluta di Cristo, unico Mediatore, unica Via, unico Signore.

Il Giordano che il rimanente sta per attraversare non è solo un confine geografico o simbolico: è il confine tra una fede mista e una fede purificata, tra un culto ambiguo e un culto limpido, tra un cristianesimo appoggiato su tradizioni umane e un cristianesimo fondato sulla Parola e sullo Spirito.

 

3. “Àlzati dunque”: il verbo che inaugura la missione

Il comando “Àlzati” traduce l’ebraico qûm (קוּם), che significa “sorgi”, “mettiti in piedi per agire”. Non è un invito morale, ma un ordine operativo: alzati perché il tempo di Dio è arrivato.  Ogni passaggio decisivo nella Scrittura inizia con un “alzati”: Abramo, Elia, Giona, Paolo. Dio parla, l’uomo si alza, la storia cambia.

 

4. “Attraversa questo Giordano”: il confine che Dio indica

Il Giordano non è scelto da Giosuè. È Dio che dice: “questo Giordano”, indicando un confine preciso, non negoziabile, non rimandabile.

Il Giordano è il luogo dove:

  • finisce il deserto,
  • inizia la promessa,
  • si manifesta la fedeltà di Dio,
  • si richiede la fede del popolo.

Per il credente di oggi, il Giordano rappresenta il confine spirituale che Dio sta ponendo davanti alla sua Chiesa, un confine che non può più essere ignorato.

 

5. “Tu con tutto questo popolo”: la responsabilità condivisa

Dio non chiama Giosuè da solo. La missione è personale, ma non individualistica. La guida deve entrare, ma deve entrare con il popolo. La responsabilità spirituale non è mai un privilegio privato: è un peso condiviso, un cammino comunitario.

 

6. La terra promessa: dono e responsabilità

“Per entrare nel paese che io do ai figli d’Israele.” La terra è un dono, ma non è un regalo passivo. È un territorio da amministrare, custodire, governare. Come Adamo nel principio, anche Giosuè riceve un compito: governare secondo Dio, non secondo la propria forza. Il dono divino è sempre accompagnato da una responsabilità divina.

 

7. “Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà”: la fede che cammina

Il Signore promette: “Io ve lo do”. Ma aggiunge: “Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà”.  La promessa è reale, ma si attiva camminando. La fede non è statica: è un movimento che rende visibile ciò che Dio ha già stabilito.

 

8. Il territorio descritto: la visione ampia di Dio

Dio elenca i confini: deserto, Libano, Eufrate, paese degli Ittiti, mar Grande. Non è una lezione di geografia. È una dichiarazione di sovranità: Dio conosce perfettamente il territorio che affida. Il credente non entra mai in un luogo sconosciuto a Dio. Ciò che per noi è nuovo, per Lui è già preparato.

 

9. I confini come protezione: non andare oltre ciò che Dio ha stabilito

La descrizione dei confini non è solo promessa, ma anche limite. Dio indica ciò che è loro, e implicitamente ciò che non lo è. È un invito alla sobrietà spirituale: non andare oltre quanto Dio ha stabilito. Questo vale anche per i territori della fede: ci sono aspetti della natura di Dio, dell’eternità, della vita spirituale che restano velati non per privazione, ma per protezione. La realtà spirituale è una dimensione superiore, dove ciò che oggi chiamiamo “concreto” potrebbe assumere forme che ora non possiamo comprendere. Dio rivela ciò che possiamo portare. Il resto lo custodisce fino al tempo stabilito.

 

10. “Nessuno potrà resistere”: la protezione promessa

La promessa non è assenza di conflitti, ma vittoria garantita. “Come sono stato con Mosè, così sarò con te.” La continuità non è nella persona scelta, ma nella presenza di Dio. Il fondamento della missione non è la forza di Giosuè, ma la fedeltà del Signore.

 

11. “Sii forte e coraggioso”: il comando ripetuto

Il Signore ripete tre volte:

  • “Sii forte e coraggioso”
  • “Sii molto forte e coraggioso”
  • “Non ti spaventare e non ti sgomentare”

La ripetizione non indica debolezza di Giosuè, ma la grandezza del compito. Dio non incoraggia l’emotività, ma la fermezza spirituale.

 

12. La forza che viene da Dio: un comando che è anche una promessa

Ogni persona chiamata a un compito di responsabilità diventa, volente o nolente, un punto di riferimento. E quel “sii forte” significa due cose inseparabili:

1.     “Sono con te: non ti abbattere.” La forza non nasce dal carattere di Giosuè, ma dalla presenza del Signore.

2.     “Sii forte con Me.” La forza richiesta è la forza che Dio stesso comunica. Non è un eroismo umano, ma una partecipazione alla stabilità divina.

Per questo il Signore aggiunge: “Non deviare né a destra né a sinistra.” L’obbedienza non è un peso, ma il luogo in cui Dio conferma e sostiene.

La forza promessa scorre lungo il canale dell’obbedienza. Chi rimane nella Parola scopre che la forza di Dio diventa la sua forza.

 

13. La legge come fondamento della prosperità

“Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca… meditalo giorno e notte.” Il verbo “meditare” traduce hāgāh (הָגָה), “mormorare”, “ripetere a bassa voce”, “ruminare”.

La prosperità non nasce dal successo militare, ma dalla fedeltà alla Parola.

 

14. La presenza di Dio come garanzia finale

“Il Signore, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai.” È la stessa promessa fatta a Mosè. La missione inizia e termina con questa certezza: Dio è con te. Non c’è passaggio decisivo senza presenza divina.

 

(continua in https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/12/dal-comando-giosue-al-tempio-vivente.html )

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