Preparazione al Rapimento: Vivere nell’Attesa Fervente - Studio Parte 6 - n. 262
-di Renzo Ronca 29-12-25 Prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/12/il-cammino-continuo-del-cristiano-verso.html
Raccordo introduttivo
Nella riflessione precedente abbiamo
riconosciuto che la spirale ascendente della storia divina non conduce tutti
nello stesso modo. Il disegno di Dio, infatti, si articola in tre percorsi
distinti, che riguardano tre categorie di persone diverse: 1) chi sarà rapito e
trasformato “in un momento”, 2) chi attraverserà la tribolazione come testimone
della fede, e 3) chi entrerà nel millennio come suddito del Regno terreno di
Cristo.
Ognuno di questi percorsi richiede una
preparazione specifica, una comprensione sobria e una risposta personale. In
questa nuova sessione piuttosto essenziale senza lunghe disquisizioni, iniziamo dal primo cammino, quello che riguarda coloro
che vivono nell’attesa del rapimento, chiamati a una vigilanza quotidiana e a
una santificazione sincera davanti al Signore.
Un’attesa che trasforma il presente
«Nessuno sa né il giorno né l’ora»
(Matteo 24:36). Questa affermazione di Gesù, ripresa e approfondita da Paolo
nelle lettere ai Tessalonicesi, non è un ostacolo alla fede, ma una pedagogia
divina. Il termine greco harpazō (ἁρπάζω), tradotto “rapire”, indica
un’azione improvvisa, decisa, misericordiosa. Il rapimento non è un evento da
calcolare, ma una certezza da attendere.
Fin dai primi apostoli, il Signore ha
voluto che la Chiesa vivesse ogni giorno come se il rapimento potesse avvenire
“tra un minuto”. Questa attesa non è ansia, ma slancio spirituale. È
come camminare sull’acqua tempestosa, come Pietro: lo sguardo fisso su Gesù
impedisce di affondare nel mondo contorto e perverso. L’attesa diventa comunicazione
fervente, adorazione viva, preghiera profonda. È una tensione che non
logora, ma rafforza l’anima.
Una separazione netta dal ritorno
visibile di Cristo
Il rapimento, nella prospettiva
pretribolazionista, è distinto dal ritorno fisico di Gesù sulla Terra.
Paolo lo descrive come un incontro “nell’aria” (1 Tessalonicesi 4:17), mentre
il ritorno visibile sarà “sul monte degli Ulivi” (Zaccaria 14:4). Il rapimento
è per la Chiesa gradita a Dio; il ritorno è per il giudizio delle nazioni,
per l’eliminazione di ogni potere satanico, per l’instaurazione del Regno
millenario.
In quel Regno, il popolo di Dio
parteciperà a un governo reale, sotto la presenza visibile di Gesù Re.
Il termine ebraico melekh (מֶלֶךְ), “re”, indica non solo autorità, ma guida
educativa. I redenti educheranno i sopravvissuti della tribolazione,
persone vive ma ancora da istruire, affinché “nessuno dica più: Conosci il
Signore, perché tutti lo conosceranno” (Geremia 31:34).
Una scelta urgente e drammatica
La preparazione al rapimento riguarda tutti
coloro che si dicono cristiani, ma non tutti saranno rapiti. Il filtro non
è umano, ma divino. Le lettere alle sette chiese in Apocalisse (capitoli 2–3)
mostrano chiaramente che solo chi vive secondo la volontà del Signore sarà
accolto. La chiesa di Filadelfia riceve la promessa: «Io ti preserverò dall’ora
della prova» (Apocalisse 3:10). Laodicea, invece, viene avvertita: «Sto per
vomitarti dalla mia bocca» (Apocalisse 3:16).
Il culto ibrido, che mescola sacro e
profano, non prepara al rapimento. Chi prega una creatura anziché Dio, chi vive
una fede doppia, chi si rifugia in compromessi spirituali, non sarà rapito.
Gesù stesso ha detto: «Andate via da me, voi tutti operatori di iniquità; io
non vi ho mai conosciuti» (Matteo 7:23).
Lot come figura profetica: uscire
prima che sia troppo tardi
L’episodio di Lot è emblematico. Quando
si separò da Abramo (Genesi 13:10–13), scelse la terra di Sodoma per i pascoli,
pur sapendo che era abitata da gente perversa. Il termine ebraico raʿ (רַע),
“malvagio”, indica una condizione spirituale corrotta. Lot si trovava nel posto
sbagliato, ma Dio mandò i Suoi angeli (messaggeri) per salvarlo. Anche oggi, chi si trova in un posto cristianamente corrotto, potrà essere ancora liberato rapidamente se dà ascolto ai messaggi.
La salvezza non fu automatica: i generi
lo derisero, la moglie si voltò indietro, e furono distrutti. Solo chi uscì
fu salvato. Il testo dice: «Il Signore non distrusse Sodoma finché Lot non fu
uscito» (Genesi 19:22). Questo è un principio profetico: Dio non
interverrà con giudizio finché i Suoi non saranno messi al sicuro. Ma chi
indugia troppo, chi rimane dove Dio ha indicato il peccato, non avrà più tempo
per pentirsi.
Una preparazione che è anche
purificazione
Il tempo che rimane è breve. Per alcuni,
la preparazione sarà come un riposo speranzoso; per altri, sarà una lotta
interiore. Ma tutti, volenti o dolenti, si trovano ora nel tempo in cui devono scegliere. Il Giordano, come abbiamo visto, è una
soglia: o si è di qua, o si è di là. Il termine ebraico ʿābar (עָבַר),
“attraversare”, indica un passaggio decisivo.
Il rapimento sarà un atto miracoloso,
una trasformazione “in un batter d’occhio” (1 Corinzi 15:52). I corpi gloriosi,
simili a quello di Gesù risorto, saranno incorruttibili (aphthartos,
ἄφθαρτος) e celesti (epouranios, ἐπουράνιος). Ma solo chi è
pronto sarà trasformato.
Conclusione di questa sezione
La preparazione al rapimento non è una
teoria, ma una pratica quotidiana. Tale pratica è resa urgente perché la situazione nel mondo rapportata alle profezie, indica la vicinanza della giustizia di Dio. Quindi sempre di più è vivere come se il Signore fosse già
sulla soglia. È scegliere oggi, senza indugi, senza compromessi. È uscire da
Sodoma, attraversare il Giordano, e tenere lo sguardo fisso su Gesù.
(continua in https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/12/lot-e-la-sua-famiglia-come-specchio.html )
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