Annunciare La Parola Nella Sua Totalità - Riflessione in Pillole - Parte 1 - n. 290

di Renzo Ronca 17-1-26

 

Quando Paolo afferma di essere stato costituito servitore della Chiesa “per annunciare nella sua totalità la parola di Dio” (Colossesi 1:25), non descrive un compito parziale, né un ministero frammentato. Parla di una responsabilità che abbraccia l’intero consiglio divino, senza selezioni, senza riduzioni, senza preferenze tematiche. È lo stesso principio che altrove definisce come “tutto il consiglio di Dio” (Atti 20:27), un’espressione che richiama l’idea di un disegno completo, non di un insieme di versetti isolati.

Nel corso della storia cristiana, invece, ci si è spesso mossi nella direzione opposta: il fiume della rivelazione, anziché scorrere compatto verso l’oceano del compimento, si è diviso in molti rivoli. Ogni ramo ha insistito su un tratto, su un accento, su un dettaglio, fino a trasformarsi talvolta in un acquitrino dove l’acqua non scorre più. La Parola è diventata un insieme di frammenti, e non più un progetto unico che va dalla creazione alla nuova creazione. Eppure “tutta la tua parola è verità” (Salmo 119:160): non una parte, non un tema, non un versetto preferito, ma l’intero insieme.

Per questo è necessario recuperare un metodo diverso, più semplice e più fedele. Prima di tutto occorre avere davanti il disegno dell’intera Scrittura, come un grande puzzle già disposto sul tavolo. Ogni tessera è importante, ma nessuna ha senso da sola. Poi occorre tenere fisso lo sguardo su quel disegno generale, il piano di Dio che attraversa tutta la storia: la caduta, la promessa, la redenzione, il ritorno del Signore, la restaurazione finale. Infine, quando il Signore ci indica un passo da meditare, lo si prende e lo si accosta subito al quadro complessivo, chiedendo allo Spirito Santo di mostrarci dove si inserisce, quali linee continua, quali colori completa.

Nelle chiese spesso si lavora al contrario: si prende un versetto, lo si analizza, lo si confronta con uno o due altri, ma senza collocarlo nel grande disegno. Così si rischia di perdere la visione d’insieme, e la Parola diventa un insieme di temi, non un’unica storia che conduce a Cristo e al compimento finale.

Il nostro compito, invece, è ricomporre sinteticamente il quadro. Non ci sono molte possibilità di collocare una tessera: ce n’è una sola, quella voluta da Dio. E quando ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo, che ha ispirato ogni parola della Scrittura, Egli ci mostra le vicinanze, le connessioni, le linee che si incontrano. Il quadro diventa più nitido, e altri possono vederlo con chiarezza.

Annunciare la Parola “nella sua totalità” significa proprio questo: non aggiungere nulla, non togliere nulla, non isolare nulla. Significa lasciar parlare Dio nel suo insieme, perché solo l’insieme rivela la profondità del suo progetto. Il particolare lo rifinisce.


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